La Nuova Sardegna

Nuoro

I commercianti di Nuoro bocciano l’uso del Pos

di Stefania Vatieri
I commercianti di Nuoro bocciano l’uso del Pos

«Lo Stato me lo impone, ma grava troppo sui nostri bilanci». «Vengono penalizzate soprattutto le piccole transazioni»

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NUORO. C’è chi si adegua e chi protesta, chi si rifiuta e chi non ha ancora deciso cosa fare. L’obbligo del Pos, quel dispositivo che permette di effettuare i pagamenti con bancomat o carta di credito, divide i commercianti e i professionisti nuoresi. Dal dentista al venditore ambulante, dall’avvocato all’idraulico fino al barista e al fruttivendolo, nessuno potrà più rifiutarsi di accettare un pagamento elettronico, purché la somma dovuta non sia inferiore ai cinque euro. L’obbligatorietà per professionisti ed esercenti di possedere e offrire al consumatore il Pos è già in vigore dal 2015, la novità di questi giorni sta nel fatto che il governo ha inserito nella legge di Bilancio 2018, varata qualche settimana fa, la norma che prevede a partire dal prossimo gennaio, una sanzione di 30 euro ogniqualvolta un esercente non accetterà un pagamento tramite bancomat o carta di credito. E nonostante il provvedimento che obbliga commercianti, artigiani e professionisti a dotarsi del Pos, meglio conosciuto come “pago bancomat”, sia già in atto da ben due anni, sono ancora numerosi i commercianti e i professionisti nuoresi che non si sono messi in regola.

«Non ho nessuna intenzione di mettere quella maledetta “macchinetta” in negozio – commenta il titolare di una piccola bottega in piazza Crispi –. Il Pos pesa troppo sul bilancio e se lo Stato me lo impone allora deve fornirmelo gratuitamente – sottolinea il commerciante –. In questo modo invece a trarne vantaggio sono solo le banche».

Un’operazione dunque all’insegna della trasparenza, pensata per contrastare l’evasione fiscale ma che in realtà sta scatenando rabbia e malcontento nel mondo degli esercenti, sopratutto tra i baristi cittadini che in massa hanno alzato le barricate contro la neonata normativa a causa dei costi fissi, di commissioni e affitto dello strumento troppo elevati: «Balzelli – spiegano alcuni di loro – che su importi bassi rischiano addirittura di superare i margini di profitto».

A distanza di due mesi quindi dall’obbligo del Point of sale, in città si profila una dura battaglia, dove per la prima volta si schiereranno sullo stesso fronte il mondo dei commercianti e dei professionisti barbaricini, che definiscono il nuovo balzello un accanimento verso le categorie più deboli. «Ancora una volta vengono agevolati i più forti – commentano alcuni avvocati nuoresi –. Per legittima difesa noi non ci muniremo del Pos – sottolineano –, siamo ormai schiacciati dalla pressione fiscale che sta svilendo in ogni modo la nostra professione».

La polemica, insomma, ruota tutta intorno al costo che commercianti e professionisti devono sostenere per il Pos, il dispositivo per il pagamento con carte di credito e bancomat. Tra installazione, canone per il comodato d’uso (il noleggio) del terminale e commissioni da pagare alla banca, gli esercenti sono molto preoccupati e alcuni dichiarano guerra all’obbligo sui pagamenti virtuali.

Ma a quanto ammonta davvero questa spesa?

«Non si può generalizzare – dicono da Confcommercio – sono troppe le variabili in gioco, e ogni istituto bancario offre delle condizioni diverse. Ma quel che è certo è che proprio le commissioni bancarie, che in media si aggirano attorno al due per cento, sono ancora molto alte e penalizzano soprattutto le piccole transazioni» spiegano. Antonio Cambedda presidente di Federmoda Confcommercio Nuoro evidenzia come: «Tra installazione, costi sul transato e commissioni sul servizio i costi oggi hanno valori sproporzionati, e spesso incomprensibili, per poter incentivare l’uso dello strumento da parte dei piccoli commercianti –. Naturalmente il Governo sceglie la via più facile, punire e non cercare di capire la complessità del sistema dei pagamenti elettronici». I dati a livello nazionale dicono che in Italia ci sono quasi due milioni di Pos, altrettanti in Francia e 720mila in Germania. I valori medi transati sul singolo Pos in Italia non superano i mille euro. «Chi sostiene questi costi? – ammonisce il presidente di FederModa Confcommercio –. Naturalmente le piccole imprese ed in qualche misura vengono trasferiti sul consumatore».

Per Confcommercio dunque il provvedimento sta creando ulteriori balzelli alle attività commerciali su area pubblica, tabaccherie, piccole attività alimentari, di vendita fiori, oggettistica, bigiotteria, cartolerie e prodotti per la scuola e alcune tipologie di attività di pubblico esercizio e somministrazione ed innumerevoli attività artigianali.

«È evidente come in questi casi, in cui si parla di piccoli o piccolissimi importi, l’assenza di un “costo a forfait”, nessun istituto bancario lo prevede, rende questo mezzo di pagamento di non facile gestione» puntualizza Antonio Cambedda. «Se si pensa di sconfiggere l’evasione fiscale con questo provvedimento si farà di certo un buco nell’acqua – rincara il direttore della Confcommercio nuorese, Gianluca Deriu –. L’amministrazione statale ha già tutti gli strumenti da mettere in campo ad iniziare dagli studi di settore che a breve diventeranno indici di affidabilità fiscale, incroci di banche dati e quant’altro non certo vessando ancora una volta le piccole attività» conclude Gian Luca Deriu.

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