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Tentato omicidio Cabua: condanna per Melone

Tentato omicidio Cabua: condanna per Melone

La Corte di Sassari ha confermato il verdetto di primo grado: inflitti dieci anni L’imputato è considerato il mandante dell’agguato all’ex-vicesindaco di Lula

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LULA. Condanna confermata anche in Appello per il tentato omicidio dell’ex vice sindaco di Lula, Giovanni Cabua. Il presidente Plinia Azzena ha accolto la richiesta del procuratore generale Paolo De Falco che, abbracciando interamente l’impianto accusatorio della procura nuorese, alla fine della discussione aveva chiesto la condanna a 10 anni e 8 mesi di carcere per l’imputato Raimondo Melone considerato il mandante.

Difeso dagli avvocati Gianni Sannio e Nazarena Tilocca l’uomo si era sempre dichiarato innocente. La vittima, invece, si era costituita parte civile con gli avvocati Lorenzo Soro e Pasquale Ramazzotti. Il movente del tentato omicidio, sarebbe da ricercarsi nel rancore covato per lungo tempo da parte dell’imputato nei confronti dell’ex vicesindaco che voleva riprendersi i terreni che gli aveva dato in affitto da decenni perché, proprio in quelle campagne a pochi chilometri dal paese, il figlio doveva realizzare un maneggio per cavalli. Secondo il pg De Falco, così come quanto sostenuto dal pubblico ministero nel corso del processo di primo grado, l’imputato avrebbe perciò deciso di vendicarsi, chiedendo al suo compaesano e compare, Michele Marras, di uccidere Cabua. Un piano diabolico fallito anche grazie alla prontezza di riflessi dell’ex vice sindaco di Lula che, dopo la prima fucilata, si era nascosto dietro il suo camioncino.

Le indagini svolte dai carabinieri della Compagnia di Bitti e dai colleghi della stazione di Lula avevano portato all’individuazione dei presunti responsabili che finirono a processo: Raimondo Melone con rito abbreviato, e Michele Marras con rito ordinario. Due processi basati sullo stesso impianto accusatorio finiti però in maniera opposta: il primo con una condanna; l’altro con un’assoluzione. Due processi indiziari basati interamente sulle intercettazioni telefoniche e ambientali attraverso le quali, secondo gli investigatori, si era riusciti ad inchiodare gli imputati e provarne la responsabilità. Di parere opposto gli avvocati della difesa, sia di Melone che di Marras che avevano concentrato la loro discussione proprio sulle perizie e sulle inesattezze di alcune trascrizioni fatte durante l’ascolto delle conversazioni registrate. Secondo gli avvocati di Raimondo Melone, infatti, in una in particolare, l’imputato, contrariamente a quanto sostenuto dall’accusa, non aveva fatto riferimento ad alcune fucilate, ma a due cani. Tesi difensiva che anche in secondo grado non ha però portato i risultati sperati.

Nello stesso processo, ma con la sola accusa di detenzione di armi, è stato condannato a due anni e 8 mesi, anche il lulese Salvatore Loi, difeso dall'avvocato Simonetta Pinna. (k.s.)

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