Violenze alla casa di riposo: 2 condanne
di Valeria Gianoglio
Cinque anni all’ex direttrice e all’ex presidente della Residenza di via Aosta. I familiari degli anziani: giustizia è fatta
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NUORO. Condannati a 5 anni ciascuno per l’accusa di “abbandono di incapace” aggravato dall’evento morte, assolti, invece, dal capo d’imputazione meno grave, quello di aver somministrato farmaci scaduti agli anziani ospitati tra le mura della casa di riposo di via Aosta. Alle 17.35 di ieri, dopo 7 ore esatte di camera di consiglio, il presidente della corte d’assise, Giorgio Cannas, davanti a un’aula affollata e stremata anche dalla lunga e snervante attesa, legge il dispositivo che condanna la ex direttrice della Residenza familia di via Aosta, Rosanna Serra, e l’ex presidente dell’associazione che la gestiva, Gianluca Masala.
«Giustizia è stata fatta», dice l’avvocato di parte civile, Nazarena Tilocca, protagonista di una ricostruzione scrupolosa dei fatti, poco prima di parlare con i suoi assistiti che attendono in fondo all’aula al primo piano del Palazzo di giustizia: i familiari dei tre anziani che, secondo l’accusa e secondo la sentenza emessa ieri, in sostanza sono lasciati senza i dovuti controlli e assistenza. E proprio per queste carenze, alla fine, gli imputati avevano causato la morte di un’anziana, che si era buttata da una finestra della residenza, e avevano causato alcune lesioni nel caso di un altro anziano che era stato picchiato dagli operatori socio-assistenziali assunti dai due imputati. Mentre non sono responsabili della morte, come conseguenza dell’abbandono, di un altro anziano che era morto poi all’ospedale San Francesco dove era arrivato in stato di avanzata disidratazione.
Così almeno hanno stabilito ieri sera i giudici della corte d’assise accogliendo in pieno l’impianto accusatorio ripercorso dal pubblico ministero Giorgio Bocciarelli in oltre 9 ore di requisitoria. Fino alle due richieste finali: 5 anni per Rosanna Serra, e 7 anni per Gianluca Masala, in virtù di una recidiva. Ieri sera, la corte d’assise ha confermato la richiesta del pm, tranne la richiesta della recidiva per Masala che invece è stata esclusa. «È una sentenza che reputo assolutamente ingiusta e che contrasta, tra l’altro, con quanto è emerso in udienza. In un caso, l’anziano non era affatto incapace ma anzi stava aggredendo gli Oss, in un altro, nemmeno, ma era semplicemente depresso. Ora aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, entro 90 giorni, e poi ricorreremo senz’altro in appello – commenta, poco dopo aver ascoltato la sentenza, l’avvocato Francesco Carboni, legale di Masala e protagonista di uno scontro acceso con la pubblica accusa. Culminato nella richiesta alla corte, da parte del pubblico ministero Bocciarelli, di trasmettere alla Procura di Roma gli atti relativi al processo «perché verifichi l’operato della Procura di Nuoro», visto che durante la sua arringa, l’avvocato Carboni, aveva parlato di una sorta di complotto, dietro la vicenda, dove la Procura aveva un ruolo preciso anche nella scelta dei testimoni e nelle assunzioni alla casa di riposo. I giudici della corte d’assise, tuttavia, nel dispositivo della sentenza letta ieri sera non hanno tenuto conto della richiesta e l’hanno lasciata cadere. «È una sentenza estremamente dura – commenta, dopo la fine della “battaglia” in aula, l’avvocato Francesco Lai, legale di Rosanna Serra – ma come tutte le sentenze, si rispettano. Certo, sapevamo che era un processo difficile, e per varie ragioni. Valuteremo in futuro come muoverci».
E così, dunque, dopo una lunga sequenza di udienze, ieri sera il processo si è chiuso con due condanne per 10 anni complessivi. E un’accusa che pesa come un macigno: quella contemplata dall’articolo 591 del codice penale. Aver abbandonato “un incapace”, ovvero non aver messo in atto tutti i dispositivi di sicurezza e la necessaria vigilanza, e così facendo, aver causato la morte di un’anziana, che si era buttata da una finestra della residenza di via Aosta. E aver causato diverse lesioni a un altro anziano ospite della struttura.
«Giustizia è stata fatta», dice l’avvocato di parte civile, Nazarena Tilocca, protagonista di una ricostruzione scrupolosa dei fatti, poco prima di parlare con i suoi assistiti che attendono in fondo all’aula al primo piano del Palazzo di giustizia: i familiari dei tre anziani che, secondo l’accusa e secondo la sentenza emessa ieri, in sostanza sono lasciati senza i dovuti controlli e assistenza. E proprio per queste carenze, alla fine, gli imputati avevano causato la morte di un’anziana, che si era buttata da una finestra della residenza, e avevano causato alcune lesioni nel caso di un altro anziano che era stato picchiato dagli operatori socio-assistenziali assunti dai due imputati. Mentre non sono responsabili della morte, come conseguenza dell’abbandono, di un altro anziano che era morto poi all’ospedale San Francesco dove era arrivato in stato di avanzata disidratazione.
Così almeno hanno stabilito ieri sera i giudici della corte d’assise accogliendo in pieno l’impianto accusatorio ripercorso dal pubblico ministero Giorgio Bocciarelli in oltre 9 ore di requisitoria. Fino alle due richieste finali: 5 anni per Rosanna Serra, e 7 anni per Gianluca Masala, in virtù di una recidiva. Ieri sera, la corte d’assise ha confermato la richiesta del pm, tranne la richiesta della recidiva per Masala che invece è stata esclusa. «È una sentenza che reputo assolutamente ingiusta e che contrasta, tra l’altro, con quanto è emerso in udienza. In un caso, l’anziano non era affatto incapace ma anzi stava aggredendo gli Oss, in un altro, nemmeno, ma era semplicemente depresso. Ora aspettiamo di leggere le motivazioni della sentenza, entro 90 giorni, e poi ricorreremo senz’altro in appello – commenta, poco dopo aver ascoltato la sentenza, l’avvocato Francesco Carboni, legale di Masala e protagonista di uno scontro acceso con la pubblica accusa. Culminato nella richiesta alla corte, da parte del pubblico ministero Bocciarelli, di trasmettere alla Procura di Roma gli atti relativi al processo «perché verifichi l’operato della Procura di Nuoro», visto che durante la sua arringa, l’avvocato Carboni, aveva parlato di una sorta di complotto, dietro la vicenda, dove la Procura aveva un ruolo preciso anche nella scelta dei testimoni e nelle assunzioni alla casa di riposo. I giudici della corte d’assise, tuttavia, nel dispositivo della sentenza letta ieri sera non hanno tenuto conto della richiesta e l’hanno lasciata cadere. «È una sentenza estremamente dura – commenta, dopo la fine della “battaglia” in aula, l’avvocato Francesco Lai, legale di Rosanna Serra – ma come tutte le sentenze, si rispettano. Certo, sapevamo che era un processo difficile, e per varie ragioni. Valuteremo in futuro come muoverci».
E così, dunque, dopo una lunga sequenza di udienze, ieri sera il processo si è chiuso con due condanne per 10 anni complessivi. E un’accusa che pesa come un macigno: quella contemplata dall’articolo 591 del codice penale. Aver abbandonato “un incapace”, ovvero non aver messo in atto tutti i dispositivi di sicurezza e la necessaria vigilanza, e così facendo, aver causato la morte di un’anziana, che si era buttata da una finestra della residenza di via Aosta. E aver causato diverse lesioni a un altro anziano ospite della struttura.
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