Omicidio Preti, la Procura chiede nuove analisi al Ris
di Valeria Gianoglio
La prossima settimana il via ai confronti nei laboratori scientifici dei carabinieri Verranno comparate ed esaminate impronte digitali, tracce di scarpe e Dna
3 MINUTI DI LETTURA
NUORO. Da un lato, la difesa che assolda una squadra di investigatori privati molto conosciuti nel settore. Dall’altro, la prossima settimana, nei laboratori del Ris di Cagliari, un nutrito elenco di analisi scientifiche che va sotto il nome di “accertamenti tecnici irripetibili” sollecitato dalla Procura di Nuoro. Controlli accurati sui reperti raccolti sulla scena del delitto avvenuto a Lu Fraili, lo scorso 11 giugno, dai quali il procuratore Andrea Garau e i carabinieri della compagnia di Siniscola che conducono le indagini sperano di ottenere le risposte che mancano per imprimere una svolta all’inchiesta. A tre settimane dal giallo di Lu Fraili – l’omicidio della giovane commessa biellese Erika Preti – l’indagine registra diverse novità e alcuni passi in avanti.
Da un lato, c’è la difesa la difesa di Dimitri Fricano – il fidanzato di Erika e finora unico indagato per omicidio volontario – che si muove in diverse direzioni. A cominciare dall’avvio delle indagini difensive affidate a uno studio investigativo piemontese molto conosciuto: è quello guidato dall’investigatore privato Nicola Santimone. A lui e alla sua squadra la difesa di Dimitri Fricano, rappresentata dagli avvocati Roberto Onida e Alessandra Guarini, ha affidato il compito delicato di scovare prove, indizi, testimonianze che possano dimostrare l’innocenza del giovane indagato.
E così, negli ultimi giorni, il team di investigatori privati sta passando in rassegna le carte che finora l’inchiesta ha prodotto e sta cercando di raccogliere vecchie e nuove testimonianze che possano aiutare i difensori del giovane biellese a dimostrare la sua innocenza. Stando a questa prima fase dell’indagine, il loro compito non si rivela affatto facile, ma la difesa resta comunque fiduciosa. E lo stesso Dimitri Fricano, del resto, anche a distanza di settimane dalla scoperta del delitto, non ha spostato di una virgola la versione che aveva fornito sin dai primi istanti agli inquirenti: «Siamo stati vittima di un rapinatore che è entrato in casa e ha colpito Erika», aveva detto e ha ripetuto fino a che gli investigatori lo hanno potuto sentire come “persona informata sui fatti”.
Il giovane biellese, sulla esatta dinamica dell’aggressione e del delitto, tuttavia, aveva spiegato di non ricordare molto altro, e di essere vittima di una sorta di black-out mentale. Gli inquirenti, evidentemente, non solo non gli hanno creduto ma lo ritengono, piuttosto, l’autore del delitto. Sin dal primo sopralluogo all’interno della villetta di Lu Fraili, del resto, non sono state trovate impronte o tracce di terzi, che non fossero Erika o Dimitri.
E anche nel corso del secondo sopralluogo compiuto dal Ris, a circa una settimana di distanza dal delitto, non erano saltati fuori altri elementi che suggerissero la presenza di un estraneo, quella domenica, dentro l’appartamento dove i due fidanzati si accingevano a preparare i panini per trascorrere una gita in gommone a Tavolara.
Poco prima di andare incontro alla morte, quando ancora certamente non poteva sapere del suo tragico destino, Erika Preti aveva mandato un messaggio alla mamma. Un breve saluto, come tanti altri, quando ancora non poteva sapere che sarebbe stato l’ultimo. Nella cucina del delitto, gli investigatori hanno raccolto diverse tracce: impronte digitali, impronte di scarpe, peli, capelli, sangue. Una mole di materiale biologico attorno al quale la Procura di Nuoro ha deciso in queste ore di fissare qualche punto fermo.
La prossima settimana, infatti, nei laboratori dei carabinieri del Ris di Cagliari, si svolgeranno quelli che vengono definiti “accertamenti tecnici irripetibili”. Il procuratore Andrea Garau ha posto diversi quesiti agli esperti della scientifica. A cominciare dalla richiesta di estrapolare tracce di Dna dalle impronte e tracce trovate sulla scena del delitto, per poi confrontarli con i campioni di Dna prelevati ai due ragazzi.
Da un lato, c’è la difesa la difesa di Dimitri Fricano – il fidanzato di Erika e finora unico indagato per omicidio volontario – che si muove in diverse direzioni. A cominciare dall’avvio delle indagini difensive affidate a uno studio investigativo piemontese molto conosciuto: è quello guidato dall’investigatore privato Nicola Santimone. A lui e alla sua squadra la difesa di Dimitri Fricano, rappresentata dagli avvocati Roberto Onida e Alessandra Guarini, ha affidato il compito delicato di scovare prove, indizi, testimonianze che possano dimostrare l’innocenza del giovane indagato.
E così, negli ultimi giorni, il team di investigatori privati sta passando in rassegna le carte che finora l’inchiesta ha prodotto e sta cercando di raccogliere vecchie e nuove testimonianze che possano aiutare i difensori del giovane biellese a dimostrare la sua innocenza. Stando a questa prima fase dell’indagine, il loro compito non si rivela affatto facile, ma la difesa resta comunque fiduciosa. E lo stesso Dimitri Fricano, del resto, anche a distanza di settimane dalla scoperta del delitto, non ha spostato di una virgola la versione che aveva fornito sin dai primi istanti agli inquirenti: «Siamo stati vittima di un rapinatore che è entrato in casa e ha colpito Erika», aveva detto e ha ripetuto fino a che gli investigatori lo hanno potuto sentire come “persona informata sui fatti”.
Il giovane biellese, sulla esatta dinamica dell’aggressione e del delitto, tuttavia, aveva spiegato di non ricordare molto altro, e di essere vittima di una sorta di black-out mentale. Gli inquirenti, evidentemente, non solo non gli hanno creduto ma lo ritengono, piuttosto, l’autore del delitto. Sin dal primo sopralluogo all’interno della villetta di Lu Fraili, del resto, non sono state trovate impronte o tracce di terzi, che non fossero Erika o Dimitri.
E anche nel corso del secondo sopralluogo compiuto dal Ris, a circa una settimana di distanza dal delitto, non erano saltati fuori altri elementi che suggerissero la presenza di un estraneo, quella domenica, dentro l’appartamento dove i due fidanzati si accingevano a preparare i panini per trascorrere una gita in gommone a Tavolara.
Poco prima di andare incontro alla morte, quando ancora certamente non poteva sapere del suo tragico destino, Erika Preti aveva mandato un messaggio alla mamma. Un breve saluto, come tanti altri, quando ancora non poteva sapere che sarebbe stato l’ultimo. Nella cucina del delitto, gli investigatori hanno raccolto diverse tracce: impronte digitali, impronte di scarpe, peli, capelli, sangue. Una mole di materiale biologico attorno al quale la Procura di Nuoro ha deciso in queste ore di fissare qualche punto fermo.
La prossima settimana, infatti, nei laboratori dei carabinieri del Ris di Cagliari, si svolgeranno quelli che vengono definiti “accertamenti tecnici irripetibili”. Il procuratore Andrea Garau ha posto diversi quesiti agli esperti della scientifica. A cominciare dalla richiesta di estrapolare tracce di Dna dalle impronte e tracce trovate sulla scena del delitto, per poi confrontarli con i campioni di Dna prelevati ai due ragazzi.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
