Colpo milionario, atteso il faccia a faccia
di Luca Urgu
Nuovi scenari a dodici anni dalla rapina. L’inchiesta riparte da tre indagati chiamati in causa dal basista Mosè Ledda
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NUORO. Un incidente probatorio che salta solo per un problema tecnico, ma un’indagine di fatto riaperta. E con novità clamorose – comunque da verificare – davanti ai giudici. Tra tutte le dichiarazioni di Mosè Ledda, l’unico fino a ad oggi ad aver pagato il conto con la giustizia e condannato a 8 anni e 6 mesi di reclusione per la rapina milionaria all’Over Security. Una pena che l’ex guardia giurata ha scontato interamente ma ora le sue dichiarazioni tirano in ballo presunti complici di quel colpo che fruttò al commando tre, quattro milioni di euro. Ledda sentito più volte dal pm Giorgio Bocciarelli che ha riaperto lo scottante fascicolo ha fatto tre nomi: Ciriaco Satta e Antioco Siotto di Nuoro e Michele Bassu di Orgosolo. I tre dopo le sue dichiarazioni al magistrato («mi hanno detto loro di aver partecipato alla rapina») sono finiti nel registro degli indagati.
Venerdì dovevano partecipare all’incidente probatorio (Satta e Siotto c’erano) per ascoltare dalla voce del basista le dichiarazioni che li tirava in ballo, ma l’udienza è stata rinviata al 23 marzo. La rinuncia ad assistere Michele Bassu da parte dell’avvocato Cecilia Bassu che ha sollevato un’incompatibilità (aveva già assistito Ledda in altri due procedimenti) ha di fatto rimandato il confronto di una decina di giorni.
Il fatto certo è che l’indagine sul quel clamoroso colpo di ormai 12 anni fa si riapre con nuovi scenari sui presunti complici. A detta di Ledda quel giorno c’erano anche i nuoresi Ciriaco Satta, Antioco Siotto e Michele Bussu di Orgosolo. Il primo era stato già investito la scorsa estate da un’inchiesta della Guardia di finanza che aveva messo la lente di ingrandimento sul patrimonio dell’uomo cresciuto sensibilmente dopo la rapina anche attraverso acquisti di aziende e attività. L’orgolese invece era sta già condannato per rapine a furgoni portavalori e sta scontando una condanna a Torino. Tutti gli indagati chiamati in correità nei racconti di Ledda durante i suoi ripetuti incontri con il pm avrebbero insomma avuto un ruolo in quel colpo milionario di dodici anni fa. Una partecipazione che a detta dell’ex guardia giurata gli avrebbero riferito loro stessi. L’atteso faccia a faccia tra accusatore e accusati o comunque l’ascolto davanti al giudice delle dichiarazioni di Ledda è così stato rimandato tra dieci giorni quando si procederà all’incidente probatorio per l’assunzione anticipata dei mezzi di prova nelle fasi precedenti al dibattimento.
Ledda era stato incastrato dai movimenti sospetti del suo conto corrente, cifre decisamente alte per una guardia giurata che all’improvviso aveva cambiato vita. La lente di ingrandimento degli investigatori si è poi spostata sui suoi familiari. Otto mesi fa il giudice per l’udienza preliminare Claudio Cozzella aveva rinviato a giudizio il fratello, le sorelle e i genitori dell’ex guardia giurata per riciclaggio. Sempre seguendo i soldi – ovvero gli in incrementi patrimoniali della famiglia – i loro conti correnti erano cresciuti proprio con quelle risorse provenienti dalla rapina milionaria. Ora l’uomo con le sue rivelazioni ritorna protagonista.
Venerdì dovevano partecipare all’incidente probatorio (Satta e Siotto c’erano) per ascoltare dalla voce del basista le dichiarazioni che li tirava in ballo, ma l’udienza è stata rinviata al 23 marzo. La rinuncia ad assistere Michele Bassu da parte dell’avvocato Cecilia Bassu che ha sollevato un’incompatibilità (aveva già assistito Ledda in altri due procedimenti) ha di fatto rimandato il confronto di una decina di giorni.
Il fatto certo è che l’indagine sul quel clamoroso colpo di ormai 12 anni fa si riapre con nuovi scenari sui presunti complici. A detta di Ledda quel giorno c’erano anche i nuoresi Ciriaco Satta, Antioco Siotto e Michele Bussu di Orgosolo. Il primo era stato già investito la scorsa estate da un’inchiesta della Guardia di finanza che aveva messo la lente di ingrandimento sul patrimonio dell’uomo cresciuto sensibilmente dopo la rapina anche attraverso acquisti di aziende e attività. L’orgolese invece era sta già condannato per rapine a furgoni portavalori e sta scontando una condanna a Torino. Tutti gli indagati chiamati in correità nei racconti di Ledda durante i suoi ripetuti incontri con il pm avrebbero insomma avuto un ruolo in quel colpo milionario di dodici anni fa. Una partecipazione che a detta dell’ex guardia giurata gli avrebbero riferito loro stessi. L’atteso faccia a faccia tra accusatore e accusati o comunque l’ascolto davanti al giudice delle dichiarazioni di Ledda è così stato rimandato tra dieci giorni quando si procederà all’incidente probatorio per l’assunzione anticipata dei mezzi di prova nelle fasi precedenti al dibattimento.
Ledda era stato incastrato dai movimenti sospetti del suo conto corrente, cifre decisamente alte per una guardia giurata che all’improvviso aveva cambiato vita. La lente di ingrandimento degli investigatori si è poi spostata sui suoi familiari. Otto mesi fa il giudice per l’udienza preliminare Claudio Cozzella aveva rinviato a giudizio il fratello, le sorelle e i genitori dell’ex guardia giurata per riciclaggio. Sempre seguendo i soldi – ovvero gli in incrementi patrimoniali della famiglia – i loro conti correnti erano cresciuti proprio con quelle risorse provenienti dalla rapina milionaria. Ora l’uomo con le sue rivelazioni ritorna protagonista.
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