La Nuova Sardegna

Nuoro

Emergenza peste suina «Il pericolo è in agguato»

di Luciano Piras
Emergenza peste suina «Il pericolo è in agguato»

Positivi oltre il 75 per cento dei maiali abbattuti a Orgosolo, Desulo e Arzana Dopo i test l’Istituto zooprofilattico mette in guardia anche per la trichinella

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NUORO. Il dato è disastroso quanto allarmante: le analisi definitive dell’Istituto zooprofilattico della Sardegna confermano che oltre il 75 per cento dai maiali abbattuti lo scorso 8 dicembre a Orgosolo, Desulo e Arzana erano affetti da peste suina. La malattia virale dei maiali (e dei cinghiali), insomma, è ancora pericolosamente in agguato. Sia in Barbagia sia in Ogliastra. «A dimostrazione che la peste suina africana in Sardegna non potrà essere eradicata se l’allevamento brado del maiale, praticato in forma illegale e al di fuori di ogni controllo sanitario, non viene superato e confermano la necessità degli interventi di depopolamento effettuati nei giorni scorsi dalla Regione» fanno sapere dagli uffici di viale Trento a Cagliari, sede dell’Unità di progetto per l’eradicazione della peste suina africana guidata da Alessandro De Martini. I test effettuati sui campioni dei 210 maiali abbattuti una settimana fa, infatti, non solo confermano una elevata presenza di maiali sieropositivi, oltre il 75 per cento, appunto, ma dimostrano la contemporanea presenza del virus in ben nove campioni.

Il picco di maggior criticità sanitaria è rappresentato dagli animali abbattuti nelle campagna di Desulo, dove oltre l’80 per cento sono risultati sieropositivi e diversi casi virologici positivi, a conferma della reale presenza della malattia in maiali apparentemente sani.

A diffondere i dati dello Zooprofilattico è la stessa Unità di Progetto per l’eradicazione della peste suina africana in Sardegna (UdP). Secondo gli esperti veterinari dell’Istituto e della task force regionale, nel Supramonte come pure ai piedi del Gennargentu e di Ruinas i maiali allevati allo stato brado senza rispetto di alcuna regola o prescrizione sanitaria rappresentano senza alcun dubbio il principale serbatoio del virus e una fonte di contagio non solo per gli altri suini ma anche per le popolazioni dei cinghiali. Un fattore dovuto anche al fatto che i suini sopravvissuti all’infezione, per la particolare natura del virus che “si maschera” dentro l’organismo, possono fungere da portatori sani e diffusori del virus per diversi mesi e settimane (fino a sei mesi). Pur sieropositivi quindi, a differenza di altre malattie infettive, non guariscono completamente, ma continuano a poter eliminare il virus e quindi a diffondere la malattia. «La cosa più allarmante è tuttavia data dal fatto che questi animali non vengono controllati neanche per malattie potenzialmente letali per l’uomo come la trichinella, che in questi territori è presente anche nel cinghiale selvatico» hanno sempre sottolineato gli esperti dell’Istituto zooprofilattico e dell’UdP.

«L’attenzione deve concentrarsi, quindi, sulla reale problematica legata alla convivenza di queste specie, domestiche e selvatiche, alle cattive abitudini radicate nel tempo e sulle attività illecite che non permettono neanche alle aziende regolari di poter svolgere la propria attività in modo ottimale e realmente competitivo – insistono dagli uffici di viale Trento del capoluogo isolano –. Difficile parlare, infatti, di prodotti locali genuini e venduti come tali, di animali sani allevati in maniera naturale se la garanzia per il consumatore non viene fornita prioritariamente da chi offre il prodotto e da chi continua in maniera illegale a tenere in ostaggio l’intera economia suinicola della Sardegna. La sicurezza alimentare va garantita su tutta la filiera e se questa inizia con una produzione primaria non sottoposta ai controlli ufficiali, difficilmente potrà fornire produzioni di qualità. Realtà come quelle della Barbagia e dell’Ogliastra devono caratterizzarsi per prodotti tipici di grande qualità anche sotto l’aspetto della sicurezza alimentare, e provenire possibilmente da produzioni locali e materie prime a km 0. Troppi imprenditori e salumifici sono costretti a fregiarsi di prodotto sardo solo perché vengono preparati in loco, ma in realtà fatti con carni di provenienza nazionale o estera».

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