La Nuova Sardegna

Nuoro

Don Borrotzu: «Basta con la mentalità di odio e vendetta»

di Valeria Gianoglio
Don Borrotzu: «Basta con la mentalità di odio e vendetta»

L’omelia del sacerdote dopo l’omicidio di Luca Carboni «Al killer diciamo “Pentiti: hai fatto il peccato più grave”»

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INVIATO A ORANI. «Luca non tornerà, ma altri lo possono seguire. La vendetta non serve a chi non c’è più, basta con la mentalità sarda della violenza, delle uccisioni figlie della vendetta. Chiediamo al Signore che ci dia l’aiuto per vivere questo momento senza lasciarci travolgere dall’istinto. Luca, dall’alto, io credo che esorti al perdono, ad andare avanti»: l’invito alla pace lanciato da don Pietro Borrotzu, al funerale di Luca Carboni, l’operaio forestale di 46 anni ucciso martedì notte al termine di una serata in pizzeria, risuona alto tra le ampie navate della chiesa di Sant’Andrea, a Orani. È un appello sentito, che il sacerdote e attuale parroco della chiesa di Beata Maria Gabriella a Nuoro, pronuncia come celebrante, insieme al parroco don Riccardo Fenudi, nella chiesa principale di Orani. È oranese di nascita, don Borrotzu, e la famiglia Carboni la conosce bene, e forse anche per questo le sue parole durante l’omelia arrivano dritte al cuore degli oranesi.

Davanti al sacerdote, sotto il leggio, c’è la bara coperta da un cuscino di rose rosse, e un nastro con la scritta “Francesca”. E a poco distanza da quella scritta, seduta nel primo banco, stretta nel suo giubbottino nero e con il volto provato dal pianto, c’è la “Francesca” con la quale Luca Carboni era fidanzato da tempo: Francesca Catte, originaria di Oliena, ma da tempo trapiantata a Sassari dove svolge la professione di avvocato. Accanto a lei ci sono la mamma di Luca Carboni, Rosa, le due sorelle, e i due figli dell’operaio forestale: Gavino, di 25 anni, e Ivana, di 17.

Ed è proprio ai familiari più stretti, e agli amici di Luca Carboni, che si rivolge don Borrotzu dall’ambone. «Oggi – dice il sacerdote – e chissà per quanti giorni ancora, Orani si sentirà avvolto in una cappa di tristezza e angoscia. Come è possibile che una persona sia stata uccisa? Trascorreva una serata tranquilla in pizzeria, invece, mentre tentava di riprendere la sua auto per dirigersi verso casa, è stato freddato. Forse nessuno ha visto chi ha sparato, ma sbagliamo: uno l’ha visto ed è Dio, e il suo sguardo lo penetra e gli chiede “Dovè mio fratello?” Può essere che la giustizia del mondo non riesca a trovare il colpevole, l’autore del delitto, ma c’è un tribunale davanti al quale noi credenti sappiamo che ci dovremo presentare. E quel Dio chiederà conto all’uomo di tutte le sue azioni».

Ma nella sua predica, don Borrotzu, non dimentica neanche di lanciare un appello allo stesso killer. A quell’uomo incappucciato che martedì notte si è materializzato dall’ombra e ha esploso un solo colpo di fucile calibro 12 e ha raggiunto Luca Carboni alla nuca, spezzandogli per sempre la vita e i progetti.

«A quell’uomo – aggiunge il sacerdote – noi diciamo “Pentiti”, perché la tua mano ha versato sangue su questa terra e hai ucciso un figlio di Dio. Non c’è un peccato più grave di uccidere un uomo. La mamma di Luca, da ieri, piange continuamente e invoca suo figlio ricordando le cose belle che ha fatto per lei. Come uomini non abbiamo parole che la possano confortare, ma sappiamo che Luca ha aperto gli occhi verso un’altra dimensione. A noi spetta il richiamo del perdono. Perché la vendetta non risolve un bel niente, ma si ritorce contro chi la fa. Le persone intelligenti non si lasciano prendere dalla vendetta. Al momento in cui il sangue ribolle, deve seguire il ragionamento».

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