Il cestista resta sugli spalti basket off limits per Ibra
di Stefania Vatieri
Odissea burocratica per un atleta 20enne senegalese in città da ormai tre anni «La Ichnos è la mia seconda famiglia. Sogno di diventare un professionista»
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NUORO. Tagliato fuori da oltre tre mesi dalle competizioni della Federazione internazionale basket perché straniero. È l’odissea di Ibrahime Cisse Pape, un ragazzo di vent’anni e un metro e novanta di altezza arrivato qualche anno fa dal Senegal in città, dove vive e studia, al quale però è stato vietato di giocare nei tornei ufficiali di pallacanestro perché ancora non risulta essere tesserato. Da mesi, infatti, il giovane cestista senegalese aspetta di poter realizzare il grande sogno: giocare la sua prima partita con la maglia della Ichnos basket, la società di pallacanestro con la quale si allena assiduamente da circa un anno. «A dicembre abbiamo iniziato le pratiche di tesseramento fornendo alla Fiba tutti i documenti necessari per far sì che anche Ibra potesse giocare nel campionato giovanile – spiega Salvatore Moro, direttore tecnico della squadra –, ma ancora oggi a distanza di mesi la pratica risulta ferma a Roma, e il povero Ibra nonostante il grande impegno durante gli allenamenti è costretto ancora a guardare i suoi compagni di squadra giocare seduto sugli spalti».
Una triste storia che accomuna tanti giovani immigrati che in Italia desiderano far parte di una squadra sportiva ma che a causa dei tesseramenti “impossibili” rischiano di non poter mai giocare nei campionati ufficiali. I regolamenti delle varie leghe sportive infatti parlano chiaro. Per l’ambito tesseramento si devono presentare una serie infinita di documenti: dalla dichiarazione che certifichi di non essere mai stati tesserati per federazioni estere, al certificato di residenza anagrafica attestante la residenza in Italia da almeno dodici mesi e, qualora fossero di nazionalità extracomunitaria, serve anche il permesso di soggiorno valido.
Un iter che trascina società sportive e giocatori stranieri in una spirale che non può che essere lenta e macchinosa. Per poter tesserare i ragazzi stranieri è necessario che la società contatti la Federbasket italiana (Fip) e che questa trasmetta la richiesta di tesseramento alla Fiba, la Federazione internazionale basket. Dalla Fiba la richiesta dovrà poi essere trasmessa alla Federbasket del paese di origine della famiglia, in questo caso il Senegal, che dovrà verificare se il ragazzo sia già stato tesserato in passato per federazioni estere. E solo in caso negativo la Federazione internazionale di basket darà l’ok al tesseramento. Tempi medi: da un mese e mezzo fino a un anno. Per un italiano bastano due giorni. Un’attesa che ha messo più volte a dura prova il giovane cestista senegalese al secondo anno del liceo artistico “Francesco Ciusa” che con amarezza racconta: «Amo vivere in questa città, mi sono sentito subito come a casa mia perché qui sento di essere per metà anche nuorese, e la Ichnos è la mia seconda famiglia – racconta con gli occhi pieni di speranze Ibrahime –. Purtroppo è stato proprio lo sport a farmi sentire uno straniero ed è per questo che un mese fa avevo deciso di mollare tutto e non giocare più a basket. Ma la passione per questo sport e l’amicizia che mi lega ai miei compagni ha vinto su tutto e oggi pur dovendo guardare le partite dagli spalti sono qui a rincorrere il mio più grande sogno: diventare un giocatore professionista».
Una triste storia che accomuna tanti giovani immigrati che in Italia desiderano far parte di una squadra sportiva ma che a causa dei tesseramenti “impossibili” rischiano di non poter mai giocare nei campionati ufficiali. I regolamenti delle varie leghe sportive infatti parlano chiaro. Per l’ambito tesseramento si devono presentare una serie infinita di documenti: dalla dichiarazione che certifichi di non essere mai stati tesserati per federazioni estere, al certificato di residenza anagrafica attestante la residenza in Italia da almeno dodici mesi e, qualora fossero di nazionalità extracomunitaria, serve anche il permesso di soggiorno valido.
Un iter che trascina società sportive e giocatori stranieri in una spirale che non può che essere lenta e macchinosa. Per poter tesserare i ragazzi stranieri è necessario che la società contatti la Federbasket italiana (Fip) e che questa trasmetta la richiesta di tesseramento alla Fiba, la Federazione internazionale basket. Dalla Fiba la richiesta dovrà poi essere trasmessa alla Federbasket del paese di origine della famiglia, in questo caso il Senegal, che dovrà verificare se il ragazzo sia già stato tesserato in passato per federazioni estere. E solo in caso negativo la Federazione internazionale di basket darà l’ok al tesseramento. Tempi medi: da un mese e mezzo fino a un anno. Per un italiano bastano due giorni. Un’attesa che ha messo più volte a dura prova il giovane cestista senegalese al secondo anno del liceo artistico “Francesco Ciusa” che con amarezza racconta: «Amo vivere in questa città, mi sono sentito subito come a casa mia perché qui sento di essere per metà anche nuorese, e la Ichnos è la mia seconda famiglia – racconta con gli occhi pieni di speranze Ibrahime –. Purtroppo è stato proprio lo sport a farmi sentire uno straniero ed è per questo che un mese fa avevo deciso di mollare tutto e non giocare più a basket. Ma la passione per questo sport e l’amicizia che mi lega ai miei compagni ha vinto su tutto e oggi pur dovendo guardare le partite dagli spalti sono qui a rincorrere il mio più grande sogno: diventare un giocatore professionista».
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