La Nuova Sardegna

Nuoro

Omicidio Carboni, l’ombra della faida

di Pier Luigi Piredda
Omicidio Carboni, l’ombra della faida

Collegamenti con la lunga scia di sangue di Oniferi, l’operaio era stato indagato per un agguato mortale a Castelsardo

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NUORO. La minacciosa ombra della faida di Oniferi si allunga sul delitto di Luca Carboni, 46 anni, l’operaio forestale assassinato con una fucilata alla testa sulla strada davanti a una pizzeria alla periferia di Orani.

Un assassino che arriva dal passato turbolento della vittima, che negli ultimi anni aveva inutilmente cercato di divincolarsi dai gangli che lo tenevano avvinto alla criminalità barbaricina. Ma il killer l’aveva già messo nel mirino e stava soltanto aspettando il momento migliore per colpire e svanire nel lugubre passato dal quale era emerso per una notte. La Mercedes bianca parcheggiata quasi di fronte alla pizzeria vicino a vicolo Santa Maria, alla periferia di Orani, è stato l’elemento fondamentale della trappola mortale: la certezza che Luca Carboni era lì e prima o poi sarebbe uscito. Era una notte senza luna: ideale per gli agguati. Il killer, silenzioso come un’ombra, è venuto fuori all’improvviso da quel vicolo buio accanto alla pizzeria e ha sparato una fucilata. A pallettoni. Una sola. Da distanza ravvicinata in modo che non potesse mancare il bersaglio. E poi è evaporato nel buio.

Un’esecuzione spietata e spettacolare che ha fatto ritornare gli investigatori indietro nel tempo. Ai tempi delle faide, in particolare di quella di Oniferi, dove la maggior parte dei delitti sono stati compiuti in piazza, in strada, vicino ai bar. Per mostrare a tutti, e in particolare ai nemici dell’altra fazione, la spavalderia.

Le indagini sul delitto di Luca Carboni sono molto difficili. Scavare nel suo passato è un lavoro di estrema delicatezza. Ma gli investigatori della squadra mobile di Nuoro sono convinti che il movente del delitto di Orani possa essere nascosto tra quelle carte mai archiviate, sistemate con cura all’interno di voluminosi faldoni allineati, in rigoroso ordine alfabetico, in enormi scaffali ricoperti di polvere. E lì, tra le pieghe di una delle tante inchieste sulla faida che ha insanguinato Oniferi per qualche decennio, potrebbe esserci qualcosa che non è mai finita.

Il legame tra Luca Carboni e Oniferi era stato molto forte. L’operaio forestale era stato sposato con una donna del paese e aveva una rapporto di amicizia molto forte con i cognati, componenti di una famiglia coinvolta nella faida. Luca Carboni era molto legato in particolare a Santino Brau, morto in un misterioso incidente stradale lungo la strada tra Bolotana e Ottana nel 2003. Guarda caso proprio la notte del 19 settembre. Lo stesso giorno dell’esecuzione di Luca Carboni. Soltanto una coincidenza, oppure un riferimento chiaro al movente?

Senza tralasciare un altro episodio rimasto insoluto, accaduto nel 2006: il delitto di Gian Luca Pischedda, 34 anni, un pastore di Mores che pascolava il bestiame in un’azienda agricola tra Sedini e Castelsardo. Il giovane era stato assassinato con quattro colpi di pistola e giustiziato con il colpo di grazia sparato a bruciapelo in faccia. Il nome di Luca Carboni, che era stato anche indagato per il delitto nel Sassarese , era emerso in un’inchiesta per un altro omicidio: quello di Cisco Chessa a Orune. Ma poi la sua posizione era stata archiviata.

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