Violenze su baby calciatore: condannato
Un lungo incubo iniziato quando la vittima era 12enne: inflitti otto anni in abbreviato a un dirigente sportivo nuorese
NUORO. Una storia orribile fatta di abusi su una giovanissima vittima. Soprusi ripetuti per diverso tempo su un bambino che, solo da “grande”, è riuscito a liberarsi di quel pesante macigno che per lungo tempo gli ha tolto il respiro e la spensieratezza dei suoi anni. Di cui, probabilmente, si porta ancora dentro sensazioni di tradimento e confusione, sentimenti di paura e colpa, senso di sporcizia.
Ieri mattina il giudice per le udienze preliminari del tribunale di Nuoro, Mauro Pusceddu, accogliendo le richieste del pubblico ministero Giorgio Bocciarelli, titolare dell’inchiesta, ha condannato a 8 anni con rito abbreviato, il dirigente di una squadra di calcio cittadina che qualche anno fa gravitava nel settore giovanile.
Violenza sessuale su minore e in modo reitarato, era la pesante accusa per l’uomo, insospettabile 47enne nuorese, difeso dall’avvocato Francesco Lai. La vittima, oggi ventenne, due anni fa ha deciso di denunciare il suo aguzzino. Ha prima parlato con quello che era stato il suo allenatore, poi ha bussato negli uffici della questura e, finalmente, ha svuotato il sacco. Con sofferenza, aiutato anche da uno psicologo, ha raccontato quando nel 2009, appena 12enne, si era iscritto a una scuola di calcio, sua grande passione.
È lì che ha avuto modo di conoscere il dirigente che dopo poco tempo avrebbe iniziato a rivolgergli attenzioni particolari fino ad indurlo, in più occasioni e per diversi anni, ad avere rapporti sessuali con lui.
Nessuno si sarebbe mai accorto di nulla: nè i suoi compagni di squadra nè l’allenatore.
Gli appuntamenti e gli incontri, infatti, si sarebbero verificati in zone appartate del monte Ortobene, fuori dalla città, lontano da occhi indiscreti. Mai approcci davanti agli altri, perché nessuno doveva sospettare nè tanto meno sapere. Lui, bambino, ormai era entrato in un vortice senza uscita. Non sapeva a chi rivolgersi, a chi chiedere aiuto. E avendo alle spalle una situazione familiare disagiata e di forte degrado, si sentiva ancora più solo.
Il dirigente sportivo pare lo aiutasse anche economicamente. Avrebbe pagato la sua vittima per ogni prestazione. Si sarebbe comprato tutto, con l’affetto, con i regali, con il denaro. Così questa squallida vicenda sarebbe andata avanti per cinque lunghi, infiniti anni.
Fino al 2015. Quando, una volta maggiorenne, cresciuto con l’inferno dentro, la vittima, non avendo più dubbi su cosa fosse giusto o sbagliato, ha deciso di presentare denuncia alla polizia.
È stato ascoltato con attenzione: nei suoi racconti nessuna contraddizione, ma solo i segni della sofferenza e del dolore interiore che lo hanno logorato per troppo tempo. Le indagini sono scattare subito e l’abitazione del dirigente sportivo perquisita. Gli inquirenti hanno raccolto a suo carico importanti e gravi indizi di colpevolezza che avevano portato il giudice per le indagini preliminare, su richiesta della Procura, a rinviarlo a giudizio. Poi insieme al legale di fiducia, l’avvocato Francesco Lai, l’imputato ha scelto il rito abbreviato. Ieri la fine del processo di primo grado davanti al gup, chiuso una con condanna a 8 anni.
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