Nuoro, giovane morta in ospedale: la famiglia vuole chiarezza
Francesca Debuggias era arrivata in pronto soccorso con mal di testa e vomiti. Il legale: «Un intervento tempestivo avrebbe potuto scongiurarne il decesso»
NUORO. Il gip Claudio Cozzella ieri si è riservato di decidere sull’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione presentata dalla famiglia di Francesca Debuggias, la ragazza nuorese di 25 anni, morta il 19 luglio 2017 all’ospedale san Francesco di Nuoro a poche ore dal ricovero. Il giudice per le indagini preliminari valuterà se accogliere la richiesta, sollecitata dalla Procura, di archiviare il caso o se invece dar seguito all’istanza dei familiari e disporre nuove indagini per fare luce sulla drammatica vicenda
. Da un lato dunque la Procura che sostiene si sia trattato di una «morte cerebrale secondaria a ischemia» che nessuno avrebbe potuto evitare neppure se la giovane fosse giunta immediatamente in Neurologia; dall’altra i genitori della ragazza, Antonio Debuggias e Graziella Carpenti che, al contrario, sostengono che il decesso della figlia si sarebbe potuto scongiurare, se solo la giovane non fosse rimasta per diverse ore in pronto soccorso, prima di essere sottoposta ai controlli e ad esami specifici che avrebbero potuto rendere più chiaro il quadro clinico.
La famiglia Debuggias, attraverso gli avvocati Francesco Carboni e Antonello Tuvoni, durante l’udienza in camera di consiglio davanti al gip Cozzella, ritenendo questa vicenda giudiziaria tutt’altro che definita e ritenendo che vi siano responsabilità da chiarire in merito alla morte della figlia, ha contrastato le valutazioni del pm Ghironi e illustrato al gip una serie di lacune a partire dagli orari di ingresso al pronto soccorso ma anche degli esami a cui poi la ragazza è stata sottoposta, che meriterebbero un approfondimento per escludere eventuali responsabilità mediche.
L’avvocato «Dagli atti del processo – dice l’avvocato Carboni – emerge un contrasto sui tempi di permanenza della paziente nel pronto soccorso e l’intervento nel reparto di Neurologia. L’intervento, secondo il nostro consulente è stato tardivo: la ragazza doveva essere immediatamente portata in neurologia anziché valorizzare impropriamente alcuni dati riportati sull’uso di cannabis, che può giustificare un malore ma non certo il disallineamento degli occhi. Abbiamo prodotto i quaderni del ministero della salute dai quali risulta che a fronte di un ictus, che non può essere cambiato per un Tia (attacco ischemico transitorio) come invece fatto nel pronto soccorso, nel percorso intraospedaliero deve essere sempre dato il codice rosso e l’intervento deve essere entro le tre ore".
"Gli esami di laboratorio e lo studio radiologico dovevano essere fatti entro 60 minuti dal ricovero – aggiunge il legale della famiglia Debuggias – Se i medici dell’ospedale avessero tempestivamente agito avrebbero potuto evitare l’esito infausto dell’ictus che colpì Francesca che si trovava in un ospedale dotato dell’unità stroke al proprio interno. Inoltre – continua l’avvocato – negli atti della procura, non sono presenti le immagini radiografiche e quindi anche l’orario della Tc e dell’Angio Tc che sarebbero state fatte nella fase tra l’ingresso in pronto soccorso e il reparto di neurologia".
"A nostro avviso – conclude il legale – la critica che si muove alla richiesta di archiviazione è di una non rispondenza ai fatti e ai documenti, alle linee guida e alle regole di condotta della professione. Non una disattenzione ma un errore gravissimo di valutazione di natura medica. Dunque, le indagini aggiuntive, se ritenute necessarie da parte del giudice, devono vertere sulla condotta dei medici presenti in pronto soccorso, in particolare sulla dottoressa Teresa Orani, sulla tempestività e precisione delle richieste, dell’elaborazione, della refertazione degli esami formati dal dottor Antonello Secci nella notte del ricovero e prima dello spostamento della paziente in Neurologia».
La storia La notte del 18 luglio, Roberto Forma, fidanzato di Francesca Debuggias verso l’una chiama il 118 perchè la ragazza accusa forti mal di testa, nausea e vomiti e si trova in uno stato di semincoscienza. Portata in pronto soccorso viene sottoposta a una Tac alle 5,50. Dopo mezzora viene vista da un neurologo che alle 8,15 dispone una Tac con mezzo di contrasto. Trasferita al 13° piano, la paziente viene sottoposta a intervento. La famiglia alle 10 riceve la notizia che Francesca è fuori pericolo, salvo poi sapere, dopo poco, che la ragazza è in coma.
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