La Nuova Sardegna

Nuoro

Casa di riposo di via Aosta sos della direttrice Serra

di Nino Muggianu
Casa di riposo di via Aosta sos della direttrice Serra

Condannata in primo grado a 5 anni, ha ripreso servizio dopo il dissequestro «Situazione molto critica, al mio rientro ho trovato l’organico ridotto all’osso»

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NUORO. Archiviata temporaneamente una prima bufera giudiziaria, Rosanna Serra, presidente della cooperativa l’Accoglienza e coordinatrice del personale è tornata a dirigere la casa di riposo di via Aosta. Dopo il dissequestro della struttura – deciso dal tribunale su richiesta del pubblico ministero – Rosanna Serra ha dovuto riprendere in mano le redini dell’istituto che si occupa degli anziani ospiti. Lo ha fatto senza rinunciare a dire la sua in merito a una vicenda che l’ha vista sul banco degli imputati, condannata in primo grado a cinque anni per le vicissitudini che portarono alla morte di alcuni ospiti.

«Tengo a precisare che io non ho mai chiesto il dissequestro – ha affermato Serra, condannata per abbandono di incapace aggravato dall’evento morte – E non avevo nessuna intenzione di chiederlo, visto i procedimenti che sono ancora in corso. Ho dovuto accettare, ma ritenevo che questa non fosse la modalità giusta». Per lei, come spiega, non è stato facile rientrare nella struttura. «Sono stata allontanata per due anni – ha ribadito – e allo stesso modo mi hanno riportato dentro la struttura, senza poter fare niente per evitarlo». La direttrice tiene a sottolineare che a chiedere il dissequestro «è stato il pm Bocciarelli, non io e neanche il mio avvocato». Adesso, il problema maggiore è quello di far ripartire la struttura retta sinora dall’amministratore giudiziario. «Ora – spiega – mi trovo con un organico ridotto all’osso. Fin dal primo momento ho chiesto la collaborazione e il coinvolgimento dei familiari. C’è stata un riunione con loro e mi hanno voluto dare fiducia. Ho chiesto scusa ai familiari per ciò che è successo all’interno della casa di riposo e che non ho potuto né prevedere né evitare. Fatti di cui io non mi sento responsabile» ha dichiarato, ancora Rosanna Serra che si dice molto addolorata ma respinge le accuse. «Mi sono presa le mie responsabilità in quanto dirigente, non certo quelle dei maltrattamenti».

Secondo la versione della direttrice al suo rientro in servizio le è stata consegnata una struttura senza personale. «L’organico era composto da due oss, tre ausiliari, due infermieri ed una educatrice. Troppo poco per una comunità integrata accreditata Assl. È impossibile garantire una assistenza adeguata con questi numeri. L’ho fatto presente e l’ho fatto scrivere nel verbale di consegna» ha dichiarato la direttrice che si è riservata la decisione di continuare a gestire la struttura tanto più che i problemi non mancano.

«È mancata un’infermiera – continua – circostanza questa che ha creato disagi. E tengo a dire che non c’è mai stata nessuna rivolta nei miei confronti. Il malcontento degli operatori non nasce dal fatto che sia tornata io». Tra i problemi segnalati dalla direttrice della casa di via Aosta ci sono quelli con la società che fornisce la biancheria e quelli relativi al conto bancario. «Sono stata lasciata senza un conto in banca dal quale attingere per fare le forniture settimanali e ho speso i miei soldi. Ho sollecitato l’amministratrice, mi ha promesso qualcosa e sto aspettando» ha proseguito. C’è infine una considerazione che riguarda la sua delicata posizione processuale: «Sono stato attaccata da tutte le parti come una che maltrattava le persone. Come si può poi obbligare quella stessa persona a tornare in quel posto?».

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