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Nuoro

Saiu replica a Sanna: sul caso Testimonzos serve più chiarezza

di Paolo Merlini
Saiu replica a Sanna: sul caso Testimonzos serve più chiarezza

«Da parte mia non c’è nessun atteggiamento eversivo» Il consigliere aveva chiesto la sospensione dell’ordinanza

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NUORO. Il consigliere dell’opposizione Pierluigi Saiu rimanda al mittente l’accusa di fomentare la polemica sul caso Testimonzos. «Non mi piace che si facciano strumentalizzazioni politiche su una vicenda così delicata – aveva detto alla Nuova l’assessore all’Urbanistica Giuliano Sanna – Chiedere la sospensione dell’ordinanza è un atto eversivo, oltre che fuori dal mondo». Sanna si riferiva alle dichiarazioni di Saiu all’incontro convocato dopo il provvedimento amministrativo che acquisisce al patrimonio disponibile del Comune 93 lottizzazioni abusive (altre 200 ordinanze sono state già eseguite da anni e la situazione di chi abita in quelle aree non è mutata in attesa di un piano di risanamento). «Nella riunione – dice Saiu – mi sono limitato a chiedere chiarezza all’assessore Sanna e al dirigente dell’ufficio tecnico. L’amministrazione ha il dovere di non giocare con la vita dei cittadini. In aula c’erano numerosi lottisti preoccupati del proprio futuro che avevano bisogno di sentire risposte chiare e non evasive».

Dunque lei, a nome di questi cittadini, chiede la sospensione dell’ordinanza?

«Durante l’incontro, l’avvocato Palermo, che assiste i lottisti che hanno deciso di presentare ricorso al Tar, ha ribadito come l’amministrazione comunale abbia la possibilità di sospendere il provvedimento adottato».

Parliamo di una decisione della giunta o di un atto amministrativo del dirigente?

«Sarebbe una decisione politica, cioè un provvedimento di sospensione dell’ordinanza».

Glielo chiede perché l’assessore Sanna sostiene che non è possibile: la giunta non avrebbe alcun potere rispetto a un atto del genere. È come se, dice Sanna, un cittadino chiedesse a un amministratore di adoperarsi perché gli venisse cancellata una multa della polizia urbana. Non si può.

«Non è la stessa cosa, non stiamo parlando di una multa. E visto che le precedenti ordinanze sono state eseguite prima dell’adozione del Puc, io ho chiesto al dirigente presente in aula, così come ha fatto l’avvocato Palermo, se di fronte a quel provvedimento potesse esserci una possibilità di ripensamento da parte dell’amministrazione».

Nell’intervista Sanna ha spiegato come questo sia un provvedimento imposto dalla legge che ha avuto un iter preciso. E ricorda come altri duecento lottisti lo abbiano ricevuto da tempo senza che, nei fatti, la loro situazione abitativa sia mutata: continuano a essere possessori di case e terreni.

«Le molte domande scaturite nel dibattito confermano la necessità di chiarezza da parte dell’amministrazione. Io ho chiesto se il provvedimento potesse essere annullato, ma non ho avuto risposta. E non ho affatto avuto un comportamento eversivo, per usare le parole dell’assessore Sanna, che invito a evitare affermazioni e accuse così gravi. Credo però che la giunta debba assumersi le proprie responsabilità perché qui si ha a che fare con la vita dei cittadini. Dopo due anni è mezzo forse è arrivato il momento di dar loro spiegazioni».

Non ritiene che le responsabilità debbano assumersele in primo luogo i proprietari delle case di Testimonzos?

«Noi, dico maggioranza e opposizione, abbiamo un problema da risolvere. Possiamo continuare ad accusarci reciprocamente oppure adoperarci insieme per una soluzione. Abbiamo un Puc approvato nel 2015 che individua la strada dell’intervento coordinato. Però mi chiedo: fino a che punto si è cercato di perseguirla realmente?».

Ma non devono essere i privati a farlo in prima istanza, costituendosi in un consorzio che proponga un piano di riqualificazione?

«Ho partecipato ad alcune riunioni con lottisti e proprietari: moltissimi di loro non avevano chiara la soluzione adottata dal Puc. È un errore considerare la questione Testimonzos come un problema privato anche se di una somma di individui. Riportare alla legalità una parte così importante della città è un problema di tutti, al quale l’amministrazione in carica non può sottrarsi».

Al di là dell’enunciazione di princìpi indubbiamente lodevoli, lei cosa propone? Un’alternativa al consorzio Sa Cuncordia e alla soluzione individuata dal Puc?

«In realtà il consorzio è in una fase di stallo perché a due anni e mezzo dal Puc non ha ancora raggiunto il 75 per cento della proprietà terriera necessario a proporre un piano di risanamento. Siamo al 35-40 per cento. Perciò, considerato che molti cittadini non hanno pieno consapevolezza delle opportunità che lo strumento urbanistico in vigore offre loro, dico che il Comune ha il compito di informarli adeguatamente».



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