La Nuova Sardegna

Nuoro

«In agricoltura serve un cambiamento»

di Francesco Pirisi
«In agricoltura serve un cambiamento»

All’assemblea regionale della Copagri sollecitati interventi più concreti e mirati da parte della Regione

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NUORO. Le basse quotazioni del latte ovino e gli effetti della siccità sono tra i mali che scaldano l’assemblea regionale a Nuoro della Copagri, la confederazione dei produttori agricoli. L’incontro in una sala del Museo del costume piena zeppa di operatori, provenienti da diverse aree dell’isola. E c’è anche il presidente nazionale di Copagri Francesco Verrascina. Che non è arrivato per solennizzare alcunché. Piuttosto porta alla platea la sofferenza del settore, e dunque non solo di quello della Sardegna, nonostante l’agricoltura sia uno dei segni primari del made in Italy nel mondo. Lo dice aiutandosi con un dato generale: «Da più parti viene detto che il settore agricolo fattura 38 miliardi di euro. Soltanto che ci si dimentica di chiarire quanto di quei soldi vanno agli operatori».

Cambiamento. L’agricoltura vista da Verrascina è la stessa che descrivono all’inizio dell’assemblea i dirigenti sardi. Ignazio Cirronis, cagliaritano, presidente regionale: «Siamo in attesa di un cambiamento di atteggiamento nella politica della Regione nei confronti del settore». Le azioni immediate richieste. Una è tecnica, rivolta al ministero, per la sistemazione della piattaforma on line di Agea, dove transitano le domande dei premi del Psr (Piano di sviluppo rurale), che sinora non ha consentito di caricare i dati nella maniera più corretta.

Le azioni. Le altre sono indirizzate alla Regione: «Vanno pubblicati i bandi di filiera che consentono anche di aggregare gli operatori per la commercializzazione. Altra cosa, una politica di incentivazione a chi valorizza i marchi». Richieste nelle quali è sottintesa l’insoddisfazione attuale per la gestione del Psr (Piano di sviluppo rurale), che con un miliardo e 300 milioni di euro dovrebbe accompagnare i comparti dei campi sardi sino al 2020. Ci sono dentro gli aiuti finanziari (dal premio unico all’indennità compensativa, all’assegno per il benessere animale) descritti come la bombola di ossigeno per evitare l’asfissia.

Soldi. Rispetto alla gamma inserita nel Psr, per il settore zootecnico si è aggiunto nei mesi scorsi l’impegno della Regione a dare al comparto ovino 14 milioni di euro, in parte come aiuto De minimis, per un’altra quota sotto forma di acquisto di pecorino romano, da distribuire agli indigenti. A Nuoro vengono fatti i conti: alla fine dovrebbero spettare quattro centesimi per litro di latte. Soldi che per alcuni sono comunque un sostegno, per altri ancora un’elemosina.

La protesta. Il Movimento pastori, pronto a riportare la protesta in strada, ha già chiesto un’integrazione monetaria per il mangime: «Un quintale a capo, che alla fine costerebbe alla Regione l’un per cento del suo bilancio», spiega l’allevatore Roberto Congia. Il rappresentante dei “cobas” dei pastori arriva da Sanluri, terra di grandi produttori cerealicoli, le cui sorti economiche non sono migliori di quelle dell’allevamento. Il presidente sardo di Copagri, Cirronis, proprio a tal proposito rilancia il discorso sulla filiera, già dentro il Psr, «la sola in grado di dare un futuro economico alle granèlle». L’ansia del momento è per le piccole imprese, dove la siccità è andata ad aggravare gli scarsi esiti commerciali dei prodotti. Pietro Tandeddu, direttore regionale dell’associazione, parla di «una perdita di fatturato del 50 per cento in un paio di stagioni».

Situazione. I numeri più chiari sono quelli del comparto della pastorizia e delle quotazioni del pecorino romano: «Nel 2015 ogni chilo di formaggio esportato negli Usa ha garantito quasi 10 euro al chilogrammo. Il latte ha superato l’euro al litro. Oggi il pecorino è appena sopra i 4 euro e un litro di latte non raggiunge i 60 centesimi».

Urgenze. Questione che l’assemblea nuorese pone tra le urgenze, considerato che il 60 per cento della produzione delle greggi è trasformato nel Dop da grattugia. Lo snodo è sempre nei quantitativi che vengono immessi nel mercato, come ricorda Giampaolo Sanna, presidente provinciale: «La quota ideale è vicina ai 250mila quintali. Quando si sale nei numeri il prezzo cala». Per pianificare il sistema è nata l’organizzazione inter-professionale Olios, deputata a punire chi eccede nei quintali di “romano”: «Ma la sanzione, di 16 centesimi a chilo, è poca cosa per dissuadere qualcuno».

Gli interventi. Tra la denuncia dei problemi, s’incunea la richiesta di interventi infrastrutturali, per risorse idriche, viabilità ed elettrificazione. E, insieme, azioni di marketing.

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