Assenze immotivate, 8 dipendenti devono risarcire la Regione
Sentenza della Corte dei conti sul Centro di formazione Condannati a rifondere le ore sottratte al lavoro
NUORO. Il processo che li vede imputati per truffa alla Regione Sardegna è appena iniziato in tribunale, ma la Corte dei conti ha già deciso il danno erariale che dovranno rifondere gli otto dipendenti del Centro di formazione professionale di via Ragazzi del ’99 accusati di assenze ingiustificate. La sezione Sardegna della corte ha infatti condannato Martino Corimbi, Graziella Biccone, Giovanni Soggiu, Giuseppe Tiddia, Francesca Fenu, Alessio Sanna, Francesco Bussu e Franco Ruiu a restituire alla Regione il corrispettivo economico delle ore sottratte al lavoro. Una somma non elevata: complessivamente dovranno pagare poco più di tremila euro, perché i giudici hanno preso in esame e quantificato il danno erariale soltanto di un breve periodo, dal settembre 2013 al marzo 2014, cioè quello in cui gli otto dipendenti venivano filmati da una telecamera installata dalla Guardia di finanza.
A far scattare l’inchiesta erano state le ripetute segnalazioni di alcuni colleghi degli otto dipendenti, esasperati dalle frequenti assenze durante l’orario di lavoro.
La Guardia di finanza aveva dunque aperto un’inchiesta e cominciato a monitorare le entrate e le uscite dal Centro di formazione, esaminando con cura i dati forniti dal lettore dei badge all’ingresso dell’ufficio. Al termine dell’indagine, la Guardia di finanza aveva trasmetto gli atti alla procura della Repubblica, che aveva poi chiesto il rinvio a giudizio degli otto dipendenti, e all’erario regionale per la quantificazione dei danni.
Nelle indagini era emerso che era prassi diffusa, almeno da parte di alcuni degli otto dipendenti, arrivare al lavoro, timbrare il cartellino e risalire nell’auto che era parcheggiata ancora con il motore acceso di fronte all’ingresso del Centro di formazione. E farvi rientro dopo una buona mezz’ora, ben oltre dunque i quindici minuti consentiti dalle direttive della Regione per la pausa caffè (e comunque oggetto di recupero entro tempi stabiliti). Le uscite si ripetevano poi nel corso della giornata, spesso senza l’utilizzo del badge, dunque senza che nulla attestasse i movimenti durante l’orario di lavoro.
I dipendenti in linea generale avevano sostenuto dicendo che le uscite erano legate a esigenze lavorative, ma i fatti sembrano dimostrare il contrario. Gli uomini della Guardia di finanza infatti avevano verificato gli spostamenti non autorizzati, attraverso pedinamenti e riprese video (dal 30 settembre 2013 al 14 marzo 2014), raffrontando poi gli esiti con i tabulati delle presenze acquisiti dalla Regione Sardegna. Avevano così appurato la mancata rilevazione delle uscite e dei rientri in corrispondenza dei periodi di allontanamento filmati dalle videocamere nascoste. Alcuni dipendenti si erano giustificati sostenendo che alcune pratiche li portavano a lasciare il luogo di lavoro e recarsi sul posto, e come questa fosse una prassi comune. Non è così per la Corte dei conti che ha condannato Corimbi a rifondere 695 euro, Biccone 280, Soggiu 993, Sanna 347, Tiddia 250, Ruiu 74, Bussu 209, Fenu 541. Si tratta dell’equivalente economico delle ore in cui sono mancati nei sei mesi di “osservazione”. Gli otto dipendenti dovranno inoltre suddividersi il pagamento delle spese processuali, che ammontano a 2200 euro. (p.me.)
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