l’odissea di un cittadino a corte
Da 38 anni aspetta una concessione edilizia dal Comune
di Stefania Vatieri
NUORO. Un iter burocratico lungo, anzi lunghissimo, per un terreno di dodicimila metri quadri e una casa da edificare. È il sogno infranto di un ottantenne nuorese, Carlo Amatori, che ben trentotto...
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NUORO. Un iter burocratico lungo, anzi lunghissimo, per un terreno di dodicimila metri quadri e una casa da edificare. È il sogno infranto di un ottantenne nuorese, Carlo Amatori, che ben trentotto anni fa acquistò con atto notarile un fazzoletto di terra di circa un ettaro nella zona di Corte Gavotele, con il desiderio di costruire la casa dei sogni dove trascorrere la vecchiaia con l'amata moglie. Tutto inizia nel lontano '93 quando Carlo Amatori, ex rappresentate di gelati, presenta all'ufficio tecnico del Comune, al Genio civile e all'ufficio Tutela del paesaggio il progetto per avviare le pratiche di sanatoria del seminterrato presente nel terreno e la successiva costruzione di un piano. «Dopo diciassette mesi e innumerevoli documenti prodotti ho ricevuto la risposta con il parere "favorevole di conformità urbanistica" e dunque l'ok per costruire, da parte della commissione tecnica comunale –racconta con amarezza Carlo Amatori – ma purtroppo manca ancora il nulla osta del Genio civile e dell'Ufficio tutela del paesaggio».
Un ostacolo che trascina la pratica dell'ex rappresentate fino al '95, quando dopo tre anni, centinaia di documenti e varie vicissitudini riesce ad ottenere l'agognato pezzo di carta. «Il nulla osta è arrivato solo dopo aver demolito un capannone dove tenevo alcuni attrezzi da lavoro – racconta Carlo Amatori –. Si trattava di un piccolo prefabbricato costruito vicino a un ruscello». E proprio quando l'intricata vicenda sembrava essersi risolta, «ho ricevuto una lettere dal Comunedove la commissione edilizia dà parere contrario alla conformità urbanistica, in quanto la struttura esistente, un seminterrato di 120 metri quadri, ricade all'interno della presunta lottizzazione abusiva, certificata con l'ordinanza del 21 dicembre '94 e destinata al vecchio proprietario. Il punto è che io ho costruito il seminterrato nell'82 quindi non capisco quale sia il collegamento».
L'iter burocratico a questo punto inizia a complicarsi tanto da far finire in tribunale la pratica dei coniugi Amatori, che vengono condannati alla demolizione del fabbricato, a venti giorni di carcere e al pagamento di 300mila delle vecchie lire. «La sanatoria aveva lo scopo di evitare tutto questo, ma i mille cavilli burocratici mi hanno impedito di portare a termine l'operazione – sottolinea Carlo Amatori –. Oggi a distanza di trentotto anni mi ritrovo ancora a dover lottare per far valere i miei diritti, in questo lungo tempo ho cercato di fare tutto ciò che mi è stato chiesto per poter rientrare nella legalità ma sembra che i miei sforzi non siano serviti a nulla. L'ultima chance che mi rimane è sperare nel buon senso del sindaco affinché mi aiuti a risolvere la questione».
Un ostacolo che trascina la pratica dell'ex rappresentate fino al '95, quando dopo tre anni, centinaia di documenti e varie vicissitudini riesce ad ottenere l'agognato pezzo di carta. «Il nulla osta è arrivato solo dopo aver demolito un capannone dove tenevo alcuni attrezzi da lavoro – racconta Carlo Amatori –. Si trattava di un piccolo prefabbricato costruito vicino a un ruscello». E proprio quando l'intricata vicenda sembrava essersi risolta, «ho ricevuto una lettere dal Comunedove la commissione edilizia dà parere contrario alla conformità urbanistica, in quanto la struttura esistente, un seminterrato di 120 metri quadri, ricade all'interno della presunta lottizzazione abusiva, certificata con l'ordinanza del 21 dicembre '94 e destinata al vecchio proprietario. Il punto è che io ho costruito il seminterrato nell'82 quindi non capisco quale sia il collegamento».
L'iter burocratico a questo punto inizia a complicarsi tanto da far finire in tribunale la pratica dei coniugi Amatori, che vengono condannati alla demolizione del fabbricato, a venti giorni di carcere e al pagamento di 300mila delle vecchie lire. «La sanatoria aveva lo scopo di evitare tutto questo, ma i mille cavilli burocratici mi hanno impedito di portare a termine l'operazione – sottolinea Carlo Amatori –. Oggi a distanza di trentotto anni mi ritrovo ancora a dover lottare per far valere i miei diritti, in questo lungo tempo ho cercato di fare tutto ciò che mi è stato chiesto per poter rientrare nella legalità ma sembra che i miei sforzi non siano serviti a nulla. L'ultima chance che mi rimane è sperare nel buon senso del sindaco affinché mi aiuti a risolvere la questione».
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