Classisti? No, grazie I licei cittadini tutti per l’integrazione
di Paolo Merlini
Il caso del Visconti di Roma paragonato alle scuole nuoresi Presidi politicamente corretti e solidali: «Qui c’è molta crisi»
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NUORO. Ha fatto scalpore l’autovalutazione del liceo classico Visconti di Roma in cui veniva esibita a titolo di merito l’assenza di alunni stranieri, unita alla presenza di studenti perlopiù di estrazione borghese e alla mancanza di ragazzi provenienti da famiglie disagiate. Veniva sottolineata, ancora, l’assenza di iscritti diversamente abili. Va detto che le “domande guida” del ministero (vedi articolo a fianco) esponevano a dichiarazioni, se non così dichiaratamente classiste o razziste, politicamente poco corrette, ma di sicuro il “Visconti” ci ha messo del proprio.
Ma qual è la situazione negli istituti superiori di Nuoro? Ci sono anche qui scuole – posto che non esistono doppioni tra istituti (non ci sono due licei classici, per fare un esempio) e dunque la concorrenza è minore, e posto ancora che il contesto sociale è completamente diverso rispetto a quello del Visconti di Roma – che si vantano di non avere tra i propri studenti immigrati, ragazzi di umile estrazione o, peggio, disabili? Constatarlo è semplice, perché nel sito ministeriale “Scuola in chiaro” si trovano i rapporti di ciascun istituto. La buona notizia è che al contrario del Visconti, le scuole di Nuoro hanno nel complesso una visione decisamente non classista e non sembrano fare caso alla nazionalità dei propri iscritti. Anzi, i presidi che hanno compilato il rapporto evidenziano il difficile contesto socioeconomico di tutto il Nuorese.
Nel sito dell’Itg Francesco Ciusa, diretto da Carla Marchetti, per esempio, è scritto che «la varietà di estrazione sociale e culturale costituisce di fatto una ricchezza dell’Istituto, che promuove l’integrazione delle differenze». Marchetti inoltre evidenzia come «la realtà sociale ed economica è caratterizzata dalla crescente sofferenza sul versante del lavoro e delle prospettive, che aggrava la crisi della famiglia tradizionale e il disagio giovanile». Contesto che viene evidenziato anche nella scheda del liceo classico Giorgio Asproni, diretto da Antonio Fadda: «Si rilevano alcuni preoccupanti casi di alunni le cui famiglie non possono sostenere la prosecuzione degli studi universitari».
Tornando all’estrazione sociale degli studenti, la direttrice del liceo scientifico Enrico Fermi, Maria Antonietta Ferrante, segnala correttamente di non avere «a disposizione dati per definire oggettivamente lo status socioeconomico e culturale delle famiglie in quanto non sono ancora disponibili i dati dei questionari Invalsi, che quest’anno per la prima volta sono stati compilati on line». Un concetto che viene ribadito in un altro istituto, il liceo di scienze umanistiche e musicale Sebastiano Satta (diretto sempre da Carla Marchetti): «Lo stato socio economico e culturale delle famiglie degli studenti non può essere definito con dati numerici certi, poiché non si dispone dei dati Invalsi. Orientativamente, si evince un certo disagio a fronte della sensibile diminuzione di adesioni ai viaggi di istruzione». Il contesto difficile torna nelle parole di Concetta Cimmino, preside dell’istituto agrario Bernardo Brau, che evidenzia come il territorio di provenienza degli studenti (ben 42 comuni) presenti «una profonda crisi demografica ed economica, in seguito alla chiusura di presidi istituzionali, industriali e commerciali e limitate opportunità culturali e formative. Ciò alimenta grossi rischi di microcriminalità, anche in conseguenza del disorientamento sociale e della mancanza di lavoro».
Ma qual è la situazione negli istituti superiori di Nuoro? Ci sono anche qui scuole – posto che non esistono doppioni tra istituti (non ci sono due licei classici, per fare un esempio) e dunque la concorrenza è minore, e posto ancora che il contesto sociale è completamente diverso rispetto a quello del Visconti di Roma – che si vantano di non avere tra i propri studenti immigrati, ragazzi di umile estrazione o, peggio, disabili? Constatarlo è semplice, perché nel sito ministeriale “Scuola in chiaro” si trovano i rapporti di ciascun istituto. La buona notizia è che al contrario del Visconti, le scuole di Nuoro hanno nel complesso una visione decisamente non classista e non sembrano fare caso alla nazionalità dei propri iscritti. Anzi, i presidi che hanno compilato il rapporto evidenziano il difficile contesto socioeconomico di tutto il Nuorese.
Nel sito dell’Itg Francesco Ciusa, diretto da Carla Marchetti, per esempio, è scritto che «la varietà di estrazione sociale e culturale costituisce di fatto una ricchezza dell’Istituto, che promuove l’integrazione delle differenze». Marchetti inoltre evidenzia come «la realtà sociale ed economica è caratterizzata dalla crescente sofferenza sul versante del lavoro e delle prospettive, che aggrava la crisi della famiglia tradizionale e il disagio giovanile». Contesto che viene evidenziato anche nella scheda del liceo classico Giorgio Asproni, diretto da Antonio Fadda: «Si rilevano alcuni preoccupanti casi di alunni le cui famiglie non possono sostenere la prosecuzione degli studi universitari».
Tornando all’estrazione sociale degli studenti, la direttrice del liceo scientifico Enrico Fermi, Maria Antonietta Ferrante, segnala correttamente di non avere «a disposizione dati per definire oggettivamente lo status socioeconomico e culturale delle famiglie in quanto non sono ancora disponibili i dati dei questionari Invalsi, che quest’anno per la prima volta sono stati compilati on line». Un concetto che viene ribadito in un altro istituto, il liceo di scienze umanistiche e musicale Sebastiano Satta (diretto sempre da Carla Marchetti): «Lo stato socio economico e culturale delle famiglie degli studenti non può essere definito con dati numerici certi, poiché non si dispone dei dati Invalsi. Orientativamente, si evince un certo disagio a fronte della sensibile diminuzione di adesioni ai viaggi di istruzione». Il contesto difficile torna nelle parole di Concetta Cimmino, preside dell’istituto agrario Bernardo Brau, che evidenzia come il territorio di provenienza degli studenti (ben 42 comuni) presenti «una profonda crisi demografica ed economica, in seguito alla chiusura di presidi istituzionali, industriali e commerciali e limitate opportunità culturali e formative. Ciò alimenta grossi rischi di microcriminalità, anche in conseguenza del disorientamento sociale e della mancanza di lavoro».
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