Falsi rimborsi all’Asl: assoluzione piena per dottoressa del 118
di Giusy Ferreli
L’accusa: aver intascato dall’azienda sanitaria 48mila euro Un anno fa altre cinque specialiste sono state scagionate
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NUORO. È arrivato nel tardo pomeriggio di ieri il verdetto di assoluzione per Daniela Brundu, medico del 118, finita sotto processo con l’accusa di aver truffato la Asl di Nuoro per presunti rimborsi di carburante gonfiati.
Poco dopo le 18,30, il giudice monocratico Teresa Castagna ha prosciolto con formula piena, perché “il fatto non sussiste” la dottoressa, 53 anni residente a Bosa. Brundu era rimasta implicata con altre colleghe nell’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni di Sassari ma la sua posizione era sta stralciata. Difesa di fiducia dall’avvocato Gian Luigi Mastio, ieri mattina è stata sentita dal giudice. In questa sede ha potuto illustrare la sua tesi e convincere il magistrato della liceità delle sue azioni. La dottoressa Castagna, dopo una breve camera di consiglio, ha accolto la richiesta del difensore concordante con quella del pubblico ministero, Sabrina Delinzas. Soddisfatto il medico che al momento della sentenza non era presente in aula. Una decisione attesa quella del giudice monocratico. Non solo anche la pubblica accusa nella sua requisitoria, ha infatti chiesto l’assoluzione dell’imputata (alla quale veniva contestato di aver percepito illecitamente una somma pari a 48mila euro nel periodo che va dal 2006 al 201), ma il verdetto segue di un anno un’analoga sentenza di assoluzione emessa nei confronto di altre cinque dottoresse, anche loro in forze alla postazione nuorese del servizio di emergenza territoriale e accusate degli stessi reati: truffa aggravata e falso. Anche le colleghe della dottoressa Brundu erano stato rinviate a giudizio con l’accusa di truffa aggravata e falso e poi assolte.
In particolare ai professionisti era stato contestato di aver dichiarato una falsa residenza per ottenere rimborsi chilometrici non dovuti: in tutto 140mila euro percepiti dal 2006 al 2009. Le indagini dei militari si erano avvalse dei controlli incrociati sui registri del 118. I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni erano convinti di aver notato anomalie e incongruenze. Sempre secondo l’accusa il medico, che lavorava in convenzione con la Asl del capoluogo barbaricino per il servizio del 118, avrebbe attestato, nei prospetti dei turni di servizio, di aver utilizzato la propria autovettura per recarsi dalla residenza al posto di lavoro e viceversa. L’impianto accusatorio, però, non ha retto e ieri per la dottoressa Brundu è arrivata l’assoluzione. Un’assoluzione che cancella ogni ombra sulla sua attività professionale e chiude un capitolo giudiziario durato diversi anni.
Poco dopo le 18,30, il giudice monocratico Teresa Castagna ha prosciolto con formula piena, perché “il fatto non sussiste” la dottoressa, 53 anni residente a Bosa. Brundu era rimasta implicata con altre colleghe nell’indagine condotta dai carabinieri del Nucleo antisofisticazioni di Sassari ma la sua posizione era sta stralciata. Difesa di fiducia dall’avvocato Gian Luigi Mastio, ieri mattina è stata sentita dal giudice. In questa sede ha potuto illustrare la sua tesi e convincere il magistrato della liceità delle sue azioni. La dottoressa Castagna, dopo una breve camera di consiglio, ha accolto la richiesta del difensore concordante con quella del pubblico ministero, Sabrina Delinzas. Soddisfatto il medico che al momento della sentenza non era presente in aula. Una decisione attesa quella del giudice monocratico. Non solo anche la pubblica accusa nella sua requisitoria, ha infatti chiesto l’assoluzione dell’imputata (alla quale veniva contestato di aver percepito illecitamente una somma pari a 48mila euro nel periodo che va dal 2006 al 201), ma il verdetto segue di un anno un’analoga sentenza di assoluzione emessa nei confronto di altre cinque dottoresse, anche loro in forze alla postazione nuorese del servizio di emergenza territoriale e accusate degli stessi reati: truffa aggravata e falso. Anche le colleghe della dottoressa Brundu erano stato rinviate a giudizio con l’accusa di truffa aggravata e falso e poi assolte.
In particolare ai professionisti era stato contestato di aver dichiarato una falsa residenza per ottenere rimborsi chilometrici non dovuti: in tutto 140mila euro percepiti dal 2006 al 2009. Le indagini dei militari si erano avvalse dei controlli incrociati sui registri del 118. I carabinieri del Nucleo antisofisticazioni erano convinti di aver notato anomalie e incongruenze. Sempre secondo l’accusa il medico, che lavorava in convenzione con la Asl del capoluogo barbaricino per il servizio del 118, avrebbe attestato, nei prospetti dei turni di servizio, di aver utilizzato la propria autovettura per recarsi dalla residenza al posto di lavoro e viceversa. L’impianto accusatorio, però, non ha retto e ieri per la dottoressa Brundu è arrivata l’assoluzione. Un’assoluzione che cancella ogni ombra sulla sua attività professionale e chiude un capitolo giudiziario durato diversi anni.
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