il caso delle pecore nere
Sei mesi a Paolo Clivati: «Ma non inquinò Ottana»
di Valeria Gianoglio
NUORO. Assolto per i due capi di imputazione e per le accuse ritenute più pesanti e sostanziali: quella di aver immesso polveri inquinanti nell’aria e quella di aver aumentato le emissioni inquinanti...
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NUORO. Assolto per i due capi di imputazione e per le accuse ritenute più pesanti e sostanziali: quella di aver immesso polveri inquinanti nell’aria e quella di aver aumentato le emissioni inquinanti nella centrale di Ottana.
Condannato, invece, per i capi di imputazioni ritenuti più lievi, e dunque passibili solo di una contravvenzione: quello di non aver completato l’iter amministrativo per avere l’autorizzazione a sperimentare il combustibile Cwf, e quello di aver violato le prescrizioni che invece prevedevano l’utilizzo di un altro combustibile, il Btz. E così, per l’amministratore delegato di Ottana Energia, Paolo Clivati, e per il direttore dell’impianto, Mario Tatti, al processo nato dalla vicenda delle “pecore nere” nella piana di Ottana, il giudice monocratico ha stabilito una condanna a soli 6 mesi, più 600 euro di ammenda, e il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione.
«La montagna ha partorito il topolino. è un ottimo risultato perché l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, ha riguardato fatti più sostanziali», commenta, dunque, la difesa, al termine dell’udienza. Per gli avvocati di Clivati e Tatti, Marcello Mereu e Basilio Brodu, infatti, al processo di primo grado i loro assistiti hanno ottenuto giustizia, almeno nella sostanza. E si apprestano a ricorrere in appello anche per ottenere l’assoluzione pure gli altri due capi di imputazione per i quali Clivati e Tatti sono stati condannati.
Si è chiusa così, dunque, con le accuse decisamente sgonfiate, il processo che vedeva Paolo Clivati e Mario Tatti a giudizio con l’accusa di aver sottoposto l’impianto di Ottana Energia a una sperimentazione non autorizzata che prevedeva l’utilizzo di una miscela di acqua e carbone, il Cwf, al posto di quello di solito utilizzato e autorizzato: il combustibile chiamato Btz. Secondo l’accusa formulata dalla Procura, la nube tossica che la notte del 14 aprile 2013 aveva ricoperto di una polvere nera e oleosa le greggi e i terreni era fuoriuscita dalla centrale elettrica. E sarebbe stata causata proprio dalla sperimentazione di un nuovo combustibile a base di carbone liquido.
Il processo che si è conclusoin tribunale a Nuoro, tuttavia, ha stabilito che Clivati è responsabile solo perché non aveva completato l’iter per avere l’autorizzazione a sperimentare il nuovo combustibile. In altri termini è stato condannato per aver sperimentato un combustibile senza averne le autorizzazioni, ma non per aver inquinato. L’assoluzione di Clivati dai due capi più pesanti produce anche un altro effeto: la parte civile perde il diritto a essere risarcita.
Condannato, invece, per i capi di imputazioni ritenuti più lievi, e dunque passibili solo di una contravvenzione: quello di non aver completato l’iter amministrativo per avere l’autorizzazione a sperimentare il combustibile Cwf, e quello di aver violato le prescrizioni che invece prevedevano l’utilizzo di un altro combustibile, il Btz. E così, per l’amministratore delegato di Ottana Energia, Paolo Clivati, e per il direttore dell’impianto, Mario Tatti, al processo nato dalla vicenda delle “pecore nere” nella piana di Ottana, il giudice monocratico ha stabilito una condanna a soli 6 mesi, più 600 euro di ammenda, e il beneficio della sospensione condizionale della pena e della non menzione.
«La montagna ha partorito il topolino. è un ottimo risultato perché l’assoluzione, perché il fatto non sussiste, ha riguardato fatti più sostanziali», commenta, dunque, la difesa, al termine dell’udienza. Per gli avvocati di Clivati e Tatti, Marcello Mereu e Basilio Brodu, infatti, al processo di primo grado i loro assistiti hanno ottenuto giustizia, almeno nella sostanza. E si apprestano a ricorrere in appello anche per ottenere l’assoluzione pure gli altri due capi di imputazione per i quali Clivati e Tatti sono stati condannati.
Si è chiusa così, dunque, con le accuse decisamente sgonfiate, il processo che vedeva Paolo Clivati e Mario Tatti a giudizio con l’accusa di aver sottoposto l’impianto di Ottana Energia a una sperimentazione non autorizzata che prevedeva l’utilizzo di una miscela di acqua e carbone, il Cwf, al posto di quello di solito utilizzato e autorizzato: il combustibile chiamato Btz. Secondo l’accusa formulata dalla Procura, la nube tossica che la notte del 14 aprile 2013 aveva ricoperto di una polvere nera e oleosa le greggi e i terreni era fuoriuscita dalla centrale elettrica. E sarebbe stata causata proprio dalla sperimentazione di un nuovo combustibile a base di carbone liquido.
Il processo che si è conclusoin tribunale a Nuoro, tuttavia, ha stabilito che Clivati è responsabile solo perché non aveva completato l’iter per avere l’autorizzazione a sperimentare il nuovo combustibile. In altri termini è stato condannato per aver sperimentato un combustibile senza averne le autorizzazioni, ma non per aver inquinato. L’assoluzione di Clivati dai due capi più pesanti produce anche un altro effeto: la parte civile perde il diritto a essere risarcita.
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