La Nuova Sardegna

Nuoro

Trent’anni per l’omicidio del desulese Antonio Floris

di Bernardo Asproni
Trent’anni per l’omicidio del desulese Antonio Floris

Siciliano condannato dalla Corte d’assise di Padova per il delitto del 2015 Le sorelle del detenuto ucciso mentre era in semilibertà: «Giustizia è fatta» 

2 MINUTI DI LETTURA





DESULO. Trent’anni di carcere per l’omicidio di Antonio Floris. Quando il presidente della Corte d’assise di Padova, il giudice Claudio Marassi, ha letto la sentenza, ieri pomeriggio, si è coperto il volto con le mani l’imputato Santino Macaluso, fino ad allora, occhi di ghiaccio ed espressione impassibile a ogni udienza. Accolta integralmente la richiesta del pubblico ministero Daniela Randolo che aveva svolto la sua durissima requisitoria parlando per ben otto ore. I sei giurati popolari e i due giudici togati hanno formulato la sentenza di condanna, dopo poco più di due ore e mezza di camera di consiglio. «Il pm ha fatto un lavoro eccellente e di grande cura. È stato un buon esercizio della giustizia» commenta il legale di parte civile, il penalista Francesco Murgia. «Quando ho comunicato l’esito del processo, la famiglia Floris era commossa. Nessuno spirito di vendetta. Le uniche parole che ha detto una sorella sono state: “Antonio ha avuto giustizia”». Antonio Floris, 61enne di Desulo, in carcere per un duplice tentato omicidio del 1993, detenuto modello in regime di semilibertà, era sparito la sera del 6 novembre 2015 dopo aver appena cenato: era uscito dalla sala da pranzo della comunità dei padri Mercedari a Padova (l’Oasi nel quartiere di Chiesanuova) per andare a recuperare la sua bicicletta e rientrare nel carcere Due Palazzi. Ma in carcere non è più tornato. Dopo tre giorni e l’ennesimo sopralluogo nella struttura comunitaria, la polizia scopre il cadavere di Floris nascosto sotto una catasta di legna. L’autopsia svela che era stato aggredito di spalle con cinque colpi secchi, uno dei quali aveva sfondato il cranio. Poi il corpo era stato trascinato per i piedi dal magazzino dove si trovava la bicicletta, lungo un percorso di 13 metri, fino alla legnaia. Ancora presenti molte tracce di sangue che, pure, erano state ripulite.

L’inchiesta si concentra sugli ospiti della comunità. Fin da subito Macaluso è uno dei sospettati: classe 1961, originario di Agrigento, 26 anni già trascorsi in carcere per un duplice omicidio, libero dal luglio 2015 e ospite all’Oasi. La prova che lo ha incastrato? Un cappellino con tracce di capelli dimenticato dall’omicida nella legnaia e dai quali è stato estratto il Dna, risultato compatibile con quello dell’imputato. Il movente dell’omicidio? L’imputato aveva ricevuto un prestito di 300 euro da Floris per comprare della cocaina da cui era dipendente. L’ennesimo prestito, mai restituito. Floris si era stancato e non voleva più sganciare un soldo. Da qui la vendetta. (c.g.)



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Il provvedimento

Abusi edilizi e scarichi irregolari: chiuso il ristorante “Sapore di mare”, ex Chicca Piperita

di Argentino Tellini
Le nostre iniziative