Giudici di pace e onorari schierati contro la riforma del ministro
Stop alle udienze anche nel tribunale barbaricino per quattro settimane consecutive, fino all’11 giugno Daniela Muntoni (Vpo): «La nostra è diventata una figura necessaria. La politica corregga il decreto»
NUORO. È iniziato il 15 maggio lo sciopero dei giudici di pace contro lo schema di riforma della professione varato in esame preliminare dal Governo il 5 maggio scorso. In tutta Italia si asterranno dalle udienze per quattro settimane consecutive per dire no a «una riforma umiliante che altro non fa che schiavizzare la magistratura onoraria mettendo a rischio l’intero sistema giudiziario italiano». Accorpamento di uffici e funzioni di giudici, procuratori e vice procuratori onorari ma ancora una volta nessun riconoscimento dei diritti di chi è magistrato onorario da oltre vent’anni. Ieri la terza tappa della protesta (dopo Cagliari e Sassari) ha raggiunto il quarto piano del palazzo di giustizia barbaricino, dove sono stati analizzati i punti salienti della riforma Orlando che, come è stato più volte ribadito, «mirerebbe alla cancellazione della magistratura onoraria e di pace, moltiplicando ancora dio più la durata dei processi». «Qualche giorno fa è stato emanato lo schema del decreto attuativo della riforma che, non solo non rispetta i diritti fondamentali, ma crea un precariato di Stato, violando oltremodo tutti quelli che sono i principi del nostro ordinamento giuridico – ha detto Daniela Muntoni, vice procuratore onorario di Oristano – Non uno stipendio ma solo un’indennità di 600 euro mensili, senza congedi retribuiti per maternità o malattia, senza assicurazioni per infortuni nè trattamenti di fine rapporto. Chi lavora nelle procure e nei tribunali, si rende conto che la figura della magistratura onoraria non è più la figura nata nel ’98 che affiancava i togati, ma è diventata una procura necessaria perché il sistema giuridico è cambiato e il magistrato non è più in grado di riuscire a seguire tutti i processi e le cause che gli vengono assegnate. Così onorari e giudici di pace negli anni hanno acquisito una certa autonomia ricoprendo un carico di competenze sempre maggiore. Perciò oggi chiediamo che la parte politica corregga il decreto». Alle dichiarazioni della Muntoni, si sono aggiunte quelle di Salvatore Fois, giudice di pace a Nuoro. «Lo stato italiano non ha potuto fare a meno di noi – ha detto – . Lavoro qui da 21 anni e già in passato, come pretori e vice pretori, ci occupavamo di tutti i fascicoli che arrivavano in procura. La nostra posizione – ha aggiunto – sarebbe dovuta cambiare nel tempo, invece è rimasta tale e quale, per non dire che è peggiorata. Avevamo un’aspettativa e la risposta alla nostra attesa e alle dignitose richieste è giunta con questo nuovo decreto legislativo che, oltre a non riconoscere il ruolo che svolgiamo, ci impone di portare avanti questa attività. Così alla mancanza di tutela previdenziale si aggiunge la mancanza di garanzie retributive. Ora prenderemo 16mila euro lordi l’anno pagandoci i contributi previdenziali. E nonostante tutto, ci viene detto che dal 2021 saremo depositari di maggiori competenze».
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