Lula, duecento pastori non andranno a votare
di Bernardo Asproni
Cresce il fronte della mobilitazione contro i ritardi nel pagamento dei premi Ue «Produrre un litro di latte costa due euro, ma in cambio riceviamo 85 centesimi»
2 MINUTI DI LETTURA
LULA. I pastori di Lula, come quelli di altre realtà sarde, tengono alta la bandiera della protesta. E' una categoria che si sente abbandonata dalle istituzioni e la minaccia di disertare le urne sta per diventare realtà. Ieri circa 200 schede elettorali sono state consegnate al sindaco Mario Calia, presenti gli assessori Mariantonietta Piras e Tina Piras e diversi consiglieri.In tanti hanno bivaccato a lungo nell'aula consiliare. Il malessere è palese in una realtà che, per altri versi,ha anche sofferto la chiusura delle miniere e il ritardato decollo del Parco geominerario.
«Oggi produrre un litro di latte costa a noi due euro ma ci viene pagato 85 centesimi. Le aziende sono senza liquidità, in queste condizioni non si può andare avanti», è il grido disperato dei pastori e delle loro donne, di chi cerca una ancora di salvezza. Si sentono abbandonati e puntano il dito accusatore verso le "istituzioni",in particolare rimarcano«i ritardi biblici da parte dell'Argea (regionale) e dell'Agea (nazionale) nell'elargizione dei premi comunitari». Molto esplicito il sindaco Calia: «È una protesta sacrosanta perché difende la dignità della categoria dei pastori e delle loro famiglie che non possono continuare a subire in modo vergognoso che a mio parere è anche umiliante. Non hanno neanche il loro dovuto, indennità arretrate da anni. Io sono a loro fianco».
Molto esplicita anche l'assessore Tina Piras: «Sono qua in duplice veste di figlia di allevatori e amministratice a testimoniare la situazione gravissima. I pastori non possono coprire le spese. Dei fondi del Psr è stata spesa una miseria. Ci sono ritardi di oltre 2 anni».
Il sindaco Calia ha inviato una lettera al Prefetto dove rappresenta il disagio degli allevatori e delle loro famiglie: «Scrivo per significare che gli stessi (circa 200 elettori),nel rimarcare il continuo disagio a cui sono loro malgrado sottoposti e la disattenzione nei confronti della categoria da parte delle istituzioni, hanno restituito le tessere elettorali in forma di protesta per cui non si recherenno alle urne per le elezioni previste per il 4 marzo». E prosegue: «Ciò premesso, volendo salvaguardare il sacrosanto diritto di espressione del voto a tutti i cittadini, Le chiedo cortesemente di intervenire nelle vie che riterrà più opportune e appropriate, al fine di scongiurare tale possibile ulteriore abuso».
«Oggi produrre un litro di latte costa a noi due euro ma ci viene pagato 85 centesimi. Le aziende sono senza liquidità, in queste condizioni non si può andare avanti», è il grido disperato dei pastori e delle loro donne, di chi cerca una ancora di salvezza. Si sentono abbandonati e puntano il dito accusatore verso le "istituzioni",in particolare rimarcano«i ritardi biblici da parte dell'Argea (regionale) e dell'Agea (nazionale) nell'elargizione dei premi comunitari». Molto esplicito il sindaco Calia: «È una protesta sacrosanta perché difende la dignità della categoria dei pastori e delle loro famiglie che non possono continuare a subire in modo vergognoso che a mio parere è anche umiliante. Non hanno neanche il loro dovuto, indennità arretrate da anni. Io sono a loro fianco».
Molto esplicita anche l'assessore Tina Piras: «Sono qua in duplice veste di figlia di allevatori e amministratice a testimoniare la situazione gravissima. I pastori non possono coprire le spese. Dei fondi del Psr è stata spesa una miseria. Ci sono ritardi di oltre 2 anni».
Il sindaco Calia ha inviato una lettera al Prefetto dove rappresenta il disagio degli allevatori e delle loro famiglie: «Scrivo per significare che gli stessi (circa 200 elettori),nel rimarcare il continuo disagio a cui sono loro malgrado sottoposti e la disattenzione nei confronti della categoria da parte delle istituzioni, hanno restituito le tessere elettorali in forma di protesta per cui non si recherenno alle urne per le elezioni previste per il 4 marzo». E prosegue: «Ciò premesso, volendo salvaguardare il sacrosanto diritto di espressione del voto a tutti i cittadini, Le chiedo cortesemente di intervenire nelle vie che riterrà più opportune e appropriate, al fine di scongiurare tale possibile ulteriore abuso».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google
