La Nuova Sardegna

Nuoro

Sarà un pool di naturalisti a tutelare l’Ortobene

di Francesco Pirisi
Sarà un pool di naturalisti a tutelare l’Ortobene

Nominati i componenti del comitato scientifico della Zona di protezione speciale Sono esperti di tutela ambientale, geologi, docenti di produzioni zootecniche

4 MINUTI DI LETTURA





NUORO. La ricorrenza del Redentore ricade in un momento in cui sembrano aprirsi nuove vie di valorizzazione per il monte Ortobene, che ospita la grande statua del Cristo da 117 anni. Il maggiore progetto è legato alla definizione della Zps, la zona di protezione speciale. Lo strumento è emanazione dell’Unione Europea, che l’ha previsto nella direttiva Uccelli e confermato con la rete Natura 2000, per la conservazione delle biodiversità, dove trovano base e regole sia le Zps, sia i Sic, i siti d’interesse comunitario. Un progetto nato e pilotato dal Comune che procede, anche se non manca la diffidenza di chi lo vede come un gabbia per una località alla quale la città guarda come fonte di un nuovo benessere.

Gli esperti. L’ultimo atto è la nomina del comitato scientifico, chiamato a supportare l’ente di gestione. Cinque i componenti, tra esperti del ramo e professionisti delle scienze naturalistiche. I nomi: Domenico Ruiu, fotografo e studioso della fauna sarda; il collega Renato, Brotzu, esperto e docente di micologia. Con loro tre dottori specialisti di habitat naturali, per le azioni legate alla conservazione e utilizzo per scopi economici: Gianfranco Capra, tecnico nella conservazione dei suoli; Matteo Cara, laurea in Geografia, e attività di consulenza per l’Isre sul Piano paesaggistico regionale. Buon ultimo, Luca Belloi, che porta in dote gli studi accademici sulle produzioni zootecniche. Nomine che completano il quadro di governo della Zps. L’ente è in carica da alcuni mesi. Ne fa parte il comitato istituzionale, con compiti esecutivi, composto dal sindaco Andrea Soddu, dall’assessore dell’Ambiente, Giuliano Sanna, insieme ai dirigenti dell’assessorato, e dal presidente della commissione competente, Emilio Zola. Mentre un secondo organismo, con compiti consultivi, è costituito dai portatori d’interesse: associazioni di volontari, imprese, l’università, la Camera di commercio. Con loro funzionari dell’Ispettorato forestale e agenzia Forestas.

L’iter costitutivo. La zona di protezione speciale dell’Ortobene è diventata realtà negli anni scorsi quando la Regione ha dato il benestare al piano di gestione, presentato dall’amministrazione del sindaco Alessandro Bianchi. Strumento passato attraverso confronti e in municipio e convegni. Dalla bozza di partenza, durante i dieci anni di mandato di Mario Zidda (con assessore l’esponente dei Verdi, Tonino Deriu), alla sua definizione nel governo municipale immediatamente successivo. L’amministrazione ora in carica l’ha adottato. Come confermano le parole del sindaco Soddu, a giugno, nel momento dell’insediamento dell’ente gestore: «La Zps riunisce la conservazione, a iniziare dalla tutela delle specie di uccelli che nidificano sul nostro monte, alle attività turistiche e quindi economiche. Tutto ciò, secondo quanto previsto nel piano, che ha al suo interno la regolamentazione e la disciplina, così come la previsione di opere d’infrastrutturazione e criteri per l’iniziativa privata». Concetti comunicati con forza solo un paio di anni prima dall’ex assessore comunale dell’Ambiente, Luca Lapia, in una lettera ai cittadini: «La zona di protezione speciale stabilisce ciò che non si può fare nel territorio del monte, ma ancora prima indica le attività consentite». Parole sintomatiche di una svolta nella valorizzazione della località. Non convincenti per tutti però.

Tra coloro che hanno paventato tempi ancora di immobilismo e vincoli, nello scorso gennaio il dissenso dei dirigenti del gruppo “Salvaguardia Monte Ortobene”, col presidente Pietro Mureddu: «Gli amministratori civici non vogliono capire che con questo vincolo chiamato Zps non si potrà fare più niente o molto poco». La spia dei nuovi limiti per Mureddu e il suo vice Alberto Aretino nel fatto che il piano di gestione pubblicato nel sito del Comune mancasse delle otto pagine sulle prescrizioni (regole agronomiche e per l’albergo diffuso, per il trekking e i percorsi in mountain bike), quasi fosse il modo per tenerle lontane dalla vista di chi avrebbe potuto storcere il naso e diffidare del progetto.

Le opportunità. Timori che non albergano negli uffici di via Dante, in municipio. Perché vi è la certezza che l’attività turistica potrà decollare anche grazie alla Zps e se non bastasse con le previsioni di interventi e azioni contenute nel piano urbanistico comunale. La prima delle quali dovrebbe essere la possibilità per chi opera nel settore della ricettività e ristorazione di ammodernare gli edifici e aumentarne le stesse cubature nella misura necessaria alle attività originarie.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative