CARO PARROCO ORA TORNI ALL’ORTOBENE
di LUCIANO PIRAS
E vabbé che siamo in tempi di crisi, di vocazioni soprattutto, ma se cominciamo a chiudere pure le chiese, allora addio, non c’è possibilità alcuna di varcare la soglia della speranza. Finisce che...
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E vabbé che siamo in tempi di crisi, di vocazioni soprattutto, ma se cominciamo a chiudere pure le chiese, allora addio, non c’è possibilità alcuna di varcare la soglia della speranza. Finisce che chiuderemo i piccoli santuari come già hanno chiuso le scuole o gli sportelli bancari di paese lasciando il deserto ovunque. Esagero, chiaramente, caro don Chessa: lei ha tutte le ragioni del mondo a rimarcare il principio sacrosanto che ogni matrimonio va celebrato nella propria (possibilmente della futura sposa) chiesa parrocchiale. Ma non sia così rigido, un po’ di elasticità porta bene a tutti, ai fedeli, ai laici, ai non credenti e persino ai miscredenti. Del resto quante sono in un anno le coppie che a Nuoro vorrebbero dire sì davanti a Dio e ai piedi dell’altare della Solitudine o della chiesetta del Monte? Altrimenti succede che a furia di chiudere le porte, il famoso invito di padre Bartolomeo Sorge, «uscire dal Tempio», rischia di diventare una «fuga dal Tempio». Fuga degli stessi fedeli, che a poco a poco vedono nella Chiesa una controparte, non una famiglia aperta, calorosa e accogliente che vuole crescere e invitare chi sta fuori a entrare.
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