Camera di commercio, la guerra dei numeri
Ricorso al Tar per invalidare la giunta appena eletta. Maggioranza contesa dalle varie associazioni
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NUORO. Il caso Camera di commercio di Nuoro non accenna a rientrare. Anzi. «Apprendiamo dalla Nuova Sardegna che Confcommercio, Confesercenti, Cna sarebbero “pronte a valutare l’ipotesi di procedere a effettuare nuovamente l’elezione della giunta utilizzando un differente criterio”, per poi affermare, smentendo se stessi, che la nuova giunta (per noi illegittima) procederà ai rinnovi delle cariche in scadenza negli enti controllati. È quanto mai anomalo e sconcertante che questa posizione emerga soltanto pochi giorni dopo la riunione del consiglio camerale in cui le tre organizzazioni si sono opposte alle nostre richieste di approfondimento tecnico sul numero di preferenze da attribuire ai consiglieri e sono andate avanti a colpi di maggioranza a eleggere la nuova giunta».
Le cinque associazioni “rivali”, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confindustria, insomma, vanno avanti decise per presentare il già annunciato ricorso al Tar. «Mere dichiarazioni di intenti prive di valore formale infatti non bastano a sanare l’errore», sottolineano soprattutto perché la giunta è stata comunque convocata per il prossimo 4 maggio. «Le tre organizzazioni, per giustificare il loro operato, danno i numeri della loro “forza” ma in modo sbagliato: sono infatti le organizzazioni che fanno parte del nostro raggruppamento a esprimere il 51.12% delle imprese rappresentate nel nuovo consiglio camerale, contro il loro 46.8%. Questi numeri sono facilmente consultabili nel decreto di attribuzione dei seggi». «A prescindere dai numeri errati da loro forniti, in merito al “principio di democrazia” da loro richiamato – attaccano le cinque ricorrenti –, qualcuno tra le associazioni confonde la gestione della Camera di commercio con quella “elitaria” di qualche partito politico o di qualche ente gestito da partiti politici. In democrazia ci sono strumenti che limitano gli abusi della maggioranza: questo vale in generale e ancor di più per un ente pubblico come la Camera di commercio che svolge funzioni di interesse per il sistema delle imprese. Tre associazioni non possono avere la presunzione di poter fare e disfare ogni cosa con la risicata maggioranza dei loro consiglieri, come eleggere una giunta violando norme chiare o lottizzare l’ente a proprio uso e consumo. Non è espressione di democrazia inoltre non considerare in alcun modo le richieste più volte avanzate in questi mesi da cinque associazioni di categoria che rappresentano settori molto importanti per l’economia di questo territorio».
Le cinque associazioni “rivali”, Cia, Coldiretti, Confagricoltura, Confartigianato, Confindustria, insomma, vanno avanti decise per presentare il già annunciato ricorso al Tar. «Mere dichiarazioni di intenti prive di valore formale infatti non bastano a sanare l’errore», sottolineano soprattutto perché la giunta è stata comunque convocata per il prossimo 4 maggio. «Le tre organizzazioni, per giustificare il loro operato, danno i numeri della loro “forza” ma in modo sbagliato: sono infatti le organizzazioni che fanno parte del nostro raggruppamento a esprimere il 51.12% delle imprese rappresentate nel nuovo consiglio camerale, contro il loro 46.8%. Questi numeri sono facilmente consultabili nel decreto di attribuzione dei seggi». «A prescindere dai numeri errati da loro forniti, in merito al “principio di democrazia” da loro richiamato – attaccano le cinque ricorrenti –, qualcuno tra le associazioni confonde la gestione della Camera di commercio con quella “elitaria” di qualche partito politico o di qualche ente gestito da partiti politici. In democrazia ci sono strumenti che limitano gli abusi della maggioranza: questo vale in generale e ancor di più per un ente pubblico come la Camera di commercio che svolge funzioni di interesse per il sistema delle imprese. Tre associazioni non possono avere la presunzione di poter fare e disfare ogni cosa con la risicata maggioranza dei loro consiglieri, come eleggere una giunta violando norme chiare o lottizzare l’ente a proprio uso e consumo. Non è espressione di democrazia inoltre non considerare in alcun modo le richieste più volte avanzate in questi mesi da cinque associazioni di categoria che rappresentano settori molto importanti per l’economia di questo territorio».
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