La dipendenza colpisce cinquanta famiglie
La responsabile del Serd parla del percorso verso la guarigione: «Ma in città c’è molto sommerso»
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NUORO. Rosalba Cicalò, il medico che dirige il Serd cittadino, servizio dell’Assl che cura le dipendenze, non ama parlare di numeri quando si fa riferimento a fenomeni che riguardano la sfera della salute e che il più delle volte portano con sé storie di grande sofferenza. Il centro che dirige segue numerosi casi di persone dipendenti dal gioco d’azzardo, che non riguarda solo l’uso smodato di slot machine ma anche il fenomeno all’apparenza più innocuo dei gratta e vinci. «I dati spesso oscillano, ma il fenomeno a Nuoro ha la sua importanza e una particolarità: esiste un grande sommerso. Molte persone che vivono in maniera drammatica questo problema hanno difficoltà ad ammettere che si tratta di una dipendenza e quindi mostrano una certa diffidenza nel rivolgersi a strutture come la nostra. Si preferisce parlare di vizio, non interpretandolo per ciò che è in realtà, appunto una dipendenza senza sostanze ma che ha come oggetto il gioco, la corsa alla vincita. Non a caso il più delle volte sono i loro familiari a rivolgersi a noi».
Quanto sono le persone attualmente in trattamento? «Una cinquantina di famiglie, perché noi prendiamo in carico non solo la persona che ha la dipendenza ma anche i suoi familiari. Anche perché spesso è l’intera famiglia a fare le spese, anche economicamente, della dipendenza del soggetto in difficoltà». Come si svolge il trattamento? «Dopo la segnalazione – continua Rosalba Cicalò – come dicevo in genere da parte dei familiari, segue una fase diagnostica del problema. Poi gli utenti vengono inseriti all’interno di una terapia di gruppo, dove i giocatori partecipano insieme con almeno un familiare di riferimento, o un amico dove i familiari sino impossibilitati. Da allora in poi il percorso, costante e articolato, dura minimo due anni». (p.me.)
Quanto sono le persone attualmente in trattamento? «Una cinquantina di famiglie, perché noi prendiamo in carico non solo la persona che ha la dipendenza ma anche i suoi familiari. Anche perché spesso è l’intera famiglia a fare le spese, anche economicamente, della dipendenza del soggetto in difficoltà». Come si svolge il trattamento? «Dopo la segnalazione – continua Rosalba Cicalò – come dicevo in genere da parte dei familiari, segue una fase diagnostica del problema. Poi gli utenti vengono inseriti all’interno di una terapia di gruppo, dove i giocatori partecipano insieme con almeno un familiare di riferimento, o un amico dove i familiari sino impossibilitati. Da allora in poi il percorso, costante e articolato, dura minimo due anni». (p.me.)
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