Da Roma alla Barbagia sulla via di San Francesco
Fabrizio Marini, non vedente, in pellegrinaggio con la compagna Martia «Il nostro non è un cammino religioso, ma il desiderio di partecipare era tanto»
NUORO. Da Roma fino al cuore della Barbagia: il cammino di un non vedente in viaggio verso San Francesco di Lula. Un pellegrinaggio si sa, può essere affrontato in tanti modi e per diversi motivi. C’è chi si prepara per tempo sia con lo spirito che con la mente, chi invece si fa travolgere dalle emozioni del momento. E poi c’è chi al santuario di San Francesco di Lula ci arriva curiosando su un blog di cucina che racconta la storia del Filindeu. Per Fabrizio Marini, 41enne romano, non vedente dalla nascita, la storia di quella pietanza, tanto rara quanto affascinate, servita due volte l’anno ai pellegrini in arrivo a Lula, è stata la scintilla che dalla capitale lo ha fatto giungere insieme alla sua compagna Martia Mayer fino a Nuoro. Trasportato dal fascino del Filindeu, e attratto ancor di più dal rito religioso in onore a San Francesco ieri notte Fabrizio si è incamminato insieme alle migliaia di viandanti lungo i sentieri immersi nella natura più profonda che da Nuoro portano fino al santuario di Lula.
Chi non vede si sofferma su dettagli che ad altri spesso sfuggono: gli odori, i sapori e la consistenza delle cose che si toccano lungo il tragitto. «Per un non vedente non è una cosa straordinaria viaggiare – spiega Fabrizio qualche ora prima della partenza –. Sono eccezionali invece la cultura e le tradizioni, religiose o meno, che in ogni paese scopro – aggiunge sorridendo –. E quando qualche mese fa sono incappato nella storia di questa straordinaria pietanza, il Filindeu, considerata la pasta più rara al mondo, non ho potuto resistere al fascino della sua storia, e insieme alla mia compagna abbiamo deciso di partire da Roma per fare il pellegrinaggio». Poche le informazioni sul cammino barbaricino, spiegano i fidanzati romani, tanti i dubbi e le perplessità che fino all’ultimo li hanno accompagnati e poi la decisione, netta e incontrovertibile. «Il desiderio di partecipare al cammino era davvero tanto – spiegano Fabrizio e Martia –, ma le pochissime informazioni più volte ci hanno fatto desistere – aggiungono –, fino a quando non ci siamo messi in contatto Stefano Flamini, il priore, che si ha spalancato le porte dell’accoglienza, nonostante il nostro non sia un cammino religioso, facendoci decidere di intraprendere il viaggio». In cammino verso gli ottant’anni e lungo il viaggio che dalla chiesa del Rosario porta fino al santuario costruito oltre 400 anni fa nelle campagne dell’agro di Lula, c’era anche uno dei pellegrini storici di San Francesco, Zigheddu Calledda, partito il 22 aprile da Cagliari, a piedi, per raggiungere il capoluogo barbaricino e unirsi ai fedeli diretti a Lula. «Anche quest’anno sono felice di rinnovare il mio voto a San Francesco – racconta Zigheddu –. Questa è la settantesima volta che faccio il pellegrinaggio, che si aggiunge ai 250 chilometri macinati per arrivare da Cagliari» aggiunge sorridendo Zigheddu. Chi invece del cammino verso il santuario di San Francesco di Lula ne ha fatto una questione di profonda gratitudine religiosa e devozione è Paolo Ladu, noto “cipolla”, giunto a quota 39 pellegrinaggi al santuario di Lula, la maggior parte di questi fatti a piedi nudi. «Ogni anno per me è un’emozione sempre diversa – racconta il pellegrino –. Il mio cammino è frutto di una promessa fatta quando avevo appena 13 anni a San Francesco, al quale ho chiesto di graziare mia madre in punto di morte. La grazia l’ha ricevuta e io da allora vado tutti gli anni, a ottobre e a maggio, a ringraziarlo. Dal 1987 ho deciso che il cammino l’avrei fatto scalzo».
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