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Iscola populare, fine corso di lingua sarda
di Mauro Piredda
SINISCOLA. Sono terminati ieri gli appuntamenti della “Iscola populare de istòria e literadura sarda” promossa dall’associazione Tramas de libertade. Cinque gli incontri della parte letteraria...
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SINISCOLA. Sono terminati ieri gli appuntamenti della “Iscola populare de istòria e literadura sarda” promossa dall’associazione Tramas de libertade. Cinque gli incontri della parte letteraria coordinata da Luisi Caria. Attraverso queste lezioni, i frequentanti hanno potuto intraprendere un viaggio nella storia della lingua sarda partendo dai documenti di epoca medievale: i testi del Giudicato di Cagliari scritti con l’alfabeto greco; i privilegi per i monaci «terramannesos», i «chertos» (i processi) e soprattutto, i condaghes. Terminata la parte “giuridica”, Caria ha proposto le sue ricerche sui poeti sardi dal ‘500 (a partire da Araolla) fino al secolo scorso soffermandosi sulle differenze formali e sostanziali tra essi. Spazio anche ai romanzieri in sardo tra i quali Mialinu Pira, Giuanne Frantziscu Pintore, Benvenuto Lobina e Larentu Pusceddu. La sessione dedicata all’ortografia è stata invece articolata in sei incontri. I primi due vertevano sui sistemi vocalico e consonantico, con particolare attenzione ai fenomeni dell’accentazione, dell’elisione, del betacismo, della lenizione, delle opposizioni fonologiche. Le lezioni sono servite, inoltre, a sfatare qualche luogo comune. Se è vero che da più parti si tende a considerare come logudorese la proposta di standard ortografico, durante il terzo appuntamento i partecipanti hanno potuto confrontare lo sviluppo dei gruppi consonantici latini. Da tale raffronto emerge che, paradossalmente, a essere più distante dalla Lsc è lingua dei poeti. Ammontano infatti a 22 (su 63) le discrepanze tra il “sardo illustre” e il codice unitario proposto dalla Regione nel 2006: si pensi a fiore e frore (esito presente sia nel dialetto locale che nella Lsc), giaru e craru, màsciu e mascru, ùngia e ungra etc. Ferme invece 18 quelle tra lo standard e il baroniese. Nel quarto incontro l’interazione con i frequentanti, veri portatori delle conoscenze linguistiche locali, ha prodotto la comparazione dei verbi ausiliari e di quelli regolari tra la versione standard e quella “de sa bidda”: curiosa la difformità in alcuni esiti, come i congiuntivi dia/diapo, sia/siapo, essere/essèrepo etc. Dopo la lezione su pronomi, la sessione grammaticale è terminata con il dettato volto a verificare la padronanza del divario tra lo scritto e il parlato. «Il nostro obiettivo – hanno dichiarato i soci di Tramas – è quello di ripartire dalle piccole comunità per riprogettare un futuro che abbia le radici a livello locale. Riteniamo, per questo, che la questione linguistica sia la prima fase di un lungo processo di riappropriazione, necessario per la sopravvivenza del nostro popolo».
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