CARCERE DI badu ’e carros
Festa per il bicentenario della polizia penitenziaria
NUORO. Ieri mattina il pesante cancello del carcere di Badu’e carros si è aperto per le celebrazioni del bicentenario della fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria. Alla presenza delle massime...
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NUORO. Ieri mattina il pesante cancello del carcere di Badu’e carros si è aperto per le celebrazioni del bicentenario della fondazione del Corpo di Polizia Penitenziaria. Alla presenza delle massime autorità civili e militari la direttrice Patrizia Incollu, alla sua terza esperienza nell’istituto penitenziario nuorese, ha accolto gli ospiti ringraziandoli calorosamente per la presenza. La direttrice ha voluto rivolgere un saluto, prima di tutto gli agenti di polizia, e gli operatori, uomini e donne che quotidianamente, con passione, professionalità e dedizione portano avanti il loro lavoro. Quindi un grazie alle istituzioni locali «perché possano ancora mandare avanti quelle strategie finalizzate a considerare il carcere come parte integrante del territorio e incentivare l’inserimento».
Una realtà particolare e delicata quella che si vive all’interno delle mura di un carcere descritta ieri dal comandante di reparto della polizia penitenziaria, Francesco Dessì. «Spesso – ha detto il commissario capo – la vicenda criminale si ritiene conclusa con la condanna del reo, ma così non è, perché a questo punto inizia la fase dell’esecuzione della pena detentiva, che vede protagonista la polizia penitenziaria che deve coniugare il rispetto delle regole, con la rieducazione del condannato, compito difficile ma allo stesso tempo stimolante. Il carcere – ha aggiunto – non è la fine di tutto, prova ne sia che l’esecuzione delle pene trova i suoi principi fondanti nella carta costituzionale, dove si stabilisce che le “pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. A questo punto entra in gioco la polizia penitenziaria che – ha continuato il commissario – da un lato deve garantire ordine e sicurezza degli istituti, e dall’altro, unitamente agli altri operatori vedere l’uomo aldilà dei reati commessi. Un compito difficile che necessita di vocazione; un lavoro silenzioso e sottovalutato che però produce risultati di assoluto rilievo».
Poi i dati che il reparto di polizia penitenziaria di Nuoro con appena 20 unità ha portato a termine da gennaio 2016 a giugno 2017, assicurando: 420 ingressi e 270 uscite di detenuti; 4544 colloqui visivi tra detenuti e familiari; 10659 telefonate con familiari; 841 traduzioni effettuate nel territorio nazionale e 122 tramite aereo; 1165 sono stati i detenuti tradotti, di cui 832 dell’alta sicurezza 3 e 2; 7 sottoposti al regime ex articolo 41 bis. (k.s.)
Una realtà particolare e delicata quella che si vive all’interno delle mura di un carcere descritta ieri dal comandante di reparto della polizia penitenziaria, Francesco Dessì. «Spesso – ha detto il commissario capo – la vicenda criminale si ritiene conclusa con la condanna del reo, ma così non è, perché a questo punto inizia la fase dell’esecuzione della pena detentiva, che vede protagonista la polizia penitenziaria che deve coniugare il rispetto delle regole, con la rieducazione del condannato, compito difficile ma allo stesso tempo stimolante. Il carcere – ha aggiunto – non è la fine di tutto, prova ne sia che l’esecuzione delle pene trova i suoi principi fondanti nella carta costituzionale, dove si stabilisce che le “pene devono tendere alla rieducazione del condannato”. A questo punto entra in gioco la polizia penitenziaria che – ha continuato il commissario – da un lato deve garantire ordine e sicurezza degli istituti, e dall’altro, unitamente agli altri operatori vedere l’uomo aldilà dei reati commessi. Un compito difficile che necessita di vocazione; un lavoro silenzioso e sottovalutato che però produce risultati di assoluto rilievo».
Poi i dati che il reparto di polizia penitenziaria di Nuoro con appena 20 unità ha portato a termine da gennaio 2016 a giugno 2017, assicurando: 420 ingressi e 270 uscite di detenuti; 4544 colloqui visivi tra detenuti e familiari; 10659 telefonate con familiari; 841 traduzioni effettuate nel territorio nazionale e 122 tramite aereo; 1165 sono stati i detenuti tradotti, di cui 832 dell’alta sicurezza 3 e 2; 7 sottoposti al regime ex articolo 41 bis. (k.s.)
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