Duplice omicidio di Irgoli, «Pena giusta per Dessena»
di Kety Sanna
La Cassazione dopo il ricorso della difesa contro la condanna all’ergastolo Il relatore: «La Corte territoriale ha approfondito ogni singolo elemento»
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IRGOLI. Sono state depositate pochi giorni fa le motivazioni della sentenza della Corte di cassazione per il duplice omicidio dei due fidanzati di Irgoli, Sara Cherchi e Mario Mulas, 25 e 36 anni, uccisi la sera del 3 settembre 2008 a Irgoli. Il presidente della Corte, Maurizio Fumo, rigettando il ricorso del difensore, l’avvocato Antonino Rossi, ha confermato la sentenza della Corte d’assise d’appello di Cagliari e condannato all’ergastolo l’imputato, Andrea Dessena, 29 anni di Orosei, accusato di essere l’autore materiale del duplice delitto. «Il ricorso è infondato – ha scritto nelle motivazioni il relatore Giuseppe Riccardi – e giova ricordare che la sentenza impugnata è stata emessa all’esito di un giudizio di rinvio, celebrato in seguito all’annullamento con rinvio disposto dalla Corte di cassazione in relazione a una “doppia conferma” di condanna. Inoltre – aggiunge – la valutazione demandata a questa Corte si limita al giudizio di legittimità. Esula, infatti, dai poteri della Corte di cassazione quello di una rilettura degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione, la sua valutazione è, in esclusiva, riservata al giudice di merito».
Nel 2013 la Corte d’appello di Sassari, infatti, accogliendo l’impianto accusatorio del processo di primo grado, celebrato davanti alla Corte d’Assise di Nuoro, aveva condannato il giovane di Orosei al carcere a vita. Verdetto che, però, era stato ribaltato dalla prima Corte di cassazione che aveva annullato la sentenza con rinvio e disposto l’apertura di un nuovo processo a Cagliari.
In particolare la sentenza aveva rilevato «un grave errore metodologico in quanto i giudici di appello avevano proceduto a un’analisi degli indizi muovendo dalla preliminare constatazione di una “imponente causale” a carico dell’imputato». La Suprema corte aveva inoltre ritenuto «incongrua la sicura rilevanza attribuita ad indizi che risultano al contrario, equivoci, quali: la mancata sottoposizione dell’imputato all’accertamento tecnico dello stub; il mancato ritrovamento delle armi utilizzate per eseguire gli omicidi; il mancato approfondimento investigativo finalizzato alla ricerca di ulteriori specifiche causali, in relazione agli accertati contatti intrattenuti dal Mario Mulas con la “criminalità ogliastrina” e all’indagine su di un traffico di droga che aveva coinvolto Serra Pierpaolo, vittima a sua volta di un agguato a un mese esatto dal duplice delitto di Irgoli, e imposto una nuova disanima degli elementi indizianti».
A seguito del processo con rinvio, il presidente della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari si era pronunciato confermando la condanna per «complessi indiziari gravi, certi individualmente e che, valutati nella loro concordanza e concludenza, consentono di ritenere accertata la responsabilità del Dessena oltre ogni ragionevole dubbio». Sentenza, avverso alla quale aveva fatto ricorso in Cassazione la difesa dell’imputato.
E secondo le motivazioni della Cassazione, sezione 2, la Corte territoriale di Cagliari, in conformità alle indicazioni date dalla prima Corte di cassazione, ha rinnovato il dibattimento e arricchito la base probatoria di diversi elementi. «La Corte – scrive Riccardi – è andata oltre approfondendo non soltanto i profili ma procedendo ad una rivisitazione completa della motivazione, mediante riesame dei singoli elementi indiziari, nonché alla rivalutazione della consistenza della “causale”».
Nel 2013 la Corte d’appello di Sassari, infatti, accogliendo l’impianto accusatorio del processo di primo grado, celebrato davanti alla Corte d’Assise di Nuoro, aveva condannato il giovane di Orosei al carcere a vita. Verdetto che, però, era stato ribaltato dalla prima Corte di cassazione che aveva annullato la sentenza con rinvio e disposto l’apertura di un nuovo processo a Cagliari.
In particolare la sentenza aveva rilevato «un grave errore metodologico in quanto i giudici di appello avevano proceduto a un’analisi degli indizi muovendo dalla preliminare constatazione di una “imponente causale” a carico dell’imputato». La Suprema corte aveva inoltre ritenuto «incongrua la sicura rilevanza attribuita ad indizi che risultano al contrario, equivoci, quali: la mancata sottoposizione dell’imputato all’accertamento tecnico dello stub; il mancato ritrovamento delle armi utilizzate per eseguire gli omicidi; il mancato approfondimento investigativo finalizzato alla ricerca di ulteriori specifiche causali, in relazione agli accertati contatti intrattenuti dal Mario Mulas con la “criminalità ogliastrina” e all’indagine su di un traffico di droga che aveva coinvolto Serra Pierpaolo, vittima a sua volta di un agguato a un mese esatto dal duplice delitto di Irgoli, e imposto una nuova disanima degli elementi indizianti».
A seguito del processo con rinvio, il presidente della Corte d’Assise d’Appello di Cagliari si era pronunciato confermando la condanna per «complessi indiziari gravi, certi individualmente e che, valutati nella loro concordanza e concludenza, consentono di ritenere accertata la responsabilità del Dessena oltre ogni ragionevole dubbio». Sentenza, avverso alla quale aveva fatto ricorso in Cassazione la difesa dell’imputato.
E secondo le motivazioni della Cassazione, sezione 2, la Corte territoriale di Cagliari, in conformità alle indicazioni date dalla prima Corte di cassazione, ha rinnovato il dibattimento e arricchito la base probatoria di diversi elementi. «La Corte – scrive Riccardi – è andata oltre approfondendo non soltanto i profili ma procedendo ad una rivisitazione completa della motivazione, mediante riesame dei singoli elementi indiziari, nonché alla rivalutazione della consistenza della “causale”».
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