La Nuova Sardegna

Nuoro

L’udienza s’infiamma su un confidente

di Giusy Ferreli
L’udienza s’infiamma su un confidente

Scontro sulle rivelazioni di un informatore. E il coimputato Paolo Pinna, convocato dalla difesa di Cubeddu, non si presenta

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NUORO. Una fonte confidenziale avrebbe riferito all’ispettore Roberto Sechi una circostanza importante, una controprova ritenuta vitale ai fini della difesa di Alberto Cubeddu, il giovane di Ozieri a processo per il duplice omicidio di Gianluca Monni e Stefano Masala. Ma il contenuto di questa confidenza, ad opera di alcune persone di Orune è rimasto top secret.

E tale rimarrà se, nella prossima udienza, il presidente della Corte d’assise di Nuoro, Giorgio Cannas, dovesse decidere di non acquisirla a dibattimento, al contrario di quanto richiesto dalla difesa. Lo scontro in aula, ieri mattina, è stato durissimo. Le schermaglie tra le controparti hanno preso gran parte dell’udienza, iniziata con il conferimento ad altri due periti dell’incarico per le trascrizioni delle intercettazioni ambientali e telefoniche in italiano. In cima all’elenco delle deposizioni c’è quella del giovane coimputato, il cugino Paolo Enrico Pinna minorenne all’epoca dei fatti che per l’omicidio dello studente 19enne orunese e la scomparsa del ragazzo di Nule, è stato condannato in secondo grado a 20 anni di reclusione. Il giovane, attualmente recluso nel carcere di Uta, non si presenta in aula. E per bocca del suo difensore, l’avvocato Angelo Merlini, fa sapere che intende avvalersi della facoltà di non rispondere in aula.

La notizia confidenziale. Ma è quando depone Roberto Sechi, ispettore capo della terza sezione della Squadra mobile di Nuoro, che scoppia il finimondo. «Non ho svolto attività investigativa ma mi sono recato sul posto. La notizia confidenziale mi è arrivata tramite un mio conoscente che mi ha messo in contatto con altre persone» esordisce il poliziotto. E quando gli avvocati della difesa Patrizio Rovelli e Mattia Doneddu lo sollecitano a dire quanto sa, il pubblico ministero Andrea Vacca alza la voce. «C’è divieto assoluto di acquisizione di fonte confidenziale» grida. «Non faccio il nome della mia fonte che confidenzialmente mi ha messo in contatto con terze persone di cui non conosco l’identità. Ho incontrato queste persone fuori Nuoro, a Prato sardo» continua l’ispettore Sechi. La battaglia si consuma in punto di diritto. L’avvocato Rovelli fa riferimento a una recente normativa che “libera” gli ufficiali di polizia giudiziaria dall’obbligo di salvaguardare la fonte. «È venuto fuori che queste persone avrebbero riferito cose importanti su Stefano Masala che è stato visto...» prova a dire la difesa, interrotta però dal presidente Cannas. «Queste dichiarazioni hanno valore di controprova» insiste Rovelli che chiede alla Corte di rivalutare questa circostanza tra le obiezioni di Vacca e dei legali di parte civile (Angelo Magliochetti, Rinaldo Lai, Margherita Baragliu e Antonello Cao e Caterina Zoroddu). L’udienza va avanti: l’obiettivo è quello di gettare un’ombra. Di smontare l’attendibilità dell’allevatore di Ozieri Alessandro Taras, tra i testi chiavi del processo, che avrebbe visto il giovane di Ozieri bruciare l’auto di Stefano Masala con cui Pinna e Cubeddu sarebbero andati a Orune la mattina dell’8 maggio 2015.

L’anziano zio. La difesa gioca un’altra carta: sul banco dei testimoni l’anziano zio di Taras, Giuseppe Giovanni. Classe 1931 e un eloquio invidiabile risponde alle domande dei difensori. «Certo che sapevo cosa stava succedendo e che la vicenda sta prendendo contorni particolare. Rivolgiti ad un penalista ho detto a mio nipote e lascia che sia lui a parlare per te».

L’anziano Taras racconta di aver sentito dire al nipote di certi particolari, di minacce ricevute dai fratelli. E del fatto che i carabinieri volessero parlare con lui. «Io gli dissi solamente rispondi a tono, con calma e di la verità, tutta la verità. Mi parlò di questa vicenda, di aver accompagnato a bruciare la macchina, fu per me un colpo terribile. Una volta che si rivolse all’avvocato si tranquillizzò. E quando seppi dell’incidente probatorio, mi resi conto che la sua posizione si era alleggerito» prosegue. «E quando disse che era uscito dall’indagine?» chiede la difesa. Peppe Taras non se lo ricorda e l’avvocato Doneddu domanda alla Corte di poter ascoltare in aula l’audio di una intercettazione telefonica tra zio e nipote. Sei minuti di conversazione audio originali che fanno luce su un retroscena. «La questione per me è risolta» diceva Alessandro Taras allo zio, giorni prima dell’incidente probatorio avvenuto nel giugno 2016. L’intercettazione svela altri dettagli «Io sono uscito dalle indagini. Esti giai tottu ragionadu con su pm (è già stato tutto discusso con il pm)» dice Taras allo zio Giuseppe. Il processo riprenderà lunedì 12 febbraio.



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