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Nuoro

Chimica verde, divisi sul rilancio del Nuorese

di Francesco Pirisi
Chimica verde, divisi sul rilancio del Nuorese

La Cgil punta ancora sul Pet: «Clivati è pronto a tenere vivo il progetto» Ma la Cisl conferma il cambio di rotta e scommette sull’industria sostenibile

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NUORO. Chimica verde o tradizionale. Questo è il dilemma, sospeso sopra le idee non univoche del sindacato territoriale per il rilancio del polo produttivo di Ottana. La prima è l’opzione della Cisl, confermata dal segretario Michele Fele nel recente congresso confederale. La Cgil insiste sul polimero di sintesi chimica (il Pet, la plastica per contenitori di alimenti), la cui produzione nella media valle del Tirso è stata bloccata un paio di anni fa e i 100 operai collocati in cassintegrazione. La serrata è arrivata un po’ come l’ultimo respiro industriale di tutto un territorio, che nel polo chimico ha potuto contare su salario e diversificazione produttiva, anche se al costo di un inquinamento in dosi industriali, è il caso di dire. Salvatore Pinna, al secondo mandato alla guida della Camera confederale del lavoro, ritiene che il discorso sia da riprendere, con buone prospettive. Tanto che da due anni è in piedi un’interlocuzione con il titolare di Ottana Polimeri, Paolo Clivati e la Regione, per la ripresa della produzione.

Il perché è presto detto: «In Italia c’è una richiesta di circa 800mila tonnellate ogni anno, che oggi per la gran parte sono importate da altri paesi dell’Europa e dall’estremo Oriente. Ottana è l’unica fabbrica nazionale e può ritagliarsi una fetta del mercato, anche oltre le 150mila tonnellate registrate negli ultimi anni di produzione». Questo l’argomento più importante per orientare nella stessa direzione Uil e Cisl. Con i dubbi insiti nella posizione del collega Fele, a cui Pinna dice: «La scelta della Cisl credo sia in questo caso sbagliata. Certo la rispetto, come faccio davanti a tutte le argomentazioni, anche quando sono diverse dalla mia e del mio sindacato. Oggi tuttavia la gravità della crisi non ci consente di camminare divisi».

Per questo il passaggio immediatamente successivo del segretario nuorese della Cgil tende a tenere connesso il canale della comunicazione: «La nostra opzione per il Pet è supportata dal fatto che a Ottana sono presenti degli impianti moderni e maestranze dotate di professionalità. Ciò non esclude la chimica verde. Anzi, può essere una seconda linea produttiva. La ricerca va fatta, in quella direzione, ma a fabbrica aperta». Rispetto al passato, la novità è il discorso di filiera. L’azienda di Ottana nei piani ipotizzati dovrebbe iniziare il percorso industriale già dalla materia prima, il paraxilene, prodotto dagli impianti Versailes di Sarroch, oggi fermi dopo il disimpegno dell’Eni. La ripresa appunto sotto la direzione di Clivati, presente in Sardegna con il socio thailandese, Indorama. Il segretario Pinna garantisce anche sull’impegno dell’imprenditore: «Con Clivati siamo in contatto e ci ha ribadito la volontà di mantenere vivo il progetto. Tra le condizioni quello del potenziamento delle infrastrutture, sia viarie, sia telematiche, e l’energia a basso costo». L’imprenditore venuto da Milano risponde all’appello, o comunque sarebbe di nuovo della partita, nonostante le notizie che oggi lo danno impegnato in altre intraprese industriali. A far propendere verso la ripresa proprio le notizie sull’approvvigionamento energetico del sito. Nel 2021 dovrebbe essere una realtà il gas metano anche in Sardegna, l’unica regione italiana rimasta a secco. «Un’operazione felice, quella della giunta Pigliaru, che rappresenterà un punto di svolta per l’economia isolana», ci tiene a sottolineare il dirigente della Cgil. Nell’attesa non è da escludere il ritorno alla carica con il governo nazionale di imprenditore e sindacati per riottenere il regime dell’essenzialità in capo alla centrale della media valle del Tirso (oggi alimentata con olio combustibile), così che l’energia immessa sarebbe pagata a un prezzo maggiorato dalla società elettrica Terna, con indubbio vantaggi del titolare, che è sempre Clivati. L’altra parte del piano economico provinciale sulla quale Pinna crede si possa scommettere è costituita da una miriade di iniziative distribuite nel territorio, dove c’è l’agro-zootecnia, l’artigianato, il commercio, la piccola industria, la cultura. Altre attività dello stesso tenore sono dentro il piano di rilancio del Nuorese, finanziato dalla Regione, con 55 milioni presi dai fondi europei. Pinna lo vede come «l’opportunità di una svolta».

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