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L’Avis: «Servono più donatori»

di Alessandra Porcu

L’associazione contro le “catene” sui social: «Sono dannose»  

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BORORE. Sarà capitato a chiunque di ricevere sullo smartphone le cosiddette “catene” con cui si invitano i destinatari a donare il proprio sangue per aiutare qualcuno che sta male. Sarà anche capitato di condividere questi appelli. Non ci sarebbe niente di male se solo servissero a salvare delle vite. In realtà queste emergenze non andrebbero mai gestite tramite social networks o applicazioni di messaggistica. A dichiararlo è l’Avis. L’associazione volontari italiani del sangue ha avviato da tempo una campagna di sensibilizzazione per far comprendere quanto questa pratica possa essere dannosa. Mario Trazzi, 63 anni, fondatore storico della sezione comunale di Borore e attuale presidente dell’Avis provinciale di Nuoro, sottolinea come gli appelli, in alcuni casi fasulli, una volta in rete vi rimangano per sempre e ciclicamente vengano riproposti.

«L’aspetto negativo – spiega – sta nel fatto che tante persone, spinte da un sincero altruismo, si rechino in massa a donare il sangue senza che ci sia una reale necessità. Nella nostra isola – sottolinea il presidente – esiste il coordinamento regionale sangue Sardegna: organismo che gestisce i dieci centri trasfusionali sparsi nel territorio. Il canale con le strutture ospedaliere è sempre aperto. Si fa rete e le scorte di sangue vengono assicurate».

Sulla stessa linea Giovanni Contini, 39 anni, da uno alla guida dell’Avis di Borore. «Se vogliamo essere d’aiuto doniamo il sangue, sempre. Le nostre autoemoteche sono a disposizione, così come le sedi dove si possono avere informazioni e consigli utili».

Donare il sangue è importante. È un gesto d’amore per se stessi e per gli altri. Per soddisfare il fabbisogno dell’isola, quotidianamente servirebbero 360 sacche di sangue. Lo scorso anno ne abbiamo importato 26mila da Lombardia, Piemonte e Veneto: 4mila in meno rispetto al 2016. Da qui l’appello instancabile dell’Avis affinchè le persone in buona salute, che pesino almeno 50 chili e che abbiano tra i 18 e i 65 anni, diventino donatori. Solo così si potrà davvero far fronte alle emergenze, soprattutto nei mesi estivi e invernali in cui le scorte diminuiscono. Il prossimo dicembre l’Avis di Borore celebrerà il 26esimo compleanno.

«Insieme a un gruppo di altre persone – dice Mario Trazzi – nel dicembre del ’92 decisi di dar vita all’associazione per aiutare alcuni compaesani talassemici. Facemmo di necessità virtù». Rimasto quasi ininterrottamente al timone per un ventennio, nel 2017 ha passato il comando a Giovanni Contini. Cambiano i presidenti, ma non gli obiettivi. Tra i progetti futuri c’è quello di creare una sede Avis in ogni paese della provincia di Nuoro. Sarà fondamentale la presenza dei giovani. Basilare anche la formazione di referenti che avranno il compito di informare e sensibilizzare gli alunni delle scuole. La speranza, poi, è che i 130 soci aumentino o almeno restino tali e con l’entusiasmo di sempre.

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