La Nuova Sardegna

Nuoro

Esame pap-test, servizio bloccato

di Francesco Pirisi
Esame pap-test, servizio bloccato

La denuncia di una donna di Macomer: «Al San Francesco niente screening dei tumori all’utero»

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NUORO. Niente screening dei tumori all’utero perché al San Francesco mancano le strumentazioni necessarie per l’analisi di laboratorio. Lo denuncia C.S., 44 anni, di Macomer, dopo l’ennesimo rinvio comunicato dagli operatori della Assl per l’effettuazione dell’esame clinico, il cosiddetto pap-test. Durante un controllo nel 2014 alla donna macomerese sono state riscontrate lesioni alla cervice uterina, tanto da doversi sottoporre a delle “bruciature” della mucosa e insieme dover accorciare l’intervallo delle visite da due anni a sei mesi. «L’ultimo controllo l’ho fatto lo scorso gennaio e tra giugno e luglio avrei dovuto ripeterlo. Ma quando all’inizio dell’estate ho chiesto al centro screening di Nuoro di fissare la visita mi è stato risposto che il servizio era bloccato e di riprovare con una nuova telefonata a ottobre.

La causa era ed è legata all’interruzione dell’attività degli operatori incaricati per le analisi dei tessuti del pap-test nei laboratori di anatomia patologica dell’ospedale». A questo punto la pazienza e la serenità di C.S. hanno iniziato a cedere e oggi denuncia: «Come si può interrompere un servizio di tale rilievo e delicatezza? Quando nel principio di settembre mi è stato comunicato l’ennesimo rinvio, tra l’altro “sine die”, ho risposto: non va bene, voi giocate sulla pelle delle persone. Tra l’altro non posso neppure recarmi in un altro ospedale, perché a quel punto uscirei dal programma di screening». Disappunto e preoccupazione che crescono per la paziente, a mano a mano che passa il tempo: «Non si può stare sereni quando a tre anni dalla diagnosi il problema di salute non si è ancora risolto e ogni visita può essere determinate. Ma nella mia situazione ci sono altre donne». Con infezioni o lesioni alla cervice uterina. La causa è nel virus papilloma, di cui è conosciuta la presenza e diffusione. La sua azione in diversi casi regredisce, dopo la prima esplosione, mentre in altri avanza crea le lesioni, sino a poter generare il carcinoma uterino, con il pericolo di una contaminazione di altri organi e la necessità di un intervento. La prevenzione è la cura migliore, come confermano i dati sulla riduzione del numero delle donne affette dalla patologia dacché sono iniziati i controlli programmati. Tanto che la ex Asl di Nuoro da tempo ha avviato l’attività di screening, con controlli a intervalli di due o tre anni, nelle situazioni di normalità, che calano a sei mesi quando le analisi citogenetiche evidenziano anche la sola presenza di un’infezione. Percorso clinico che l’azienda nuorese ha suddiviso in 16 consultori del suo territorio. Tra cui l’ospedaletto di Macomer, dove sino a gennaio C.S. si è sottoposta al pap-test. Nonostante oggi il suo pensiero primo sia di tenere fissa l’attenzione sul proprio guaio di salute, non manca di andare più in là, per una considerazione generale: «Mi chiedo, che senso abbia fare i programmi per i controlli clinici, invitare, in questo caso, le donne a recarsi negli appositi ambulatori, se poi a un certo punto il tutto si blocca, perché l’ultimo anello della catena di prevenzione sanitaria dalla malattia non è attivo».

Oltre e più di una considerazione, è una domanda, sulla quale la signora macomerese chiede una risposta puntuale e azioni risolutive del problema.

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