Rapine alle guardie giurate, due arresti
Le aggressioni il 16 e il 31 ottobre: incastrati dalle telecamere e da alcuni testimoni. Aperta anche un’inchiesta per droga
NUORO. Le telecamere ne hanno ripreso l’andatura claudicante di uno, la testa pelata dell’altro, il sopralluogo del giorno prima che nei loro programmi sarebbe dovuto risultare invisibile o quasi, e invece, alla fine, è stato fissato non solo dal sistema di videosorveglianza, ma persino da alcuni testimoni, seppur involontari. Per gli agenti della squadra mobile, per il pm Manuela Porcu che ne ha chiesto l’arresto, e per il gip che lo ha disposto, non ci sono dubbi: tra i quattro rapinatori che lo scorso 16 ottobre e il 31 dello stesso mese, avevano aggredito due guardie giurate dell’istituto di vigilanza La Nuorese, e ne avevano sottratto una pistola semiautomatica per poi rivenderla il giorno dopo sul mercato clandestino, c’erano due nuoresi piuttosto noti alle banche dati delle forze dell’ordine: Paolo Mulas, 39 anni, e Costantino Puggioni, 47 anni.
Vicini di casa in viale Costituzione, entrambi residenti a pochi metri dallo scenario delle due rapine, entrambi, stando a quanto emerso dalle indagini e dall’ordinanza del gip, inchiodati da alcune testimonianze e dal sistema di videosorveglianza disposto nel cortile dell’ex Geometri Ciusa dall’istituto di vigilanza La Nuorese per sorvegliare meglio la scuola e proteggerla dai vandali.
Sono stati proprio quei filmati, dunque, a condurre gli agenti della squadra mobile sulle tracce dei due nuoresi finiti in carcere ieri mattina con le accuse di rapina, tentata rapina, lesioni e porto in luogo pubblico di arma comune da sparo, e per Mulas con l’accusa ulteriore di detenzione ai fini di spaccio di marijuana. «Dalle intercettazioni e dai risultati delle indagini – spiega, infatti, il dirigente della squadra mobile, Paolo Guiso – emerge, infatti, anche l’esistenza di un giro di spaccio. Intorno a Mulas giravano molti ninorenni, lui era un po’ il boss di questo giro». Sul versante droga e giovanissimi ha aperto un fascicolo d’inchiesta la Procura dei minori di Sassari. Ma il filone principale, in ogni caso, resta quello legato alle rapine delle armi. «Si tratta di rapine fatte su commissione – spiega ancora il dirigente della Mobile – ma l’unica pistola sottratta, nell’episodio dello scorso 16 ottobre, non è stata ritrovata perché è stata venduta nel mercato clandestino il giorno seguente alla rapina». Per quella prima rapina, come ricorda ancora Guiso, «è stata determinante la testimonianza di una donna che ha visto fuggire alcuni giovani verso le case popolari vicine al cortile del Ciusa». E poi, la vera svolta, si è registrata quando i filmati delle telecamere hanno ripreso in modo piuttosto chiaro le fattezze dei due già dal giorno precedente la rapina, quando fanno il sopralluogo nel cortile della scuola, tra le 17.35 e le 17.43. In quelle immagini, come si legge anche nell’ordinanza del gip Claudio Cozzella, si distinguono in modo chiaro un primo individuo «più alto e magro, con un paio di jeans scuri e una felpa scura con un cappuccio sulla testa». E il secondo, «di bassa statura, corpulento e leggermente curvo, con camminata zoppicante, calvo nella parte superiore della testa, e indossava una tuta con pantaloni scuri e strisce bianche sui lati e giacca più chiara con strisce bianche sui lati delle maniche». A far capire che i due filmati erano Puggioni e Mulas, poi, arriva quella che la polizia definisce “una fonte confidenziale”. Che rivela la presenza dei due la sera prima della rapina del 16 ottobre, nel cortile del Ciusa.
Così la polizia decide di perquisire le case dei due e trova alcuni indumenti che corrispondono a quelli ripresi dalla telecamere. Per giunta, uno dei due, ovvero Puggioni, una volta convocato in questura, si presenta con gli stessi indumenti che indossava al momento del sopralluogo. E il quadro dei gravi indizi, dunque, per la polizia e per il pm Manuela Porcu, è chiuso. Di qui la successiva richiesta al gip di emettere le misure cautelari. «Ci sono ancora indagini aperte sul versante dello spaccio di droga – aggiunge, in conclusione, il dirigente della squadra mobile – e per individuare il quarto uomo coinvolto nei due episodi di rapina. Il terzo, infatti, ha confessato ed è stato solo denunciato a piede libero».
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