La Nuova Sardegna

Nuoro

Seicento pazienti: «Serve un centro per i Parkinsoniani» 

di Francesco Pirisi
Seicento pazienti: «Serve un centro per i Parkinsoniani» 

La richiesta dei malati e dell’associazione dei familiari «È necessaria la nascita di una équipe multidisciplinare»

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NUORO. Tra i vuoti da colmare nella riorganizzazione sanitaria del San Francesco vi è la creazione del centro Parkinson. Lo chiedono i 600 pazienti colpiti dalla malattia in provincia di Nuoro e seguiti oggi dai medici del reparto di neurologia. Persone perlopiù ultrasessantenni, anche se non manca qualche malato ancora giovane, dove la degenerazione dei neuroni (le cellule nervose) determina tremore e difficoltà nei movimenti, così come nella parola. Le loro istanze sono affidate all’associazione provinciale, costituita dagli stessi pazienti e dai familiari. La presidente Maria Grazia Mortara, insegnante in pensione, con un passato di sofferenza in famiglia per il Parkinson, che oggi la spinge a lottare ancora: «Si deve arrivare in tempi rapidi a poter contare a Nuoro su un’équipe multidisciplinare che comprenda, oltre al neurologo specializzato nella patologia, il fisioterapista, lo psicologo, il logopedista, il nutrizionista.
Oggi di tutto ciò nel reparto è presente solo lo specialista, la dottoressa Valeria Saddi, anche se la dirigenza sanitaria continua a parlare di centro-Parkinson». Mortara elenca i disguidi che la carenza determina: «I malati sono costretti a fare la spola tra un ambulatorio e l’altro. Cosa complicata dal fatto che si tratta di persone con deficit di deambulazione». L’altro limite evidenziato dalla presidente dell’associazione è terapeutico: «Non c’è il necessario collegamento tra uno specialista e l’altro. Il neurologo non ti manderà mai dal logopedista o dal nutrizionista, eppure sono figure fondamentali per limitare la progressione della malattia. Tra loro delle volte non parlano proprio». Questioni che sono tornate al centro del confronto nella recente giornata mondiale del Parkinson, celebrata a Nuoro nella frescura della pineta di Ugolio. Tra gli ospiti anche i gruppi delle associazioni di Sassari e Carbonia, membri anch’essi della federazione nazionale. Della malattia c’è traccia già in uno scritto indiano di 5mila anni fa. James Parkinson, medico e farmacista di Londra, l’ha descritta nei sintomi nell’800. Effetti non ancora debellati. Così come le cause, che sono genetiche e tossiche. Si combatte per ora la progressione della forma morbosa, con il farmaco levodopa per ricreare tra i neuroni la dopamina fondamentale per il movimento del corpo. Le stimolazioni cerebrali profonde, sono l’altro fronte d’intervento. Ma si affaccia nel campo curativo anche un ultimo antidoto, quello dell’utilizzo a della cannabis, la droga ottenuta dalle foglie di canapa indiana. Il governo nazionale ne ha sdoganato l’uso, tanto che viene prodotta a Firenze dal laboratorio chimico-farmaceutico militare, con un trattamento che la libera degli elementi nocivi per l’organismo. A Nuoro e provincia dei malati di Parkinson l’hanno già utilizzata. La presidente dell’associazione, Mortara: «Chi l’ha sperimentata dice di averne tratto dei benefici sia nella riduzione del tremore, sia nel controllo dei movimenti. Non viene però passata dal sevizio sanitario nazionale e costa una botta di soldi».
L’utilizzo a scopi terapeutici (e ludici) è stato al centro la settimana passata di una mozione – alla fine respinta - in Consiglio regionale, con richiesta di legalizzazione della coltivazione. Soluzioni più del futuro, così come le terapie con ultrasuoni e antileucemici, fresche di sperimentazione. Nel presente anche il gruppo dei parkinsoniani nuoresi chiede ai dirigenti della Assl (Area socio sanitaria locale) maggiore impegno per le attività di riabilitazione, a iniziare dalla fisioterapia. Ambito d’intervento che riaccende la contestazione dell’associazione: «La struttura pubblica garantisce poco e niente. L’unica attività è la ginnastica dolce, ma è organizzata e pagata dal nostro sodalizio. I benefici sono evidenti: arrivano tristi e rientrano a casa sereni e soddisfatti – commenta Maria Grazia Mortara – Con la ginnastica è necessaria la musico-canto-terapia, gli esercizi di scrittura, di lettura, perché se non stimolate queste abilità vengono perdute. Ma ci vogliono soldi e noi da soli non ce la possiamo fare». L’ex Asl ha invece garantito il gruppo di mutuo-aiuto tra i familiari dei parkinsoniani, coordinato dalla psicologa Graziella Gusai. Ci si vede due, tre volte la settimana per scambiare esperienze e darsi un sostegno reciproco, anche morale: «Funziona, eccome», è il commento unanime dei membri dell’associazione. Tra le possibilità quella di sfogare anche pene e drammi, senza arrivare alla depressione, dietro l’angolo per malati e parenti, soprattutto se dovessero rimanere ancora aperte le risposte più importanti. Prima tra tutte il centro medico interdisciplinare, da aprire al San Francesco, alla stregua di quanto fatto in altri ospedali della penisola.

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