Omicidio di Lula, sentiti gli ultimi testimoni
Il processo in Corte d’assise per il delitto di Angelo Maria Piras: il 25 maggio comincia la discussione
LULA. Sentiti gli ultimi testi del processo in Corte d’assise per l’omicidio di Angelo Maria Piras, l’allevatore 40enne di Lula ucciso a fucilate nelle campagne del paese e del quale sono imputati il fratello Nico e la moglie Alice Flore. Ieri si è assistito a un’udienza tecnica nel corso della quale il perito dell’Innova, Giordano Chimera, ha risposto alle domande del pm Andrea Ghironi e degli avvocati della difesa, i legali Mario Lai e Angelo Manconi, in merito alla richiesta di determinare il margine di errore in metri, della posizione dell’auto dell’imputata rilevata tramite dispositivo di localizzazione installato nell’auto, nel periodo temporale compreso tra le 8,14 e le 8,17 e in particolare dal minuto 1’04” al minuto 1’14” del progressivo 4060 delle intercettazioni del 25 gennaio 2015. Stando all’accusa, infatti, l’auto di Alice Flore in quell’arco temporale si trovava davanti al casolare in via Garibaldi, dove i carabinieri avevano trovato le scarpe che Nico Piras avrebbe indossato al momento dell’omicidio del fratello. «La tecnologia di localizzazione del sistema Gps ha una precisione che dipende dal numero di satelliti agganciati e dalla potenza del segnale ricevuto dagli stessi – ha presso l’esperto – Nel caso specifico il dispositivo Gps ha agganciato 10 satelliti, raggiungendo quindi un valore ottimale per ottenere la massima precisione delle posizioni rilevate che si attesta su un margine di errore di 5 metri. In particolare nell’intervallo di tempo indicato sono state acquisite tre posizioni. Alle 8, 16’ 23” la velocità del mezzo registrata dall’accelerometro è di zero chilometri orari. L’auto in quel momento era ferma». Durante il controesame l’avvocato Lai si è soffermato su alcuni punti della relazione del consulente del tribunale, in particolare su aspetti riguardanti la morfologia del territorio di Lula che potrebbero aver causato il cosiddetto effetto “canyoning” per via della presenza del Montalbo sul rilevamento dei dati. Domande definite «nocive» dall’avvocato di parte civile, Giovanni Colli, che ha sottolineato come il perito abbia fatto riferimento a mappe attendibili e precise. Contro la perizia dell’Innova anche la relazione, poi depositata agli atti, del consulente della difesa, Walter Marcialis che ha sottolineato l’inattendibilità dei software usati per la raccolta e la lettura dei dati. «Era a nostra disposizione solo una parte dei dati rilevati dal software dell’Innova – ha detto Marcialis alla Corte – nè tantomeno i dati Nmea per poter analizzare i tracciati. Dal prospetto riportato nella relazione della ditta Innova si evince che il veicolo non si è mai fermato dinanzi al casolare diroccato ma il veicolo era in movimento. Dai dati offerti – ha aggiunto il consulente – non è però possibile accertare, al contrario, se l’orario riferito ed indicato sia quello satellitare o quello delle reti cellulari ma è possibile evidenziare delle anomali. È certo invece, che si è in presenza di due progressivi differenti, mentre dall’immagine fornita dall’Innova si ricava un solo tracciato». Infine, sentito un maresciallo del Ris che ha analizzato i video della palestra e di un’abitazione privata in via Gramsci, sul retro dell’abitazione degli imputati. «Ai fini investigativi – ha detto – non è stato rilevato nulla di importante. Tra le 4,30 e le 7,30 non è transitata nessuna persona a piedi mentre sono passate 20 auto».
Prossima udienza il 25 maggio per la discussione. (k.s.)
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