«Senza bonifiche Ottana e il territorio moriranno»
di Federico Sedda
Appello della Cisl al presidente Francesco Pigliaru per le opere di risanamento «Bisogna fare squadra e cercare soluzioni alternative. Ormai la chimica è morta»
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OTTANA. «Il sito industriale di Ottana può avere un nuovo futuro solo se si fanno le bonifiche. In caso contrario il territorio è destinato a un impoverimento sociale ed economico sempre più drammatico». Lo sostiene la Cisl nuorese che, in una nota firmata dal segretario generale, Michele Fele e dalla segretaria provinciale della Femca-Cisl, Katy Contini, chiede una decisa presa di posizione della Regione, del presidente Francesco Pigliaru, e dei parlamentari sardi per porre rimedio a una situazione che vede Ottana tagliata fuori da qualsiasi intervento di risanamento ambientale.
«Le bonifiche – fanno sapere i due leader sindacali – devono puntare, come accade per altri siti nazionali quali Marghera e Gela, verso una modifica sostanziale anche degli assetti produttivi che devono essere votati all’innovazione, alla qualità e a un impatto meno aggressivo per l’ambiente e in grado di convivere con le capacità e le attitudini del territorio, in modo tale da renderlo appetibile a nuove realtà imprenditoriali».
Finora, però, Ottana è rimasta esclusa da qualsiasi tipo di intervento di risanamento ambientale.
«Sulle bonifiche – osserva la Cisl – non è stato investito neppure un euro da parte di chi è andato via. Occorre porre rimedio a questo ulteriore sopruso da parte del governo centrale che ha le sue radici nel mancato riconoscimento del territorio di Nuoro, Ottana, Tossilo e Pratosardo quale area di crisi complessa».
Le mancate bonifiche, secondo la Cisl, si aggiungono ai deficit storici e strutturali che hanno da sempre caratterizzato le zone interne dell’isola. «Le diseconomie che attanagliano la nostra terra e, in particolare, l’area industriale di Ottana – sottolineano nel documento i due sindacalisti – non sono figlie degli ultimi due anni, ma vengono da molto lontano». E qui la Cisl punta il dito contro la Regione che avrebbe «grosse responsabilità proprio sul mancato riconoscimento dell’area di crisi complessa». «È evidente – osservano Michele Fele e Katy Contini – che il Nuorese, in termini di prospettive e di rilancio, è considerato territorio di serie B agli occhi del governo nazionale e regionale».
Il sindacato assolve, invece, la Regione sarda da responsabilità politiche sulla chiusura di Ottana Polimeri.
«L’assessorato all’Industria – sostiene la Cisl – ha seguito la vertenza nel migliore dei modi con gli strumenti che aveva a disposizione, ma senza impresa e senza i progetti che la stessa avrebbe dovuto portare a termine difficilmente si poteva pretendere il tocco di bacchetta magica per risolvere la crisi».
Una crisi annunciata che, per il sindacato, poteva essere affrontata solo creando progetti alternativi alla chimica così come proposto negli ultimi due anni dalla stessa Cisl nuorese. Che ora si toglie qualche sassolino dalla scarpa.
«In troppi – si legge nella nota – hanno sottovalutato ciò che noi abbiamo denunciato, ma anziché fare squadra per cercare soluzioni alternative, si è preferito andare avanti con illusioni e pressioni che hanno fatto perdere tempo prezioso e ci hanno condotto al punto di non ritorno: i licenziamenti».
La Cisl, infine, auspica «un ritorno alla realtà che, purtroppo, non è più quella del sogno industriale tradizionale». Anche per i sindacati, insomma, la chimica di Ottana è davvero finita.
«Le bonifiche – fanno sapere i due leader sindacali – devono puntare, come accade per altri siti nazionali quali Marghera e Gela, verso una modifica sostanziale anche degli assetti produttivi che devono essere votati all’innovazione, alla qualità e a un impatto meno aggressivo per l’ambiente e in grado di convivere con le capacità e le attitudini del territorio, in modo tale da renderlo appetibile a nuove realtà imprenditoriali».
Finora, però, Ottana è rimasta esclusa da qualsiasi tipo di intervento di risanamento ambientale.
«Sulle bonifiche – osserva la Cisl – non è stato investito neppure un euro da parte di chi è andato via. Occorre porre rimedio a questo ulteriore sopruso da parte del governo centrale che ha le sue radici nel mancato riconoscimento del territorio di Nuoro, Ottana, Tossilo e Pratosardo quale area di crisi complessa».
Le mancate bonifiche, secondo la Cisl, si aggiungono ai deficit storici e strutturali che hanno da sempre caratterizzato le zone interne dell’isola. «Le diseconomie che attanagliano la nostra terra e, in particolare, l’area industriale di Ottana – sottolineano nel documento i due sindacalisti – non sono figlie degli ultimi due anni, ma vengono da molto lontano». E qui la Cisl punta il dito contro la Regione che avrebbe «grosse responsabilità proprio sul mancato riconoscimento dell’area di crisi complessa». «È evidente – osservano Michele Fele e Katy Contini – che il Nuorese, in termini di prospettive e di rilancio, è considerato territorio di serie B agli occhi del governo nazionale e regionale».
Il sindacato assolve, invece, la Regione sarda da responsabilità politiche sulla chiusura di Ottana Polimeri.
«L’assessorato all’Industria – sostiene la Cisl – ha seguito la vertenza nel migliore dei modi con gli strumenti che aveva a disposizione, ma senza impresa e senza i progetti che la stessa avrebbe dovuto portare a termine difficilmente si poteva pretendere il tocco di bacchetta magica per risolvere la crisi».
Una crisi annunciata che, per il sindacato, poteva essere affrontata solo creando progetti alternativi alla chimica così come proposto negli ultimi due anni dalla stessa Cisl nuorese. Che ora si toglie qualche sassolino dalla scarpa.
«In troppi – si legge nella nota – hanno sottovalutato ciò che noi abbiamo denunciato, ma anziché fare squadra per cercare soluzioni alternative, si è preferito andare avanti con illusioni e pressioni che hanno fatto perdere tempo prezioso e ci hanno condotto al punto di non ritorno: i licenziamenti».
La Cisl, infine, auspica «un ritorno alla realtà che, purtroppo, non è più quella del sogno industriale tradizionale». Anche per i sindacati, insomma, la chimica di Ottana è davvero finita.
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