La Nuova Sardegna

Nuoro

«Comune sul baratro, la Regione ci aiuti»

di Luciano Piras
«Comune sul baratro, la Regione ci aiuti»

Appello disperato del sindaco Soddu: abbiamo fatto di tutto per sanare il buco, ma ora siamo a rischio di sopravvivenza

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NUORO. «Abbiamo fatto di tutto: abbiamo adottato una serie di condotte virtuose, abbiamo avviato spending review importanti in tutti i settori dell’ente recuperando milioni di euro, abbiamo avviato il piano di alienazioni e venduto una parte importante degli immobili del Comune, abbiamo aumentato il tasso di riscossione delle entrate in piena linea con gli enti virtuosi italiani». Eppure è come aver fatto un buco nell’acqua. Tanto che, ora come ora, «è messa in serio pericolo l’esistenza stessa del Comune di Nuoro».

È il sindaco Andrea Soddu a parlare con il magone alla gola e l’amaro in bocca. «Quando ci siamo insediati, nel 2015, fin dall’inizio abbiamo adottato una serie di condotte virtuose, ma da subito abbiamo chiarito che in assenza di un aiuto economico e finanziario forte, concreto, da parte della Regione, sarebbe stato molto difficile andare avanti e garantire i servizi essenziali ai cittadini».

Il Comune di Nuoro è ormai sull’orlo della bancarotta: con 67 milioni di euro di indebitamento nei confronti della Cassa depositi e prestiti, il capoluogo barbaricino ha quasi un terzo dell’intero debito sardo verso la banca creditrice dei Comuni, la Cassa depositi e prestiti appunto. Sui 377 paesi della Sardegna, infatti, grava un debito complessivo di 230 milioni di euro. Significa che i 37mila abitanti di Nuoro hanno sul groppone oltre il 29% del debito isolano.

«Una situazione insostenibile» riprende fiato Soddu nel suo ufficio del municipio di via Dante. «Noi abbiamo chiesto da subito, appena insediati, un aiuto alla giunta e al consiglio regionali. Ma questo aiuto non è mai arrivato. In totale abbiamo 172 mutui da pagare in 25 anni. Stiamo facendo di tutto e anche di più – assicura il sindaco –, stiamo avviando una rinegoziazione dei mutui con la Cassa depositi e prestiti per conseguire ulteriori risparmi, ma non basta, siamo a rischio sopravvivenza. E non per colpa nostra – sottolinea a gran voce –: stiamo pagando debiti contratti quando noi eravamo bambini, debiti che risalgono a oltre 30 anni fa».

Eppure l’amministrazione Soddu, che alle elezioni di tre anni fa ha scardinato una delle più longeve roccaforti rosse d’Italia, è riuscita a vantare entrate superiori ai pagamenti di quasi 18 milioni di euro, riportando il saldo del conto corrente bancario, in appena sei mesi, in positivo di 7,5 milioni di euro. «Ma come possiamo andare avanti se, tra accantonamenti e rate del debito, dobbiamo togliere ai cittadini, alla nostra comunità circa 5 milioni di euro all’anno?» sbotta Andrea Soddu come a volersi liberare di un groppo che lo soffoca. «Se la Regione non ci aiuta, presto saranno a rischio anche le risposte essenziali alla cittadinanza». E nel frattempo continuano ad arrivare shock avversi, ovvero sentenze per espropri illegittimi da riconoscere come debiti fuori bilancio.

«La Regione deve mettere i soldi per fare fronte ai debiti così come prevede la normativa regionale del 2001, oppure saremmo costretti a prendere decisioni drastiche a difesa della nostra comunità e di tutti i cittadini delle zone interne dell’isola. Perché sia chiaro: tutte queste situazioni debitorie non le abbiamo create noi, non le ha create la nostra amministrazione». «Non è possibile che da un bilancio di circa 8 miliardi di euro, la Regione Sardegna non trovi 20 milioni di euro in più annui per salvaguardare la vita della città capoluogo delle zone interne e della Barbagia e di tutti gli altri comuni in pericolo di dissesto! Io non voglio fare il processo al passato, quello che è successo è ormai un fatto storico, ma oggi c’è una responsabilità del presente: alla Regione abbiamo chiesto di finanziare la nostra situazione e non l’ha fatto, volontariamente non l’ha fatto. La Regione deve intervenire, deve salvare il Comune di Nuoro, perché se cade il Comune di Nuoro crollano tutte le zone interne, se invece il capoluogo della provincia è forte, è sano, tutte le altre realtà delle zone interne si risollevano. Siamo a rischio di sopravvivenza. Se la Regione non interviene non sappiamo davvero che cosa può succedere».



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