Lecci in pericolo in città: un insetto insidia gli alberi
di Stefania Vatieri
L’allarme lanciato dal movimento Liberu, che critica l’inerzia della giunta Soddu Un killer silenzioso sta aggredendo le piante e minaccia di arrivare all’Ortobene
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NUORO. La "peste dei lecci" fa strage di piante lungo le vie della città. Un silenzioso killer, conosciuto come Nidularia Pulvinata, sarebbe il responsabile della sofferenza e spesso anche dell'impietosa morte di questi storici e maestosi alberi che donano ombra e bellezza in alcune strade del capoluogo. A denunciare la grave situazione in cui versano da diversi mesi i grandi lecci lasciati morire nella totale indifferenza dell'amministrazione comunale è la sezione nuorese del movimento politico Liberu, che ieri mattina nel corso di una conferenza stampa ha annunciato l'intenzione di ricorrere a una petizione popolare con raccolta fondi per salvare le piante da morte certa. «I lecci fanno parte del patrimonio pubblico della città sia estetico che economico – hanno sottolineato Pier Franco Devias e Giuseppe Dedola, segretario nazionale e cittadino del movimento –. Nonostante sia un dovere dell'amministrazione comunale garantire la cura e la tutela del verde urbano è purtroppo sotto gli occhi di tutti il degrado e l'abbandono delle aree verdi cittadine che da anni sono lasciate al proprio destino. Il nostro obiettivo è quello di portare all'attenzione del palazzo civico la situazione, e qualora non ci fosse un intervento da parte loro siamo pronti a presentare una petizione popolare con raccolta fondi per tutelare il patrimonio di lecci in città».
Da via Deffenu a via Convento, fino a piazza Italia e viale Costituzione non c'è albero che sia stato risparmiato dal vorace insetto che in maniera subdola e grave succhia la linfa della pianta fino a portarla al completo deperimento. Ed è allarme rosso anche ai piedi del monte Ortobene, il polmone verde della città, dove sono state avvistate alcune piante malate infestate dalla Nidularia Pulvinata: la preoccupazione più grande infatti è che l'insetto riesca a invadere la montagna nuorese. Anche se, l'esperto entomologo e professore ordinario dell'Università di Agraria di Sassari, Pietro Luciano, esclude «che i lecci del Monte Ortobene possano essere attaccati perché vivono in un habitat favorevole che ne rende la corteccia dura e difficilmente aggredibile. A differenza invece delle piante cittadine che vivono in una condizione di forte stress».
È sufficiente dare uno sguardo alla base degli alberi per vedere i cumuli di foglie ormai secche infestate dal parassita. L'insetto infatti aggredisce prima i rami e il tronco, per arrivare poi alle foglie. Uno scenario desolante che purtroppo accomuna la maggior parte dei centri abitati dell'isola dove il pericoloso insetto ormai da tempo dilaga nell'indifferenza più totale, trovando terreno fertile per attaccare le piante stressate dalla carenza d'acqua e relegate in anguste aiuole che mettono a dura prova i secolari lecci. Correre ai ripari è possibile con soluzioni concrete e immediate che possano evitare la scomparsa di una delle piante tipiche del nostro territorio. «Si tratta di cure poco dispendiose – conclude Giuseppe Dedola – non nocive per le persone, come l'olio bianco o regolatori di crescita che intervengono sullo sviluppo degli insetti. Quello che serve è metterle in pratica».
Da via Deffenu a via Convento, fino a piazza Italia e viale Costituzione non c'è albero che sia stato risparmiato dal vorace insetto che in maniera subdola e grave succhia la linfa della pianta fino a portarla al completo deperimento. Ed è allarme rosso anche ai piedi del monte Ortobene, il polmone verde della città, dove sono state avvistate alcune piante malate infestate dalla Nidularia Pulvinata: la preoccupazione più grande infatti è che l'insetto riesca a invadere la montagna nuorese. Anche se, l'esperto entomologo e professore ordinario dell'Università di Agraria di Sassari, Pietro Luciano, esclude «che i lecci del Monte Ortobene possano essere attaccati perché vivono in un habitat favorevole che ne rende la corteccia dura e difficilmente aggredibile. A differenza invece delle piante cittadine che vivono in una condizione di forte stress».
È sufficiente dare uno sguardo alla base degli alberi per vedere i cumuli di foglie ormai secche infestate dal parassita. L'insetto infatti aggredisce prima i rami e il tronco, per arrivare poi alle foglie. Uno scenario desolante che purtroppo accomuna la maggior parte dei centri abitati dell'isola dove il pericoloso insetto ormai da tempo dilaga nell'indifferenza più totale, trovando terreno fertile per attaccare le piante stressate dalla carenza d'acqua e relegate in anguste aiuole che mettono a dura prova i secolari lecci. Correre ai ripari è possibile con soluzioni concrete e immediate che possano evitare la scomparsa di una delle piante tipiche del nostro territorio. «Si tratta di cure poco dispendiose – conclude Giuseppe Dedola – non nocive per le persone, come l'olio bianco o regolatori di crescita che intervengono sullo sviluppo degli insetti. Quello che serve è metterle in pratica».
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