Tossilo, è guerra sul depuratore
di Giulia Serra
Il Tar dovrà dirimere la diatriba tra il Consorzio industriale di Macomer e la Provincia di Nuoro
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MACOMER. Scontro a suon di sentenze e di determine quello tra il Consorzio industriale di Macomer e la Provincia di Nuoro. Materia del contendere, ancora una volta, i miscugli di acque reflue trattati nel depuratore consortile, l’impianto nel quale confluiscono anche gli scarichi dell’impianto di trattamento dei rifiuti di Tossilo. Sarà ancora una volta il Tar a dirimere la questione di carattere strettamente tecnico ma dai risvolti politici: l’ente in liquidazione ha infatti presentato un nuovo ricorso al tribunale amministrativo per chiedere l’applicazione della precedente sentenza che classificava come “urbano” l’impianto e per sollecitare l’annullamento dell’ultima determina dell’ente provinciale, dello scorso 29 novembre, che stabilisce la natura “industriale” dell’impianto di depurazione di Tossilo. Per comprendere i termini della complessa vicenda occorre fare un passo indietro e tornare all’agosto del 2015, quando il Settore ambiente della Provincia emette un provvedimento che squarcia il cielo sereno della calda estate macomerese: l’Arpas infatti riscontra la presenza di sostanze pericolose, identificate come diossine, nelle acque reflue provenienti dall’impianto di trattamento dei rifiuti di Tossilo e convogliate presso l’impianto consortile. In ragione di questo la Provincia blocca sia il conferimento dei rifiuti liquidi, sia l’impiego in agricoltura dei fanghi prodotti nell’ impianto. Contestualmente, autorizza in via transitoria lo scarico nel Rio Orovò delle acque in uscita dal depuratore, ma modifica la classificazione delle acque da “urbane” ad “industriali” e chiede al Consorzio di presentare una nuova istanza AIA. Una sorta di cataclisma per la gestione economica della Tossilo e di conseguenza, del Consorzio industriale di Macomer, proprietario di entrambi gli impianti, che va incontro a mancati profitti ed a maggiori oneri per lo smaltimento. Il Consorzio ricorre dunque al Tar e, con sentenza del dicembre 2016, vede accolte parzialmente le proprie ragioni: il tribunale riconosce la natura “urbana” delle acque trattate e, di conseguenza, ammette lo smaltimento in agricoltura dei fanghi, lascia parzialmente aperta la questione dei reflui, respingendo solo la richiesta di annullamento dell’obbligo di dotarsi di sistemi assorbenti per trattare le sostanze pericolose in quanto ispirata al “principio di precauzione”. La Provincia decide d’impugnare la sentenza al Consiglio di Stato, ma la decorrenza dei termini dovuti ad una mancata notifica rende impossibile l’appello. Il Consorzio intanto, nel giugno del 2017, presenta un ennesimo ricorso alla giustizia amministrativa per chiedere il risarcimento dei danni causati dal provvedimento del 2015: complessivamente, i danni ammontano a 800 mila Euro. La Provincia si è costituita in giudizio: vedremo come andrà a finire la controversia. Nel frattempo però la questione del miscuglio di acque reflue che giunge al Depuratore di Macomer non è affatto accantonata: con l’ultimo provvedimento che l’Ente Provinciale emette a seguito di visita ispettiva, con la quale acquisisce “elementi sostanziali che la Sentenza del Tar non ha affatto considerato e che non hanno formato perciò oggetto di decisione giudiziaria”. Ad esprimersi nel merito sarà, ancora una volta, il Tar.
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