Tre ore di battaglia con Mesina e Atienza

A Osposidda morirono i Baschi blu Ciavola e Grassia e il legionario evaso con l’orgolese

NUORO. I Baschi blu Pietro Ciavola e Antonio Grassia morino nella prima storica battaglia di Osposidda, nel Supramonte di Orgosolo. Una pagina buia della storia tormentata del banditismo sardo: il 17 giugno del 1967, lungo l’aspro pendio tra Orgosolo e Oliena diventato teatro di un altro spaventoso conflitto a fuoco, il 17 gennaio 1985, in cui morirono un poliziotto e quattro banditi. In quel giorno di giugno del 1967, una pattuglia di poliziotti della Celere, i celebri “Baschi blu” ingaggiarono una battaglia con la banda di Graziano Mesina. Morirono due agenti di polizia, due servitori dello Stato: Pietro Ciavola e Antonio Grassia e rimase ferito a morte Miguel Atienza, il fidato braccio destro di Mesina che con lui era stato protagonista di una rocambolesca fuga dal carcere di San Sebastiano a Sassari.

A raccontare il conflitto di Osposidda, qualche anno fa, era stato uno dei protagonisti di quella giornata. «Sono l’uomo – aveva raccontato il poliziotto ormai in pensione– che aveva ferito a morte Atienza, trovato morto il goirno seguente dentro un abbeveratoio». Ma nei suoi confronti è stato adottato un comportamento da parte dello Stato poco piacevole. «Quasi mi si facesse una colpa di essere sopravvissuto o di avere raccontato la verità. E cioè che fummo lasciati soli a combattere contro la banda Mesina. Io, Ciavola e Grassia fummo abbandonati al nostro destino. Era una giornata calda, estiva – aveva continuato l’agente –. L’aria era tersa. Io allora facevo parte dei “Baschi blu”, gli agenti della Celere che erano stati spediti in Sardegna per combattere il banditismo. Quel giorno c’era una grande mobilitazione – aveva continuato il testimone – Poco prima delle 14, infatti, c’era stato uno scontro a fuoco vicino a Orgosolo tra cinque banditi e una pattuglia di carabinieri. I fuorilegge erano riusciti a sganciarsi ed era stata così organizzata una caccia all’uomo. Tra i banditi erano stati riconosciuti Mesina e Atienza. Nella mia pattuglia eravamo in cinque. Oltre me, c’erano il brigadiere Martinelli, e gli agenti Ciavola, Grassia e Cellamare».

Il racconto del testimone Giuseppe Virgona era proseguito poi con i momenti, concitati, dello scontro tra i banditi e i Baschi blu. Dopo una prima fase trascorsa in una sorta di trattativa, di dialogo a distanza, dopo aver individuato il gruppetto di banditi, si era arrivati allo scontro. Partirono i colpi di fucile e le raffiche di mitra. Poi ritornò la calma. Intorno alle 20, poi, si scatenò l’inferno: Mesina, sempre nel racconto del testimone dell’epoca, tentò una sortita e sbucò dai cespugli sparando con un fucile mitragliatore. Sul campo, alla fine, rimasero i corpi di due poliziotti. Momenti difficili e strazianti che Giuseppe Virgona ricordò attimo per attimo. Il conflitto a fuoco era durato circa tre ore e nel tempo ha lasciato solo dolore.

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