«Solo nel 2017 chiuse in città 227 attività»
Mura, storico barista e rappresentante di categoria: «Siamo tartassati, così non si può andare avanti»
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NUORO. Ma internet non basta. Il commercio on line, come l’intero mondo virtuale che corre sul web, non è detto che sia una manna dal cielo. Anzi. «La realtà dei fatti è molto triste: trecento attività chiuse nel corso del 2016; altre 227 chiuse nel corso del 2017. E questi sono dati che riguardano soltanto la provincia di Nuoro, Ogliastra compresa» sottolinea Tonino Mura, storico barista di Jerzu da una vita a Nuoro. Rappresentante di categoria e battagliero indomito anche ora che in pensione da anni, assicura che «la situazione non è poi così diversa per il settore abbigliamento».
Vendere pantaloni, gonne, scarpe o vendere caffè o tramezzini, in fondo, è ormai diventata per tutti un’impresa davvero ardua. «Sa quanti caffè al giorno si consumano negli uffici di Nuoro fatti con le varie macchinette automatiche? Non meno di 2.500 caffè al giorno» va vanti Mura, seduto nel suo locale davanti all’ospedale San Francesco, in via Mannironi.
«Senza contare poi le bottigliette d’acqua e i cappuccini... Sa cosa significa questo per chi ha un bar e paga regolarmente tasse e controtasse?» insiste. «Non a caso ci sono locali enormi completamente vuoti, basta farsi un giro e toccare con mano, altro che internet... eppure tra bar e pizzerie varie c’è un esubero che fa paura. Ci sono genitori che si indebitano per aprire un locale ai propri figli, ma poi quei locali sono costretti a chiudere dopo appena un anno». Pagamenti Inps, oneri vari, tassa su rifiuti da vertigini sono soltanto alcune delle cause dell’alta mortalità nel commercio, settore somministrazione bevande. Dal 1959 a Nuoro, Tonino Mura ne ha vissuti parecchi di alti e bassi dell’economia barbaricina, «ma come questo periodo mai».
«Giochi come il Totocalcio sono spariti, ormai tutti giocano online» ricorda. «E la cosa più grave di tutte, è che le amministrazioni, sia centrali sia periferiche, sia locali sia nazionali, non ci vengono incontro, ci lasciano morire da soli, come se noi fossimo loro avversari, corpi estranei da combattere quasi quasi e non ingranaggi del benessere generale. E che non vengano a dirmi che la Grande distribuzione fa crescere il Pil nazionale! Restiamo con i piedi per terra: se a Nuoro c’è la Grande distribuzione che annienta i piccoli e piccolissimi commercianti, il Pil non aumenta certo per i nuoresi» è l’amaro sfogo dello storico barista.
«Possibile che neppure l’amministrazione comunale ci venga incontro per trovare una soluzione davanti a tasse come quella dei rifiuti? – va avanti Mura –. Certo, non è che la normativa nazionale o regionale siano attente alle esigenze reali del commercio, del piccolo commercio soprattutto, figuriamoci dei bar! E vogliamo parlare della liberalizzazione poi?» continua deciso davanti a quei dati che gli ronzano ancora: 227 attività chiuse a Nuoro nel 2017. «Un dato da aggiornare, con altre chiusure, a questi primi due mesi di 2018». (l.p.)
Vendere pantaloni, gonne, scarpe o vendere caffè o tramezzini, in fondo, è ormai diventata per tutti un’impresa davvero ardua. «Sa quanti caffè al giorno si consumano negli uffici di Nuoro fatti con le varie macchinette automatiche? Non meno di 2.500 caffè al giorno» va vanti Mura, seduto nel suo locale davanti all’ospedale San Francesco, in via Mannironi.
«Senza contare poi le bottigliette d’acqua e i cappuccini... Sa cosa significa questo per chi ha un bar e paga regolarmente tasse e controtasse?» insiste. «Non a caso ci sono locali enormi completamente vuoti, basta farsi un giro e toccare con mano, altro che internet... eppure tra bar e pizzerie varie c’è un esubero che fa paura. Ci sono genitori che si indebitano per aprire un locale ai propri figli, ma poi quei locali sono costretti a chiudere dopo appena un anno». Pagamenti Inps, oneri vari, tassa su rifiuti da vertigini sono soltanto alcune delle cause dell’alta mortalità nel commercio, settore somministrazione bevande. Dal 1959 a Nuoro, Tonino Mura ne ha vissuti parecchi di alti e bassi dell’economia barbaricina, «ma come questo periodo mai».
«Giochi come il Totocalcio sono spariti, ormai tutti giocano online» ricorda. «E la cosa più grave di tutte, è che le amministrazioni, sia centrali sia periferiche, sia locali sia nazionali, non ci vengono incontro, ci lasciano morire da soli, come se noi fossimo loro avversari, corpi estranei da combattere quasi quasi e non ingranaggi del benessere generale. E che non vengano a dirmi che la Grande distribuzione fa crescere il Pil nazionale! Restiamo con i piedi per terra: se a Nuoro c’è la Grande distribuzione che annienta i piccoli e piccolissimi commercianti, il Pil non aumenta certo per i nuoresi» è l’amaro sfogo dello storico barista.
«Possibile che neppure l’amministrazione comunale ci venga incontro per trovare una soluzione davanti a tasse come quella dei rifiuti? – va avanti Mura –. Certo, non è che la normativa nazionale o regionale siano attente alle esigenze reali del commercio, del piccolo commercio soprattutto, figuriamoci dei bar! E vogliamo parlare della liberalizzazione poi?» continua deciso davanti a quei dati che gli ronzano ancora: 227 attività chiuse a Nuoro nel 2017. «Un dato da aggiornare, con altre chiusure, a questi primi due mesi di 2018». (l.p.)
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