Peste suina a Desulo chiesta la condanna del sindaco Littarru
di Enrico Carta
È accusato di omissione d’atti d’ufficio, rischia sei mesi Lui si difende: «La responsabilità è tutta della Regione»
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DESULO. Doveva firmare l’ordinanza. Il pubblico ministero Andrea Chelo dice chiaramente che il sindaco Luigi Littarru non poteva e non doveva esimersi dalle responsabilità che la sua carica politica gli imponeva. È per questo motivo che ha chiesto la sua condanna a sei mesi per omissione di atti d’ufficio. I fatti sono ormai conosciuti nei minimi dettagli anche dai non addetti ai lavori e da chi non segue le cronache giudiziarie, perché attorno alla mancata firma da parte del primo cittadino di Desulo in merito all’abbattimento di un allevamento di maiali colpito da peste suina, si era sviluppata una lunga polemica.
Non sarà certo la sentenza che verrà pronunciata giovedì prossimo a sopirle perché quello della peste suina è un nervo scoperto per tutta la Sardegna ormai da quarant’anni. Secondo l’accusa, nel 2016, il sindaco avrebbe dovuto apporre la firma sull’ordinanza di abbattimento che doveva quindi essere il seguito legislativo alla comunicazione inviata al primo cittadino dai veterinari della Regione che avevano appena individuato la presenza del virus nell’allevamento incriminato. Che non sarebbe stato un provvedimento facile da prendere, lo dice l’antefatto: quando una task force della Regione arrivò nelle campagne desulesi per procedere all’abbattimento, fu infatti bloccata lungo la strada da una barricata formata da auto e uomini che volevano impedire il compimento di quella missione. In ogni caso, per il pubblico ministero, la competenza di far rispettare quel che la legge prevedeva era del sindaco.
Non è solo una questione di burocrazia, perché di mezzo c’è un reato. Proprio sulle procedure e sull’attribuzione delle responsabilità ha puntato l’avvocato Giancristian Melis nella sua arringa. La linea difensiva era già emersa durante le diverse udienze di fronte ai giudici del tribunale di Oristano, quando erano state evidenziate più volte incongruenze nelle direttive della Regione. Secondo l’avvocato sarebbe stata quest’ultima a dover chiedere l’abbattimento attraverso un provvedimento dell’Unità di Progetto chiamata a occuparsi a livello sardo del caso peste suina.
Non sarà certo la sentenza che verrà pronunciata giovedì prossimo a sopirle perché quello della peste suina è un nervo scoperto per tutta la Sardegna ormai da quarant’anni. Secondo l’accusa, nel 2016, il sindaco avrebbe dovuto apporre la firma sull’ordinanza di abbattimento che doveva quindi essere il seguito legislativo alla comunicazione inviata al primo cittadino dai veterinari della Regione che avevano appena individuato la presenza del virus nell’allevamento incriminato. Che non sarebbe stato un provvedimento facile da prendere, lo dice l’antefatto: quando una task force della Regione arrivò nelle campagne desulesi per procedere all’abbattimento, fu infatti bloccata lungo la strada da una barricata formata da auto e uomini che volevano impedire il compimento di quella missione. In ogni caso, per il pubblico ministero, la competenza di far rispettare quel che la legge prevedeva era del sindaco.
Non è solo una questione di burocrazia, perché di mezzo c’è un reato. Proprio sulle procedure e sull’attribuzione delle responsabilità ha puntato l’avvocato Giancristian Melis nella sua arringa. La linea difensiva era già emersa durante le diverse udienze di fronte ai giudici del tribunale di Oristano, quando erano state evidenziate più volte incongruenze nelle direttive della Regione. Secondo l’avvocato sarebbe stata quest’ultima a dover chiedere l’abbattimento attraverso un provvedimento dell’Unità di Progetto chiamata a occuparsi a livello sardo del caso peste suina.
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