Capitale della cultura Soru è con Soddu: «Una visione nuova»
di Francesco Pirisi
L’eurodeputato del Pd a un convegno nella biblioteca Satta «Politica comunitaria significa gestire gli ambiti sociali»
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NUORO. Il dossier per la candidatura della città a Capitale della Cultura nel 2020 è da poco al ministero e già partono i dibattiti. Il primo alla “Satta”, con l’eurodeputato del Pd, Renato Soru, accolto da tanti simpatizzanti della vecchia sinistra nuorese. Due ore di interventi e dibattito per dare forza alla convinzione che identità, ambiente e agroalimentare siano le carte su cui scommettere per rilanciare il territorio. A Nuoro per spiegare la fattibilità del progetto economico e sociale, anche il sindaco del comune toscano Gaiole in Chianti, Michele Piscini. Paese di 2.700 abitanti, dove ogni anno si svolge una ciclo-pedalata in abiti tradizionali tra gli sterrati del Chianti, con appassionati da tutto il mondo. Con lui il giornalista, esperto sul cibo tradizionale, Mauro Rosati, sostenitore dei distretti culturali come ambito dove sviluppare l’economia legata alla terra.
E poi il sindaco di Nuoro, Andrea Soddu. Massimo Mancini, direttore del progetto Nuoro capitale della Cultura 2020. La storica dell’arte, Giuliana Altea, l’ex rettore dell’università di Sassari, Attilio Mastino. Il presidente del Consorzio universitario di Nuoro, Fabrizio Mureddu. L’attore della compagnia Bocheteatro, Giovanni Carroni. Il presidente della Camera di Commercio, Agostino Cicalò. Ognuno col suo apporto di informazioni e anche sollecitazioni su cosa inserire in quel concetto di cultura che a Nuoro sembra riempire il tempo attuale e persino i sogni di amministratori civici, intellettuali. Di meno, ancora, di coloro che non sanno o non credono sulla possibilità di ottenerne un beneficio, uno strumento di sviluppo, anche perché in diversi casi il disagio e la difficoltà materiale chiedono interventi immediati. Soddu è tra quelli che scommette. Lo fa con la sua amministrazione e il progetto per le periferie, da 39 milioni di euro, finanziato dal Cipe: «Vogliamo ridisegnare la città sotto l’aspetto urbanistico, affinché ci sia integrazione anche in termini sociali e partecipazione alla vita comunitaria». Ribadisce all’uditorio i percorsi effettivi di questo programma: l’ambiente, lo sport, la cultura nella rete fatta dai siti e presiedi esistenti nella città. Tra le operazioni specifiche il cammino Antoniniano (attivo nel secondo secolo dopo Cristo tra Olbia e Cagliari) e una sede dell’università per stranieri. Progetto che riceve il plauso dello stesso europarlamentare originario di Sanluri: «Mi piace l’idea e la visione che ha Soddu della cultura come un lievito in grado di produrre un pane nuovo». Soru condivide il piano anche a nome dell’Unione Europea. Perché, dice, «la scelta della politica comunitaria non è più quella di finanziare impianti o strutture, ma la gestione degli ambiti sociali. Anzi – aggiunge senza preoccuparsi di colorire il frasario – se un assessore o qualche esponente politico viene e vi propone la realizzazione di un centro polivalente, dategli un calcio nel sedere». Visioni nuove in un percorso dove prima di tutto a mutare è il concetto di cultura. Tutti i partecipanti al dibattito assicurano di vedere come lo strumento per fare maturare la società. Via dunque gli stereotipi e le cristallizzazioni vecchie di qualche secolo.
C’è chi in questo senso assicura di avere già fatto dei passi. La professoressa Altea, presidente della fondazione “Nivola”, a Orani: «Quando sono arrivata il museo era considerato come un sacrario, ossia qualcosa di fisso e dunque immobile. Abbiamo adeguato l’esposizione dedicata a Nivola e avviato alcune rassegne d’arte. Tra questi due elementi c’è il quotidiano, con attività nel territorio, soprattutto di formazione artistica». Cicalò porta un’esperienza più recente, quella del distretto: «Il nostro lavoro è diretto a mettere in collegamento soggetti sinora slegati e divisi. L’operazione non è semplice». Problemi questi ultimi toccati con mano dallo stesso Massimo Mancini, arrivato a Nuoro nei mesi scorsi per coordinare la candidatura al concorso Capitale della cultura: «C’è stata una buona partecipazione, ma anche una certa diffidenza, alcune volte dettata da posizioni politiche diverse dai promotori del progetto».
E poi il sindaco di Nuoro, Andrea Soddu. Massimo Mancini, direttore del progetto Nuoro capitale della Cultura 2020. La storica dell’arte, Giuliana Altea, l’ex rettore dell’università di Sassari, Attilio Mastino. Il presidente del Consorzio universitario di Nuoro, Fabrizio Mureddu. L’attore della compagnia Bocheteatro, Giovanni Carroni. Il presidente della Camera di Commercio, Agostino Cicalò. Ognuno col suo apporto di informazioni e anche sollecitazioni su cosa inserire in quel concetto di cultura che a Nuoro sembra riempire il tempo attuale e persino i sogni di amministratori civici, intellettuali. Di meno, ancora, di coloro che non sanno o non credono sulla possibilità di ottenerne un beneficio, uno strumento di sviluppo, anche perché in diversi casi il disagio e la difficoltà materiale chiedono interventi immediati. Soddu è tra quelli che scommette. Lo fa con la sua amministrazione e il progetto per le periferie, da 39 milioni di euro, finanziato dal Cipe: «Vogliamo ridisegnare la città sotto l’aspetto urbanistico, affinché ci sia integrazione anche in termini sociali e partecipazione alla vita comunitaria». Ribadisce all’uditorio i percorsi effettivi di questo programma: l’ambiente, lo sport, la cultura nella rete fatta dai siti e presiedi esistenti nella città. Tra le operazioni specifiche il cammino Antoniniano (attivo nel secondo secolo dopo Cristo tra Olbia e Cagliari) e una sede dell’università per stranieri. Progetto che riceve il plauso dello stesso europarlamentare originario di Sanluri: «Mi piace l’idea e la visione che ha Soddu della cultura come un lievito in grado di produrre un pane nuovo». Soru condivide il piano anche a nome dell’Unione Europea. Perché, dice, «la scelta della politica comunitaria non è più quella di finanziare impianti o strutture, ma la gestione degli ambiti sociali. Anzi – aggiunge senza preoccuparsi di colorire il frasario – se un assessore o qualche esponente politico viene e vi propone la realizzazione di un centro polivalente, dategli un calcio nel sedere». Visioni nuove in un percorso dove prima di tutto a mutare è il concetto di cultura. Tutti i partecipanti al dibattito assicurano di vedere come lo strumento per fare maturare la società. Via dunque gli stereotipi e le cristallizzazioni vecchie di qualche secolo.
C’è chi in questo senso assicura di avere già fatto dei passi. La professoressa Altea, presidente della fondazione “Nivola”, a Orani: «Quando sono arrivata il museo era considerato come un sacrario, ossia qualcosa di fisso e dunque immobile. Abbiamo adeguato l’esposizione dedicata a Nivola e avviato alcune rassegne d’arte. Tra questi due elementi c’è il quotidiano, con attività nel territorio, soprattutto di formazione artistica». Cicalò porta un’esperienza più recente, quella del distretto: «Il nostro lavoro è diretto a mettere in collegamento soggetti sinora slegati e divisi. L’operazione non è semplice». Problemi questi ultimi toccati con mano dallo stesso Massimo Mancini, arrivato a Nuoro nei mesi scorsi per coordinare la candidatura al concorso Capitale della cultura: «C’è stata una buona partecipazione, ma anche una certa diffidenza, alcune volte dettata da posizioni politiche diverse dai promotori del progetto».
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