La Nuova Sardegna

Nuoro

Alla scoperta dei segreti del monte Ortobene

di Alessandro Mele
Alla scoperta dei segreti del monte Ortobene

L’escursionista Prina, 26enne, racconta le meraviglie più sconosciute «Dobbiamo recuperate i vecchi toponimi, sono la nostra vera identità»

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NUORO. «Ciò che mi ha spinto a esplorare in tutti i suoi angoli il monte Ortobene, parte dalla voglia di conoscere il più possibile la toponomastica, mi piace particolarmente la roccia granitica, e per dirla tutta mi dava fastidio il fatto che tanti nuoresi conoscono a menadito le montagne limitrofe a Nuoro, ma sottovalutano l’Ortobene, che non è assolutamente da meno a tante altre località di interesse naturalistico».

Nasce da qui la storia che lega Severino Prina, escursionista classe 1992, alla montagna tanto cara ai nuoresi, una passione e uno stile di vita che lo hanno portato in giro tra le numerose località a molti ancora oggi sconosciute: Mamudine, Sos Gurturjos, Jacu Piu, sono solo alcune delle mete privilegiate, difficili da esplorare.

Diventato babbo da appena tre giorni (Eleonora è la sua pupa), Severino Prina è ora in Liguria, dove frequenta un corso della Scuola di formazione della polizia penitenziaria di Cairo Montenotte, in provincia di Savona. «Il monte Ortobene, senza dubbio, è il riflesso della città, nel bene e nel male. Fin da quando ero bambino – racconta – ho avuto la fortuna di frequentarlo assiduamente, mi reputo fortunato poiché la mia famiglia possiede un piccolo pezzo di terreno, ma l’amore che provo per l’Ortobene non è collegato esclusivamente a questo fattore. Infatti ho sempre cercato di esplorarlo nei suoi angoli più remoti, impervi e purtroppo a volte abbandonati».

Dalla cura dell’agro familiare alle rocce più nascoste nel segno di un amore tutto escursionistico: «A riguardo posso dire che il Monte ha un potenziale escursionistico immenso, questo anche solo per un motivo molto semplice che va al di là della sua bellezza: l’esistenza di una strada asfaltata che permette a chiunque di salire in cima. Infatti – prosegue il giovane – si possono effettuare escursioni d’elite, ovvero per escursionisti esperti, ma anche escursioni per i neofiti, per gli anziani, per chiunque appunto».

«Mi permetto di dire che da questo punto di vista il monte Ortobene è valorizzato solo in piccola parte, gli unici sentieri regolarmente segnalati sono il percorso 101 e l’anello di Sa Radichina, mentre tutti gli altri percorsi meravigliosi esistenti sono sconosciuti ai più». Il monte paga ancora lo scotto dell’incendio del 2002 che colpì il versante sud est: «Ci stiamo ancora leccando le ferite, ma credo – afferma il Prina – che si debbano prendere provvedimenti per tutelare la zona da un punto di vista naturalistico. È da ammirare il lavoro fatto dai cittadini che attraverso le associazioni, e non solo, riescono a tenere in piedi la vitalità che questa montagna esprime nelle varie forme, sicuramente però quello che manca oggi sono i servizi». Nei prossimi mesi Severino Prina pubblicherà in collaborazione con Massimiliano Mele una guida contenente tanti percorsi dettagliati, studiati negli anni, da effettuale sull’Ortobene.

Un appunto lo fa subito, comunque: «Non mi occupo di politica, ma credo sia poco sensato che nell’arco della giornata l’autobus dei mesi invernali passi solo due volte al giorno, per non parlare delle strutture pubbliche in disuso: troncano le gambe a tutte le attività outdoor collegabili».

Un’altra nota dolente è la questione delle acque: «Personalmente ho fatto gli anticorpi e bevo in quasi tutte le sorgenti del monte, ma fare dei controlli è necessario, non ha senso dover andare fuori Nuoro a prendere l’acqua o al supermercato. Si parla tanto di evitare il consumismo, bene, pochissimi nuoresi bevono l’acqua del monte Ortobene». Ancora, in materia escursionistica: «Diversi toponimi purtroppo sono andati perduti e se non ci impegniamo a chiedere agli anziani i nomi che raccontano il nostro territorio è un guaio, perché va scomparendo la nostra identità».

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