La Nuova Sardegna

Nuoro

Desulo, l’addio a tiu Cosomo Locce re degli “accargios”

di Giovanni Melis
Cosomo Locce, storico vaccaro di Desulo
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Cosomo Locce, storico vaccaro di Desulo

Riconosceva un bovino a centinaia di metri di distanza. Figura storica, era il custode dei segreti del Gennargentu

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DESULO. Radiografava un capo bovino a centinaia di metri. E non esisteva nessuna bestia che non riuscisse a catturare con sa soga e assoggettarla al suo volere. Dopo una vita dedicata alla montagna, tiu Cosomo Locce, uno degli storici “accargios” (vaccaro) se ne è andato in silenzio, come tanti vecchi montanari. Un male improvviso se l’è portato via due giorni fa. Era un personaggio tutto d’un pezzo, conosciutissimo dappertutto.

Nei gesti diceva più di tante parole, che pure gli piacevano: erano le mille narrazioni di un Gennargentu segreto che conoscevano in pochi. Una montagna di sacrifici, di amicizie vere che restavano per sempre.

Come quella con Annino Mele di Mamoiada, che sperava sempre di rincontrare. Non mancava mai nelle marchiature o nei raduni del bestiame per i controlli sanitari. La sua abilità è stata fotografata più volte, di recente anche dagli scatti di Michelangelo Zanda. Nei giorni scorsi, pur sofferente, era salito al vecchio “accile” assieme ai nipoti. Per un’ultima volta.

Appoggiandosi ad un bastone, con il suo passo austero, si è comunque dato da fare, dispensando consigli ai più giovani. Perché qualcosa la aveva imparata, in quasi un secolo nei pascoli brulli.

«Per lavorare in montagna – ripeteva tiu Cosomo – bisogna sempre stare appresso al bestiame. Non serve l’orologio. Quando si finisce si rientra in paese. Altrimenti si resta in campagna».

Viveva nella sua casa nuova nella via Lamarmora. Ogni giorno, col suo tipico incedere, percorreva il corso principale per dirigersi al bar di suo nipote Sandro. Lo si trovava lì, con gli occhiali inforcati a leggere il giornale.
Il saluto, con i suoi modi che apparivano bruschi ma che malcelavano gentilezza e ospitalità; impossibile andar via senza bere qualcosa con lui. Ieri il paese lo ha accompagnato nel suo ultimo viaggio. Come nei giorni scorsi ha fatto con Giuseppe Peddio noto Vovoi, altro “accargiu” passato a miglior vita, notissimo in paese per essere l’ultimo fabbricatore di sogas.


©RIPRODUZIONE RISERVATA

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