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Nuoro

Omicidio Sale, la difesa al contrattacco

Omicidio Sale, la difesa al contrattacco

L’imputato Fabio Useli è comparso in Corte d’Assise. È accusato di aver ucciso il suo compaesano nel 2008 a Dorgali

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NUORO. Nel 2008 un terribile omicidio scuote la pace di Dorgali: un ragazzo di 20 anni, Sebastiano Sale, viene barbaramente ucciso, la sera del 18 gennaio, in un bar del paese da due killer col volto coperto da un passamontagna. I sicari entrano nel locale all’improvviso, si fanno largo tra la folla e sparano contro il ragazzo che tenta, inutilmente, di nascondersi dietro il bancone. Sebastiano Sale muore sotto una gragnuola di colpi: almeno 9 i colpi di fucile e pistola che lo prendono in pieno al basso ventre. Ieri, a nove anni dall’omicidio, davanti alla Corte d’Assise del tribunale di Nuoro è comparso, come unico imputato, Fabio Useli, compaesano della vittima. Per lui l’accusa è pesantissima: omicidio volontario. Il suo rinvio a giudizio è stato deciso qualche mese fa dal gup del tribunale di Nuoro Sara Perlo, quasi a sorpresa. Pochi giorni dopo l’omicidio, infatti, tre giovani del paese, tra i quali Useli, erano stati iscritti nel registro degli indagati, ma nel 2011 l’inchiesta fu archiviata. Poi la procura di Nuoro decise di riaprire le indagini, ma solo a carico di Fabio Useli.

Ieri l’imputato era in aula. Accanto ai suoi legali, i difensori Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti, ha assistito impassibile all’udienza. E ha guardato negli occhi anche i familiari della vittima, che si sono costituiti parte civile tramite l’avvocato Basilio Brodu.

«Questo è un processo o una scommessa?», ha protestato l’avvocato Ramazzotti dopo la richiesta da parte del pubblico ministero Manuela Porcu di una super-perizia necessaria per stabilire la compatibilità delle polveri da sparo rinvenute sulla vittima con quelle trovate sul lato destro del volto dell’imputato che era stato sottoposto a una prova stub pochi giorni dopo l’omicidio. «Questa richiesta ha carattere pioritario rispetto a tutte le altre, incluse le liste testimoniali», ha sottolineato il pm. Il problema, infatti, è che due precedenti consulenze erano giunte a risultati opposti: in un primo incidente probatorio l’esperto aveva ritenuto che non ci fossero tracce di polvere da sparo su Fabio Useli. Un secondo incidente probatorio, invece, aveva detto il contrario: non solo c’erano polveri da sparo sul viso dell’imputato ma queste erano compatibili con quelle presenti sul corpo della vittima. Ora la palla passa a un terzo perito che dovrà dire la parola definitiva. E sarà intorno ai risultati di questa perizia che, con tutta probabilità, si giocherà il processo.

Già ieri la difesa ha affilato le armi. «Si tratta di un nuovo accertamento irrepetibile, ci opponiamo». Invece la Corte ha ammesso la prova rinviando all’udienza del 16 maggio per il conferimento dell’incarico al nuovo perito.

«È incredibile, sembra il gioco dell’oca, siamo di nuovo alla casella di partenza», ha detto l’avvocato Ramazzotti. Ci vorrà tempo per conquistare la casella d’arrivo. (g.z.)

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