da dorgali a milano
L’arte di Secci in mostra allo Spazio Raw
DORGALI. Da Bologna a Milano, la personale di Antonio Secci, l’artista dorgalese da martedì 20 ha aperto i battenti nella prestigiosa galleria Spazio Raw. “Squarcio per uno spazio possibile” sarà...
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DORGALI. Da Bologna a Milano, la personale di Antonio Secci, l’artista dorgalese da martedì 20 ha aperto i battenti nella prestigiosa galleria Spazio Raw. “Squarcio per uno spazio possibile” sarà esposta fino al 3 marzo in corso di Porta Ticinese 69 Milano.
«Lo squarcio è una possibile apertura per uno spazio possibile – afferma Secci – non è altro che la rappresentazione di questo mondo dove devi cercare di aprire un varco per poter sopravvivere in un futuro migliore e attraverso questo spazio insomma, avere una visuale più serena della vita».
«Il lavoro di Secci punta tutto sulla tensione degli elementi compositivi abbinati ai colori distribuiti in purezza. La materia scabra e granulosa di per sé non giustificherebbe un al di là della pittura, così neppure il supporto – scrive il critico d'arte Valerio Dehò – Ma va considerata come vera e propria pelle, epidermide resistente e metafora dello stesso fare artistico. Lo svelamento dell’oltre, cioè di tutto ciò che soggiace a questa superficie cutanea, avviene per violenza, con uno strappo calibrato e preciso come un taglio di Fontana che però non ha la freddezza chirurgica, la taglierina asettiuca di Stanley. Rivela piuttosto uno sforzo, una lacerazione più stridente, un’energia che è anche fisica e non solo mentale». (n.mugg.)
«Lo squarcio è una possibile apertura per uno spazio possibile – afferma Secci – non è altro che la rappresentazione di questo mondo dove devi cercare di aprire un varco per poter sopravvivere in un futuro migliore e attraverso questo spazio insomma, avere una visuale più serena della vita».
«Il lavoro di Secci punta tutto sulla tensione degli elementi compositivi abbinati ai colori distribuiti in purezza. La materia scabra e granulosa di per sé non giustificherebbe un al di là della pittura, così neppure il supporto – scrive il critico d'arte Valerio Dehò – Ma va considerata come vera e propria pelle, epidermide resistente e metafora dello stesso fare artistico. Lo svelamento dell’oltre, cioè di tutto ciò che soggiace a questa superficie cutanea, avviene per violenza, con uno strappo calibrato e preciso come un taglio di Fontana che però non ha la freddezza chirurgica, la taglierina asettiuca di Stanley. Rivela piuttosto uno sforzo, una lacerazione più stridente, un’energia che è anche fisica e non solo mentale». (n.mugg.)
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