Deriu (Pd): giunta Soddu irresponsabile sulla Satta
Il consigliere polemico dopo le dichiarazioni del vice sindaco Sebastian Cocco «Temono lo scippo della Regione ma le chiedono di nominare il commissario»
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NUORO. «Noto ancora una volta che la giunta comunale non è in grado di assumersi le proprie responsabilità. Sul caso della biblioteca Satta dimostra di non avere credibilità». Roberto Deriu, consigliere regionale del Partito democratico, in precedenza assessore comunale alla Cultura e presidente della Provincia, non ha apprezzato la proposta del vice sindaco Sebastian Cocco sulla nomina da parte della Regione di un commissario che “traghetti” il consorzio per la pubblica lettura verso un nuovo assetto istituzionale e, si spera, un salvataggio definitivo.
Cosa contesta, consigliere?
«È un problema di coerenza, e dunque di credibilità. Prima la giunta ha gridato allo scippo della biblioteca da parte della Regione, che invece voleva salvarla. Poi, dopo le proteste, quando gli effetti della legge (la 2 del 2016, ndr) sulla Satta vengono sospesi, restituendo un ruolo forte al Comune, anziché dedicarsi alla riorganizzazione del consorzio, chiede che sia proprio la Regione a nominare un commissario? Insomma, il Comune dopo aver tanto protestato rinuncia a governare la biblioteca? Lo trovo assurdo».
La nomina di un commissario che approvi al più presto il bilancio è il prerequisito chiesto dall’assessore regionale alla Cultura, Giuseppe Dessena, perché la Regione possa procedere al riordino istituzionale. È solo un problema di mancato accordo sulle nomine o c’è di più?
«Qui non si parla di persone, si parla di regole. Soddu e Cocco hanno voluto un assetto nel quale il Comune e la Provincia sono i decisori, sono loro a doversi mettere d’accordo. Troppo facile non assumersi responsabilità e scaricare tutto sulla Regione. Non sono credibili».
Che soluzione ipotizza per un futuro istituzionale della biblioteca Satta che rispetti il ruolo del Comune?
«L’assessorato alla Cultura, e non io, guarda al modello Isre, se non addirittura dentro lo stesso istituto etnografico».
Forse Soddu e Cocco temomo che il Pd, che ha perso le elezioni comunali, non voglia separarsi dal governo di istituzioni chiave per la città. È accaduto per l’Isre e prima ancora con l’università: quando la giunta Soddu si è insediata ha trovato una fondazione con l’organigramma già disegnato, guidata dall’ex sindaco del Pd».
«È infatti hanno affondato la fondazione, sbagliando anche lì secondo me. Potevano cambiare le persone non uccidendo la fondazione. Fanno sempre lo stesso errore: non si assumono responsabilità. Ma vorrei tornare al discorso sulla biblioteca Satta...».
Vada pure avanti.
«Ecco, nell’ultima riunione pubblica sulla biblioteca ho trovato disarmanti le dichiarazioni dell’assessora al Bilancio, Raffaelina Denti. Sostiene che siccome il Comune è in crisi, e il bilancio è fortemente diminuito, allora tutte le partecipazioni dell’ente devono ridursi allo stesso modo. È quello che un tempo si sarebbe chiamato un atteggiamento ragionieristico. Lo trovo inaccettabile. Non solo perché parliamo di una biblioteca, cioè di un investimento sul futuro della città. Si tratta poi di ben poca cosa, un contributo di trecentomila euro l’anno, a fronte di un bilancio di decine di milioni. Il Comune dice di temere lo scippo della Regione, poi non riesce a versare al consorzio per la pubblica lettura neppure un terzo di quello per cui si era impegnato. Faccia una scelta, insomma». (p.me.)
Cosa contesta, consigliere?
«È un problema di coerenza, e dunque di credibilità. Prima la giunta ha gridato allo scippo della biblioteca da parte della Regione, che invece voleva salvarla. Poi, dopo le proteste, quando gli effetti della legge (la 2 del 2016, ndr) sulla Satta vengono sospesi, restituendo un ruolo forte al Comune, anziché dedicarsi alla riorganizzazione del consorzio, chiede che sia proprio la Regione a nominare un commissario? Insomma, il Comune dopo aver tanto protestato rinuncia a governare la biblioteca? Lo trovo assurdo».
La nomina di un commissario che approvi al più presto il bilancio è il prerequisito chiesto dall’assessore regionale alla Cultura, Giuseppe Dessena, perché la Regione possa procedere al riordino istituzionale. È solo un problema di mancato accordo sulle nomine o c’è di più?
«Qui non si parla di persone, si parla di regole. Soddu e Cocco hanno voluto un assetto nel quale il Comune e la Provincia sono i decisori, sono loro a doversi mettere d’accordo. Troppo facile non assumersi responsabilità e scaricare tutto sulla Regione. Non sono credibili».
Che soluzione ipotizza per un futuro istituzionale della biblioteca Satta che rispetti il ruolo del Comune?
«L’assessorato alla Cultura, e non io, guarda al modello Isre, se non addirittura dentro lo stesso istituto etnografico».
Forse Soddu e Cocco temomo che il Pd, che ha perso le elezioni comunali, non voglia separarsi dal governo di istituzioni chiave per la città. È accaduto per l’Isre e prima ancora con l’università: quando la giunta Soddu si è insediata ha trovato una fondazione con l’organigramma già disegnato, guidata dall’ex sindaco del Pd».
«È infatti hanno affondato la fondazione, sbagliando anche lì secondo me. Potevano cambiare le persone non uccidendo la fondazione. Fanno sempre lo stesso errore: non si assumono responsabilità. Ma vorrei tornare al discorso sulla biblioteca Satta...».
Vada pure avanti.
«Ecco, nell’ultima riunione pubblica sulla biblioteca ho trovato disarmanti le dichiarazioni dell’assessora al Bilancio, Raffaelina Denti. Sostiene che siccome il Comune è in crisi, e il bilancio è fortemente diminuito, allora tutte le partecipazioni dell’ente devono ridursi allo stesso modo. È quello che un tempo si sarebbe chiamato un atteggiamento ragionieristico. Lo trovo inaccettabile. Non solo perché parliamo di una biblioteca, cioè di un investimento sul futuro della città. Si tratta poi di ben poca cosa, un contributo di trecentomila euro l’anno, a fronte di un bilancio di decine di milioni. Il Comune dice di temere lo scippo della Regione, poi non riesce a versare al consorzio per la pubblica lettura neppure un terzo di quello per cui si era impegnato. Faccia una scelta, insomma». (p.me.)
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